Da qualche tempo, sul nostro portale compare in bella vista un banner pubblicitario sull’utilizzo di resine polimerizzanti per il “consolidamento” dei terreni. Gli effetti seguenti il loro impiego su alcuni manufatti mi ha portato a fare le seguenti considerazioni. Chiedo ai colleghi un parere su quanto riporto.

Si può parlare di consolidamento in senso stretto in materiali coesivi che impiegano generalmente diversi anni per raggiungere un equilibrio?

Il terreno coesivo, indipendentemente dalla geometria dei volumi sviluppati dalle resine, viene di nuovo sottoposto ad una tensione di compressione dovuta alla presenza di “altri volumi”.

Ricomincia, quindi, un ciclo di carico del materiale coesivo che lo riporta in uno stato di tensione compressiva.

Il graduale processo di riequilibrio del terreno, lo conduce lentamente (da qualche mese a qualche anno) ma in continuo, verso uno stato di ulteriore deformazione, con conseguente diminuzione di volume (aumento del carico effettivo, drenaggio dell’acqua libera, riassestamento delle micelle argillose, ecc.) e ricomparsa delle lesioni sull’immobile, anche se in misura minore rispetto a quelle presenti prima dell’intervento.

Inoltre, la relativa incompressibilità delle resine polimerizzate poste al di sotto del manufatto, trasferisce il carico superficiale in profondità, ove l’eventuale mancanza e contatto con terreni con bassa compressibilità potrebbe causare il ripetersi del fenomeno dei cedimenti sulla costruzione.

Durante il fenomeno dell’aumento di volume causato dalla polimerizzazione delle resine, i terreni limitrofi tali nuovi volumi possono subire un incremento a breve termine dei parametri geotecnici in caso di terreni non saturi, una diminuzione a breve termine dei suddetti parametri in caso di terreni saturi a causa della difficoltà di drenaggio dei terreni coesivi saturi in breve tempo, che causa un aumento delle pressioni neutrali.

Esiste, a mio parere, solo un parziale controllo dell’applicazione poiché, sebbene guidati da appositi iniettori, le resine seguono anche percorsi preferenziali di minor resistenza (vacuoli maggiori, fessure, fratture, discontinuità in genere), il più delle volte sconosciuti, con effetti evidentemente non prevedibili sulla costruzione (es. locali interrati) e facilmente accertabili nel terreno, con evidente maggior consumo di materia prima, con un possibile deterioramento del terreno, con evidente mancanza di possibilità da parte del committente di verificare direttamente se quanto sta accadendo può avere ripercussioni negative sull’immobile, ecc. (cosa già avvenuta).

Di contro, l’apposizione di strumentazione di misura sull’immobile e la verifica con prove penetrometriche dinamiche garantisce visibilmente ed immediatamente che l’effetto desiderato dal committente è stato ottenuto.

Altro dato da tener presente è la presenza di variazioni dell’eventuale livello di falda superficiale che interessa il terreno di fondazione interessato dalle resine.

Va verificata puntualmente e con molta precisione le variazioni della spinta d’Archimede nel terreno e le eventuali ripercussioni sull’immobile, vista la notevole differenza di peso specifico tra i terreni ed i liquidi espandibili polimerizzati.

Dopo questa serie di considerazioni, si può parlare ancora di consolidamento e/o di stabilizzazione del comportamento del terreno?

Aldo