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Mi chiedo se sia legittimo formulare offerte al ribasso sulla parcella professionale, nel caso di bandi pubblici, operando, oltre che sulla detrazione del 20 % della Legge 155/89, anche sui compensi accessori stabiliti dal nostro tariffario. Il tariffario Nazionale, infatti, non stabilisce una soglia minima, ma solo una massima del 60 %, superabile solo nel caso in cui si volessero quantificare in dettaglio le spese sostenute. Premesso che la quantificazione in dettaglio non è plausibile nel caso di partecipazione ad una gara, trattandosi di lavoro ancora da svolgere, mi chiedo se sia legittimo, come operato da molti ingegneri (non conosco le clausole del loro tariffario) che riducono le spese accessorie a zero (!!!) andando ovviamente al sorteggio per aver presentato offerte di pari valore. L'Ordine Regionale cui appartengo (Calabria) ha stabilito una soglia minima che è del 30 %, per importi a base d'asta superiori ai 20 miliardi delle vecchie lire. A questo punto mi chiedo: è giusto che io rispetti tale disposizione (anche se partecipo ad una gara fuori regione sono comunque tenuto all'osservanza di quanto disposto dal mio ordine regionale) ma può un collega di un'altra regione (con disposizioni diverse) operare un ribasso maggiore e, quindi, aggiudicarsi il lavoro ? Non sarebbe il caso che l'Ordine Nazionale chiarisse la faccenda? Desidererei aprire un dibattito in merito. Un saluto ai colleghi.
Il vero viaggio di scoperta non è il cercare nuove terre ma è l'avere nuovi occhi.....(Marcel Proust)
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