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mi spiace deludere la risposta immediatamente precedente ma la normativa a cui viene fatto riferimento riguarda esclusivamente opere di captazione ad uso idropotabile e non altre opere quali quellle ad uso domestico (ai sensi dell'art.93 del TU) o quelle ad uso produttivo (industriale, antiincendio, irriguo, ecc ai sensi dell'art.95 del T:U. 1775/93). Per quanto attiene l'interferenza tra pozzi adiacenti sono a rilevare che la stessa NON dipende esclusivamente dalla loro reciproca distanza, ma dalla durata e quantita' di prelievo rispetto alla portata massima del pozzo, dalla permeabilita' dell'acquifero ecc. ecc., e pertanto pozzi a distanza di pochi metri possono non risultare praticamente interferenti per i singoli prelievi quando questi si attuano per aliquote della portata massima e per tempi tali che i relativi coni di depressione non interagiscono tra loro da determinare su una delle opere riduzione della richiesta produttivita' della risorsa. Infine vengo a sottolineare che NON e' prevista assolutamente dalla normativa vigente una distanza minima tra opere di captazione (ad uso non idro-potabile*) ma piuttosto ai sensi della L.n.36/94 come esplicitato all'atr. n.1 e n.2, e' lo sfruttamento della risorsa che deve essere effettutato con criteri di solidarieta' (evitando pertanto di sottrarre il fabbisogno idrico del vicino per proprio uso esclusivo o meno privilegiato). Se il problema che viene posto e' di tipo tecnico, osservo che l'interferenza tra pozzi deve essere analizzata in primo luogo accertando se risulta possibile che la captazione di progetto si possa attestare in un circuito idrico differente da quello derivato dal I° pozzo (nel qual caso possono decadere i termini di cui al DPR citato, altrimenti si dovranno effettuare porve di emungimento, per accertare il cono di infuenza determinato dalle modalita' di prelievo del pozzo esistente, e modellizzare quello indotto nella risorsa da quello di progetto, pervenendo alla definzione di una distanza minima nella quale l'interferenza tra le opere puo' ritenersi "accettabile", quale compromesso tra necessita' idriche e "comportamento di buon vicinato".
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