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A dfir la verità mi sembra che ci sia arrampicati sugli specchi per dividere i due indirizzi.

Un geologo che si ocuoi di geoingegneria, parlo per esperienza, deve conoscere molto bene la dinamica dei fluidi nel sottosuolo.

La differenza con l'idrogeologia (fluidi nel sottosuolo) consiste nella scala di studio.

Vedrei quindi la differenziazione tra i due indirizzi a livello di specializzazione post-laurea.

Nel corso di laurea proposto si à voluta dare una qualche enfasi alla geologia del petrolio, che dal punto di vista lavorativo offre sbocchi ridotti.

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Acc...!!! VM, NON HAI CAPITO!!! non è il corso di laurea in Scienze Geologiche ma è uno degli indirizzi di Ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio!!!
certo che nel triennio precedente fanno analisi 1 ° e 2°, ma, porc..., al quinto anno fanno anche rilevamento geologico tecnico!
riguarda il sito con più attenzione e se vai su www.polimi.it c'è un corso molto molto simile.
Per non rosicarmi il fegato non ho visto le altre università italiane...


dr.geol. Francesco Faccini
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... e infatti!
La parte applicativa della geologia se la stanno occupando gli ottimi ingegneri ex-minerari, riconvertitisi data la totale assenza di attività minerarie italiane.

Stavo dicendo tra le righe che saranno anche geologi ottimi e completi.
E i nostri neolaureati continueranno con materie assolutamente di nicchia (fossili, petrografia) o pemseranno che la geologia sia lavorare con i gis.

Pace.

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Non avevo capito che si trattava di un corso di ingegneria.

In ogni modo sembrerebbe un corso per geologi applicati anche se un pò incasinato.

Sarebbe bene che le nostre facoltà di geologia pensassero ad un indirizzo applicativo simile a quello (ma studiato più razionalmente) del Pol. di TO.

Ma esistono nelle facoltà di geologia docenti che siano in grado di preparare veri programmi di geologia applicata?

Lavorare con il GIS (che è solamente uno strumento) non è certo lavoro da geologi ma da operatori.

Il GIS può servire come del resto altri programmi a preparare eleborati grafici, offrendo in più il vanatggio di archiviarli razionalmente. Nient'altro.

Se i giovani geologi vogliono specializzarsi veramente in strumenti informatici moòto più attinenti alla nostra professione e che richiedono non solamente abilità di operatore ma l'utilizzazione delle nostre conoscenze, cerchino di specializzarsi in modellazione matematica e controllo degli acquiferi, modellazione delle acque superficiali e modelli matematici di stabilità dei versanti.

Non sarebbe il caso che i giovani geologi ed aspiranti geologi promovessero un movimento per la riforma del corso di laurea che coinvolgesse veramente, dico veramente, professionisti con lunga esperienza lavorativa?

Ed il nostro ordine cosa fa dorme?

Scusate la risposta un pò incasinata ma come sempre scrivo di getto e gli argomenti che riguardano questo problema sono molti e complezzi

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saluti per tutti


Dott. Geol. Guido Guerini
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Lo scorso anno il pres. De Paola tenne un incontro nella mia città e, tra le altre cose, disse, quasi testuale: "[...] chiunque abbia operato come libero professionista sa che il corso di laurea in geologia, così come strutturato fino ad ora (Gennaio 2001) non serve quasi a nulla [...]".
Per poco non cadevo dalla sedia!
Per mettere i puntini sulle i: al corso di geologia secondo me manca una cosa fondamentale che è l'analisi matematica, perchè questa è la base per qualsiasi approccio applicativo. Io che ho fatto solo "istituzioni di matematiche" me sono reso ben conto; i tentativi di recuperare da autodidatta rimangono solo, purtroppo, lodevoli sforzi, perchè manca la forma mentis, e quella te la fai a scuola.
Ma a parte questa enorme lacuna, devo riconoscere che il vecchio corso di laurea ti preparava per bene alla comprensione dei fenomeni: sedimentologia, rilevamento geologico, idrogeologia, geografia fisica, geologia strutturale,... sono tutte discipline che soccorrono tutte le volte che c'è da inquadrare un problema reale in sito, attività nella quale nessun altro professionista ci può insegnare.
Il nuovo corso di laurea ha il torto, secondo me, di voler gareggiare con gl'ingegneri sul loro stesso territorio; assomiglia in maniera impressionante al vecchio corso di diploma in igegneria dell'ambiente e del territorio, che però era triennale, un "volo d'uccello" sugli argomenti che al corso di laurea vengono sviscerati con tutt'altra profondità.
Ho l'impressione, per riassumere, che si voglia fare del geologo futuro una figura spuria, che per sapere di tutto un po' non sa più molto di nulla.
Io personalmente avrei tenuto il vecchio ordinamento, aggiungendovi esami seri di analisi matematica, di metodi di calcolo e geotecnica.
Ma ormai il passo è fatto.

Saluti
Stefano

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Sono daccordo con Stefano, il vecchio corso di laurea era supercarente di matematica, e probabilmente di approcci al mondo della geologia applicata e/o geotecnica (sebbene molto dipendeva dai docenti di geologia applicata), ma la preparazione di base su tutto ciò che concerne la comprensione dei fenomeni che agiscono sul pianeta su cui camminiamo era tutto sommato buona. Persino Sedimentologia, che molti snobbano o che pensano che non serva a niente.. si provi un po' a fare un modello dell'architettura stratigrafica di una pianura alluvionale, senza sapere cosa vogliono dire termini come crevasse, ventagli di rotta, argini naturali, point-bar. Per non parlare delle implicazioni che questo tipo di conoscenze possono avere sull'impostazione di un modello di flusso idrogeologico... sì sarà utile conoscere alla perfezione la soluzione alle equazioni differenziali del flusso in un mezzo anisotropo, ma se non si ha poi un minimo di strumenti per avere semplicemente un quadro dei possibili tipi di eterogeneità sedimentarie si rischia di andare a vuoto..
Bisognerebbe che ci fosse una buona preparazione di base E una buona preparazione applicativa e matematica.

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Sono d'accordo, serve la preparazione di base per comprendere ed analizzare i fenomeni naturali, cioè per realizzare il "modello concettuale" ma serve poi una preparazione che comprenda una buona conoscenza della matematica per svilupparli.

Direi che come ad ingegneria serva un biennio di base ed un triennio di specializzazione.

Per chi scegliesse l'indirizzo applicativo le conoscenze di tipo ingegneristico servono non per competere con gli ingegneri ma per imaprare a dialogare con loro.

Non sapete quante volte un ingegnere mi ha dato una relazione geologica dicendo: siegami cosa vuol dire non ci capisco un c......

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Ho letto tutte le risposte e i pareri su questo argomento e mi sono parsi molto interessanti.
Vorrei tornare un attimo indietro al discorso iniziale riguardante il come iniziare la professione: volevo chiedere ad Andrea Silvio, e qui scusate la mia ignoranza, cosa sono le commissioni provinciali e la segreteria generale? A queste riunioni è possibile partecipare liberamente perché sono pubbliche o solo se iscritti ad un albo professionale?
Ciaoatutti

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Originariamente inviato da stecca:
Ho letto tutte le risposte e i pareri su questo argomento e mi sono parsi molto interessanti.
Vorrei tornare un attimo indietro al discorso iniziale riguardante il come iniziare la professione: volevo chiedere ad Andrea Silvio, e qui scusate la mia ignoranza, cosa sono le commissioni provinciali e la segreteria generale? A queste riunioni è possibile partecipare liberamente perché sono pubbliche o solo se iscritti ad un albo professionale?
Ciaoatutti

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