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#20622 14/07/2004 04:57
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So che questa domanda è più idro che geot; ma mi sembra che su questo forum ci sia un pò più di vita;
in ogni caso, avete qualche riferimento bibliografico riguardo i valori dei coefficienti di infiltrazione potenziale da attribuire nei bilanci idrologici, in partricoalare per serie flyscoidi?
ciao.
maurizio.

#20623 14/07/2004 12:19
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i flysch, almeno a scala regionale, sono sostanzialmente impermeabili

quindi:
P = E + R + I ;

P-E = pioggia efficace = R + I

I infiltrazione = 0.

P-E = R (tutto quello che piove tolta l'evapotraspirazione, ruscella.)

#20624 14/07/2004 13:14
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Scusa Blizzard,
ma ti posso dire che nei quattro anni di misure di portata che ho fatto nei cunicoli pilota della galleria di Base (Variante di Valico BO-FI), nelle arenarie del M. Cervarola i piedi (e non solo) me li sono bagnati parecchio. E credo lo stesso i colleghi che hanno fatto le misure nelle gallerie ferroviarie, entro il flysch di Monghidoro (sono note a tutti purtroppo le interferenze degli scavi con le sorgenti).
La ben nota Acqua Panna esce dalla formazione flyschoide dell' "Aquerino" (già il nome è un programma). Si tratta naturalmente di permeabilità secondaria per fratturazione, spesso (ma non sempre) circuiti idrogeologici corticali, ecc. ecc..
A fini idrologici, cioè se devi calcolarti calcolarti la generazione di un idrogramma di piena mi va bene approssimare a 0 l'infiltrazione nel corso dell'evento.
Ma francamente in un bilancio idrogeologico NON PUO' essere considerato a priori nullo il contributo di infiltrazione nei Flysch.
Per rispondere alla domanda un metodo valido per stimare l'infiltrazione in un qualsiasi acquifero fratturato, è usare il metodo di Castany che si basa sull'assunzione, con tutte le approssimazioni del caso, che l'infiltrazione in un bacino idrogeologico chiuso possa essere considerata equivalente al volume annuo restituito dalle sorgenti alimentate dal medesimo bacino chiuso.
Su base annua l'altezza media di infiltrazione (m)la puoi dunque assimilare alla sommatoria dei volumi restituiti dalle sorgenti (m3) / l'area del bacino contribuente (m2) o della zona che su base morfologica o litologica può essere assimilata all'area di alimentazione.
I dati che ti ricavi su bacini idrogeologici campione (cioè dove hai i dati più completi di portata delle sorgenti)li puoi poi estendere per analogia a bacini con caratteristiche geologiche e fisiografiche simili.
Vi sono poi numerosi dati di letteratura con cui ti puoi confrontare, derivanti, almeno in Toscana, da studi idrogeologici per le gallerie e da studi per concessioni di acque minerali.

Ciao

#20625 14/07/2004 13:46
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Quote:
Originariamente inviato da Marco Bersano Begey:
Scusa Blizzard,
ma ti posso dire che nei quattro anni di misure di portata che ho fatto nei cunicoli pilota della galleria di Base (Variante di Valico BO-FI), nelle arenarie del M. Cervarola i piedi (e non solo) me li sono bagnati parecchio. E credo lo stesso i colleghi che hanno fatto le misure nelle gallerie ferroviarie, entro il flysch di Monghidoro (sono note a tutti purtroppo le interferenze degli scavi con le sorgenti).
La ben nota Acqua Panna esce dalla formazione flyschoide dell' "Aquerino" (già il nome è un programma). Si tratta naturalmente di permeabilità secondaria per fratturazione, spesso (ma non sempre) circuiti idrogeologici corticali, ecc. ecc..
A fini idrologici, cioè se devi calcolarti calcolarti la generazione di un idrogramma di piena mi va bene approssimare a 0 l'infiltrazione nel corso dell'evento.
Ma francamente in un bilancio idrogeologico NON PUO' essere considerato a priori nullo il contributo di infiltrazione nei Flysch.

bè, certamente è un'approssimazione 'brutale', che proviene anche dalla non considerazione del mezzo fratturato (come appunto hai ricordato), ma che non da in genere errori grossolani, considerando che cmq i martgini di errore dei bilanci idrici sotterranei sono già alti di per sè.


Quote:

Per rispondere alla domanda un metodo valido per stimare l'infiltrazione in un qualsiasi acquifero fratturato, è usare il metodo di Castany che si basa sull'assunzione, con tutte le approssimazioni del caso, che l'infiltrazione in un bacino idrogeologico chiuso possa essere considerata equivalente al volume annuo restituito dalle sorgenti alimentate dal medesimo bacino chiuso.
Su base annua l'altezza media di infiltrazione (m)la puoi dunque assimilare alla sommatoria dei volumi restituiti dalle sorgenti (m3) / l'area del bacino contribuente (m2) o della zona che su base morfologica o litologica può essere assimilata all'area di alimentazione.
I dati che ti ricavi su bacini idrogeologici campione (cioè dove hai i dati più completi di portata delle sorgenti)li puoi poi estendere per analogia a bacini con caratteristiche geologiche e fisiografiche simili.
Vi sono poi numerosi dati di letteratura con cui ti puoi confrontare, derivanti, almeno in Toscana, da studi idrogeologici per le gallerie e da studi per concessioni di acque minerali.

