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#18055 15/10/2007 23:25
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Si chiama "clioclastismo", non c'entra una mazza coi cambiamenti climatici ed agisce da sempre sulle dolomiti.
."

Gibbo Forse intendevi
"Crioclastismo"
http://it.wikipedia.org/wiki/Crioclastismo

Per la precisione

#18056 16/10/2007 08:47
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La questione del permafrost non se l'è inventata Messner o il geologo della Provincia di Bolzano. Alcune Regioni come la Vlle d'Aosta con l'ARTA hanno avviato progetti in collaborazione con altri Enti per lo studio sulle variazioni climatiche, ritiro del permafrost e frane.
Poi per permafrost normalmente si intende: la porzione di terreno che presenta per almeno due anni consecutivi una temperatura media annua inferiore a 0° C (Brown & Pewé, 1973).
Certo bisogna capire se alcuni fenomeni sono legati a ritiro del permafrost o a semplice crioclastismo o altro. Sul Gran Sasso la frana è avvennuta il 22 agosto 2006, alla fine di un'estate molto lunga (iniziata in anticipo) e calda, certo non può essere attribuita a crioclastismo. Ritiro del permafrost? Dietro il paretone (tra le cime della vetta occidentale e quella orientale del Corno Grande) c'è ancora un pezzettino del ghiaggiaio Calderone (il più meridionale d'Europa) e quindi sotto ci sarà del permafrost, ma da questo pensare che la parete (spessore di 3-4 mt) poteva essere tenuta da ghiaccio ne corre.......anche perchè il residuo del ghiacciaio è quasi sempre all'ombra il paretone è invece esposto per molte ore al sole.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
#18057 16/10/2007 15:57
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Originariamente inviato da Macigno:
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Si chiama "clioclastismo", non c'entra una mazza coi cambiamenti climatici ed agisce da sempre sulle dolomiti.
."

Gibbo Forse intendevi
"Crioclastismo"
http://it.wikipedia.org/wiki/Crioclastismo

Per la precisione
Si', certo.

#18058 16/10/2007 16:06
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Originariamente inviato da Alex-64:
La questione del permafrost non se l'è inventata Messner o il geologo della Provincia di Bolzano. Alcune Regioni come la Vlle d'Aosta con l'ARTA hanno avviato progetti in collaborazione con altri Enti per lo studio sulle variazioni climatiche, ritiro del permafrost e frane.
Poi per permafrost normalmente si intende: la porzione di terreno che presenta per almeno due anni consecutivi una temperatura media annua inferiore a 0° C (Brown & Pewé, 1973).
Non so se lo ha inventato il geologo della provincia di Bolzano, quello della Valle D'Aosta o Messner, so pero' che le condizioni presenti sulla cima Una non permettono lo sviluppo del permafrost in quanto la temmperatura media annua non e' inferiore allo zero (I' condizione) e di suolo (II' condizione) non ce ne era traccia, visto cosa e' venuto giu', quando e' venuto giu' e come e' venuto giu', quindi con _questo_ crollo il permafrost non c'entra nulla.

#18059 16/10/2007 18:08
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Messner ovviamente non si inventa niente (a parte lo Yeti) se dice che su quei versanti c'è permafrost è uno dei pochi ad averlo visto dato che si arrampicato su qualsiasi cosa fosse una cima montuosa!

#18060 16/10/2007 21:11
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Messner ovviamente non si inventa niente (a parte lo Yeti) se dice che su quei versanti c'è permafrost è uno dei pochi ad averlo visto dato che si arrampicato su qualsiasi cosa fosse una cima montuosa!
---CUT---

REPLICA A MESSNER
Ma i geologi non sono d’accordo
«Sbaglia, l’effetto serra non c’entra»
I crolli sulle Dolomiti

CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) — Le Dolomiti che si sgretolano più facilmente per via dei cambiamenti climatici? Il permafrost, cioè il terreno perennemente ghiacciato che non «lega» più le rocce, perché appunto si è sgelato a causa dell’aumento globale della temperatura? Una teoria che non trova d’accordo una buona parte del mondo della scienza, che contesta Messner. «È assurdo, i cambiamenti climatici che ci sono adesso non c’entrano assolutamente niente. Le montagne cascano perché sono sempre cascate—dice Alfonso Bosellini, cattedra di geologia all’Università di Ferrara, autore di una corposa Storia geologica delle Dolomiti e di centinaia di studi condotti sul campo —.

Le Dolomiti sono più fragili di altre montagne e il numero di crolli è maggiore, sono fratturate e sono sempre venute giù da 10 mila anni, perché prima erano coperte di ghiaccio. Lo dimostrano i ghiaioni, le grandi frane, i grandi blocchi che ci sono alla base di tutte le pareti dolomitiche. Basta guardare quella che si chiama "La città dei morti" alla base del Sassolungo: sono spettacolari blocchi dovuti al crollo della parete est. Anche il lago di Alleghe è il risultato dello sbarramento dovuto a una grande frana nel Settecento. In altre montagne, per esempio l’Appennino, le frane sono soprattutto dovute a scivolamenti e smottamenti, mentre nelle Dolomiti ci sono i crolli». Bosellini contesta anche l’uso del termine permafrost: «Sulle rocce non c’è nessun permafrost, che invece è un terreno dove c’è l’erba, più o meno piatto, permanentemente gelato, dei paesi artici.

