Vi pongo alcuni quesiti forse un po’ banali, ma che credo possano risultare di utilità generale.
Mi trovo a dover interpretare prove dinamiche continue in una zona di pianura lombarda che conosco abbastanza poco.
Le stratigrafie del sondaggio più prossimo, a circa 700 m, e dei pozzi per acqua posti 500 m ad est e ad ovest , indicano concordemente ghiaia con sabbia e saltuaria presenza di ciottoli, o sabbia ghiaiosa, fino a circa –20 m.
I valori che ho riscontrato usando un dinamico DPSH tipo Meardi, variano da Nc = 2 -3 a Nc = 40 , con media 22, nel tratto da 3 a 10 m,.
E’ ipotizzabile che ai valori minori di Nc corrispondano terreni più fini o, in assenza dati litostratigrafici, è corretto limitarsi ad esprimere solo una stima di addensamento? Vi pare davvero possibile che ghiaie con sabbie possano essere tanto sciolte?
Inoltre, circa il rapporto Nc/NSPT , la letteratura indica una grande dispersione di valori, ma generalmente, come suggerito dal Cestari, intorno a 0,5 – 0,6. (nel volume del Tornaghi “indagini geotecniche in situ , Catania 1981” si indica un rapporto > 1, e ciò mi mette non poco in difficoltà)
Scartabellando quanto ho a disposizione mi è parso che nessun autore suggerisca chiaramente una relazione tra i valori di tale rapporto e la granulometria. Solo negli appunti del corso di un docente si indica Nc/NSPT = 1 in sabbie e ghiaie , = 0,5 in sabbie fini e valori inferiori in limi sabbiosi (con esito comunque giudicato inattendibile), ma di ciò non ho trovato ulteriori riscontri.
Ringrazio anticipatamente
P.S. per definire la densità relativa utilizzo di solito, a partire dai dati Nspt, la relazione di Fardis e Veneziano (Estimation of SPT - N and relative density - ASCE, vol 107, GT10, 1981) Dr = e (ln N - 0,222*lns'v - 2,67) / 2,06, che conduce a valori di Dr superiori del 100% depositi sciolti e del 30% per depositi molto addensati, rispetto alla classica relazione di Terzaghi. Utilizzabile o meglio maggiore prudenza?
grazie e ciao a tutti