Senza il nostro intervento le fondazioni vengono sempre sovradimensionate con conseguente sperpero di calcestruzzo e di ferro.
Con quanto si sperpera in questo modo si pagherebbero abbondantemente le nostre prestazioni, senza considerare poi che aumentando le dimensioni delle fondazioni non ci si cautela dai cedimenti per compressibilità del terreno , anzi questi spesso risultano incrementate !
Sagge parole quelle di Antonio. A questo proposito mi sono spesso chiesto come mai agli ingegneri non va male più spesso; questi si basano anche con eccessiva confidenza sul comportamento di strutture circostanti, che a volte risultano essere sorprendementemente stabili, anche con terreni non favorevoli ( parlo di modesti edifici residenziali).
In certi casi la back analysis da' alti valori dei cedimenti, ma gli edifici non sono lesionati. Quello che salva gli ingegneri è probabilmente:
1) il lungo decorso dei cedimenti nel tempo
2) la struttura di fondazione (il graticcio di travi rovesce è molto stabile e diventa sempre più popolare)
3) l'adozione di uno strato di inerti compattato sul fondo scavo in terreni poco consolidati.
4) la uniformità dei cedimenti in litologie omogenee.
Ci sono 2 casi però dove questa pratica è
molto pericolosa:
a) eteropie con una litologia molto peggiore dell'altra
b) eventi sismici di una certa intensità.
I tecnici comunque continuano a preferire l'autonomia (non nascondiamolo, spesso dà molto fastidio dovere ricorrere al geologo, "essere subumano") e il rischio al pagamento di somme dopo tutte modeste per relazioni e indagini, che danno una certa garanzia contro sgradite sorprese.
Questa situazione, dopo anni che la conosco, continua a lasciarmi perplesso: ma sono questi gli ingegneri che hanno affrontato il rigore di esami come analisi 1, 2 e 3, meccanica razionale, scienza delle costruzioni, ecc. per poi tralasciare del tutto il problema del terreno sottostante le fondazioni?