Ciao
su questo concordo, il metodo l'ho applicato diverse volte, anche per tarare alcuni modelli idrogeologici a scala regionale. ma appunto, si tratta di *acquiferi*. il punto è se si possa considerare una formazione flyschoide come un acquifero, cioè come un corpo idrico sotterraneo dal quale si possono estrarre portate idriche significative a costi economicamente sostenibili.

#20626 15/07/2004 06:01
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Grazie ragazzi;
ma:
1)nonostante quanto dice Castany, non è quasi mai possibile valutare, per ovvi motivi, i deflussi totali sotterranei che vengono a giorno nelle sorgenti di un dato bacino idrogeologico, in relazione anche all'esistenza di apporti difffusi di acque lungo gli alvei (sorgenti lineari); bisognrerebbe quindi avere una serie sdi misure di portata alle sezioni di entrata e chiusura di un sottobacino, ad esempio;
2) a questo punto l'unica strada è quella dei c.i.p.; uno 0% di aliquota di Ie mi sembra francamente sottostimata anche a me; ecco , vi chiedevo se avevata magari qualche notizia rispetto al'uso di questi coefficienti,o se magari conoscevate qualche studio su bacini campioni in ci l'attribuzione di un tale c.i.p. è stato confermatyo su base sperimentale; la mia inceretezza riguarda tuttavia un campo di valori che, a mio parere, non dovrebbe essere più ampio dello 0,15-0,30 (15%-30); mi sembra poui c he le litologie con cui ho a che fare possano semnz'altro essere assimilate a quelle che citavate voi (Cervarola, Macigno..): i tratta infatti della formazione della LAga.
ciao e ancora grazie.

#20627 15/07/2004 08:03
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Non ti sto a martellare con i classici tormentoni(di questo forum) "non esiste un numero unico...una tabellina...come puoi estrapolare???....dipende da 387 fattori..., l'eterogeneità..., ecc. ecc.". Lo sappiamo tutti.

Provo a risponderti, con considerazioni spannometriche, per quella che è la mia esperienza sull'idrogeologia in questi litotipi. In generale i valori % che riporti sono un po' alti. Ti cito un esempio personale:
Applicando Castany su settori del Flysch prevalentemente arenaceo di Monghidoro (Valle del Setta) mi sono usciti valori compresi tra 9-14% della precipitazione totale, che risultava di 970 mm/a. Valori simili sempre in Appennino Toscano sulle Arenarie del M.Cervarola. Molto più bassi (4-6%) nel Flysch prevalentemente marnoso dell'Unità di M.Modino, che sormonta il Cervarola.
Come vedi valori bassi ma non bassissimi.

Per le altre tue osservazioni.
E' vero, per applicare Castany devi avere molti dati, a partire dalle curve di esaurimento delle sorgenti, possibilmente su base pluriennale, ecc. ecc.. E' ovvio che devi applicarlo a bacini idrogeologici pilota, ovvero ambiti ristretti dove hai dati sufficientemente completi (ma dalle vostre parti non ci sono quei tesisti in idrogeologia che si battono a tappeto un'area per due-tre anni raccogliendo ogni possibile dato di base??).
Per gli apporti lineari dalla rete idrografica:
tieni conto che in un massiccio fratturato la rete idrografica minore (ovvero le incisioni laterali) è generalmente alimentante; quindi puoi generalmente "chiuderti" dei bacini idrogeologici "pilota" che non comprendono le linee di drenaggio principali o regionali. In litotipi poco permeabili come nell'ambito dei flysch il contributo lineare di drenaggio, ripeto lungo le incisioni minori, si riferisce spesso a circolazione subsuperficiale, all'interfaccia tra substrato e coperture, e in un bilancio può quindi essere considerata con accettabile approssimazione come parte dell'aliquota di ruscellamento.
SE NON HAI DATI SUFFICIENTI per utilizzare l'approccio di Castany e vuoi partire direttamente dai coefficienti di infiltrazione potenziale, ti suggerisco il metodo di KENNESSEY, nato per bilanci idrogeologici a grande scala. Non so quanto dia risultati attendibili, ma di certo lo si vede di frequente utilizzato in lavori di idrogeologia anche autorevoli.
A partire dalla precipitazione ti permette di stimare l'infiltrazione associando un giudizio (per ampie classi) sulla permeabilità del litotipo, sulla fisiografia / acclività, sulla copertura vegetale del suolo. Funziona bene per stime rapide in ambiente GIS, discretizzando tutti i parametri secondo le celle di un DTM e calcolandoti rapidamente, cella per cella, le somme dei vari parametri.
L'ho visto applicare in molti casi per la stima di R (e quindi di I) in bilanci idrogeologici di larga massima.
Probabilmente il metodo lo conosci già. Se no ti posso inviare la bibliografia di riferimento.