Anche le Tre Cime di Lavaredo crolleranno prima o poi —aggiunge il geologo—anzi se sono fatte così è perché sono già crollate ripetutamente». Sulla stessa linea anche Giovanni Crosta, professore di geologia applicata all’Università di Milano Bicocca, grande esperto di frane: «Pensare che non ci sia un’attività di questo genere normalmente presente in un ambiente di montagna non è corretto. Non ci sono evidenze per dire che dipende dal clima. Negli ultimi anni c’è stata una maggiore attenzione e qualche evento più frequente sulle Alpi e non solo sulle Dolomiti, ma non c’è evidenza che sia imputabile ai cambiamenti climatici. Quanto allo scioglimento del permafrost, non ci sono osservazioni, è una questione puramente teorica.


Faccio poi rilevare che anche per la Val Fiscalina l’effetto spettacolare è stato dato più dalla polvere che si è sollevata che dalla quantità di roccia precipitata ». Anche il glaciologo Franco Secchieri, che per l’Arpav del Veneto sta conducendo il monitoraggio del territorio dolomitico d’alta quota non è d’accordo con Messner: «Le Dolomiti sono così belle perché sono sempre crollate: ci sono enormi frane storiche dopo l’ultima glaciazione. È chiaro che nelle fessure se si infiltra l’acqua con i cicli di gelo e disgelo si arriva al collasso delle rocce. C’è sempre stato, il permafrost è tutt’altra cosa. Vedo con difficoltà l’attribuire questi crolli all’effetto serra».

Massimo Spampani
14 ottobre 2007
---CUT---

Messner non arrampica piu' sulle Alpi da quando ha perso delle dita dei piedi per congelamento. Nel 1970. Ed ha fatto le sue sparate in occasione della promozione di un suo libro.

#18061 16/10/2007 23:05
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La mia era una precisazione sulla definizione di permafrost. Pur essendo anche io dell'idea che probabilmente (nel caso specifico) non si tratta di permafrost il problema è stato posto e non tutti la pensano come
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Giovanni Crosta, professore di geologia applicata all’Università di Milano Bicocca, grande esperto di frane: «Pensare che non ci sia un’attività di questo genere normalmente presente in un ambiente di montagna non è corretto. Non ci sono evidenze per dire che dipende dal clima. Negli ultimi anni c’è stata una maggiore attenzione e qualche evento più frequente sulle Alpi e non solo sulle Dolomiti, ma non c’è evidenza che sia imputabile ai cambiamenti climatici. Quanto allo scioglimento del permafrost, non ci sono osservazioni, è una questione puramente teorica.
Vedasi: http://www.imont.gov.it/PUBBLICAZIONI/SLM/SLMNumero2/SLM2articolo/tabid/271/Default.aspx


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
#18062 17/10/2007 10:31
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Dal Corriere della Sera del 15 Ottobre

Dolomiti: la frana in val Fiscalina Dopo il crollo avvenuto in val Fiscalina in Alto Adige (Corriere, 13 ottobre) si ricerca la causa nelle mutate condizioni climatiche. In altre parole è solamente colpa del riscaldamento globale se nelle Dolomiti e non solo ogni tanto viene giù qualche pezzo. Una storia che abbiamo già sentito raccontare molte volte e che ora che il premio Nobel per la pace è stato assegnato a Gore sarà indiscutibilmente destinata a ripetersi. Analizzando il problema sulla base di fondamenti scientifici occorre far notare alcune cose. 1) Sulla cima dolomitica le cronache parlano di abbondanti nevicate nei giorni scorsi. Da sempre a agosto in alta montagna sopra i tremila metri nevica e nessuno si è mai preoccupato più di tanto. Se nevica è perché fa freddo, altrimenti pioverebbe. 2) Dopo la nevicata (siccome siamo in autunno e non in inverno e l' estate è terminata da meno di un mese) è arrivato il sole che ha causato la fusione della neve caduta. Da sempre i montanari dicono che l' unica neve che dura, quella che arriva fino alla primavera successiva, è quella che cade da fine novembre in poi. 3) L' acqua si è infiltrata nelle fessure e il successivo abbassamento della temperatura ha permesso il formarsi di quel ghiaccio che espandendosi ha causato il crollo della parete. Quindi occorre ammettere che la montagna è venuta giù non per il riscaldamento ma per il raffreddamento. Andando avanti di questo passo qualsiasi problema sarà colpa del riscaldamento globale, crisi dei mutui compresa. Randall J Wilkins rj-wilkins@yahoo.com

#18063 20/10/2007 09:19
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Pienamente d'accordo Macigno (del Mugello?) con quanto riporti, però senza generalizzare c'è chi cavalca certe situazioni (mutamenti climatici) per ottenere fini diversi che hanno a che fare con profitti individuali. Per questi individui ho il mio personale disprezzo (per quel poco che conta), perchè non si rendono conto del danno che fanno, sottraggono attenzione e risorse verso problemi più gravi e prioritari. Nella terra di Fontamara questo è accaduto spesso, c'è chi si prende gioco di questi arretrati "pastori"... ma qualcuno ogni tanto gli fa tana e adesso speriamo per il futuro che ci sia la volontà di cambiare (almeno un po').


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