Caro Gianni,
credo che esponendo i tuoi dubbi di natura tecnica ad un ingegnere tu possa comunque catturare la sua attenzione, in particolare se riesci a sottolineare lo spreco di denaro che deriva dall'effettuare prove senza alcun significato. A volte esere chiari aiuta ad essere considerati dei professionisti seri: è vero che "inventare" un numero per fare contento un progettista a volte appare quasi inevitabile, ma se gli fai capire che anche lui sta rischiando per la poca attendibilità del tuo dato (visto che non hai la sfera di cristallo per tirare fuori il valore reale...), può darsi che almeno nei casi più particolari sia lui stesso a pretendere dal committente uno studio completo del terreno.
Rimane il fatto che con la tua relazione ti assumi la responsabilità di quello che scrivi, ma sappiamo tutti difenderci molto bene con le formulette di rito, specie in zone con terreni eterogenei come quelli cui accennavi tu...
magari cerca di raccogliere più materiale possibile su scavi e sondaggi effettuati in zona, per avere una idea abbastanza verosimile sulle reali caratteristiche dei terreni.
Riguardo all'Ordine non vedo come possa (e voglia) intervenire su un argomento così delicato quale la scelta soggettiva da parte del geologo dell'indagine più adatta per caratterizzare un terreno...sappiamo essere molto suscettibili quando ci toccano i nostri penetrometri...e poi avrebbero già tanto su cui esprimersi e non lo fanno...