Spero di esserti stato utile

#20628 15/07/2004 10:14
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Senz'altro Marco, che mi sei stato utilie;
peraltro devo dire che il 15-30% cui mi riferivo era, non l'ho specificato, in relazione alla pioggia efficace, cioè alle precipitazioni totali meno l'aliquota di evapotraspirazione; quindi i tuoi 9-14% mi sembrano perfettamente in linea, dal momento che l'Ev è, èper inostrui climi, sul 50-60% di P; per quanto riguarda Kennessee, mi puoi dare qualche riferimento biblio? L'ho sempre letto utilizzato da varie parti, ma non ho un riferimento.
ciao, e grazie ancora.

#20629 15/07/2004 20:27
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#20630 21/07/2004 19:07
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quanti professoroni ci sono in giro..
complimenti


farina bruno
#20631 22/07/2004 06:49
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eh già...anche troppi wink

Firenze, 16 aprile 2004

prot. 206/RU/vdo

raccomandata

Egr. Prof. Nicola Casagli

Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra

Università degli Studi di Firenze

via La Pira 4

50121 Firenze





Egr. Prof. Alberto Puccinelli

Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra

Università degli Studi di Pisa

Via Santa Maria 53

56100 Pisa



Egr. Prof. Antonio Lazzarotto

Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra

Università degli Studi di Siena

via del Laterino 8

53100 Siena



e p.c.

Ai Presidenti dei Corsi di Laurea in Scienze Geologiche

Università degli Studi di Firenze, Pisa e Siena



Loro Sedi



Egregi Professori,


con la presente devo, mio malgrado, ritornare sulla questione posta alla Vostra attenzione dal Consiglio dell’Ordine della Toscana ormai un anno fa con lettera inviata il 7 marzo 2003.



Mio malgrado, in quanto solo con il prof. Casagli abbiamo potuto avere un primo scambio di opinioni e, sebbene abbia dato la propria disponibilità, non ci è stato possibile incontrare il prof. Puccinelli. Avremmo voluto poterci confrontare con Voi al fine di trovare, ove possibile, una soluzione condivisa, relativamente a problemi che afferiscono alle competenze che la Legge attribuisce in via esclusiva all’Ordine ovvero, il controllo dell’osservanza della Legge professionale e le altre disposizioni concernenti la professione.



Nell’auspicato incontro avremmo sottoposto alla Vostra considerazione le seguenti questioni:



1. con sempre maggior frequenza i Dipartimenti stipulano convenzioni con le Amministrazioni locali (Provincie, Comuni, ecc) di tipo esclusivamente professionale, spesso esponendo corrispettivi che risultano essere al di sotto dei minimi tariffari;



2. con sempre maggior frequenza ci pervengono segnalazioni relative ad attività professionali svolta da docenti all’interno della struttura universitaria, quindi con impiego di risorse umane e tecniche dell’Università. Talora ciò avviene attraverso la partecipazione a bandi, quindi in concorrenza con colleghi che non godono degli stessi privilegi.



Il prestigio delle Università, la personale considerazione che l’intero Consiglio ha nei confronti dei colleghi universitari, la delicatezza dei risvolti extra professionali che pure le due questioni possono generare, oltre al convincimento della necessità di una proficua collaborazione fra Ordine ed Università, impone al Consiglio di mettere in atto tutte le iniziative che possano portare ad una soluzione condivisa delle due questioni.

E’ mio dovere precisare che l’esame di quanto segnalato non può, né deve essere differito a tempo indeterminato. Ciò non soltanto per obblighi formali e sostanziali che la Legge impone al Consiglio dell’Ordine quando formalmente investito di comportamenti censurabili relativamente alla Legge professionale e all’applicazione del Tariffario, ma anche per non creare colpevoli disparità fra colleghi che pure operano sul medesimo territorio.



Al fine di affrontare compiutamente la questione, e per non perdere, né farvi perdere troppo tempo, sarei così a proporre di ritrovarsi presso la sede dell’Ordine. Sono perciò a richiedere la vostra disponibilità (orario e data/date) di un qualsiasi giorno del prossimo mese di maggio (meglio se l’ultima) che potrete comunicare alla segreteria anche a mezzo fax e e-mail. Sulla base delle vostre scelte invierò a stretto giro di posta, una convocazione scritta.



Rimanendo in attesa di un Vostro gradito cenno di riscontro, anche a nome del Consiglio invio i miei più cordiali saluti.




dott. geol. Vittorio d’Oriano

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