Apprezzo molto le vostre risposte alla mia , per così dire, “provocazione”.
Per la verità ho voluto puntualizzare un aspetto di una situazione nella quale, spesso mi
trovo coinvolto anche se in maniera marginale. Ripeto, per me, i problemi di geotecnica
sono problemi al contorno; non mi è dato nel mio lavoro risolverli. Mi irritano, però, le
“invasioni di campo” e poichè nella mia vita professionale, molto spesso, ho dovuto fare i
conti con queste “invasioni”, è questo il motivo che mi ha spinto a scrivere. Con ciò, lungi
da me ogni generalizzazione e fare di ogni erba un fascio, sicuramente ho incontrato
professionisti sbagliati. Sono in disaccordo anche con i miei colleghi quando sconfinano in
campi altrui; es. fare i geologi o gli architetti.
Soilrock non mi dice nulla di nuovo portando l’esempio dell’incontro avuto con un
ingegnere meccanico, permettetemi, le pecore nere esistono anche nelle buone famiglie,
in quale Università si era laureato?
Sono convinto anch’io che la collaborazione tra le varie figure professinali sia la migliore
cosa; lo scambio di idee e punti di vista è sempre costruttivo ed accresce la
professionalità dei singoli. I tuttologi non esistono, sono fenomeni da barraccone
televisivo! Se si vuole far bene il nostro lavoro bisogna essere inclini all’umiltà (virtù ormai
protetta dal WWF).
Vorrei ,ora, chiarire acuni punti del mio intervento.
E’ vero che due anni sono pochi per i capannoni da me citati ma in questo periodo
cedimenti che possano compromettere le strutture, a carichi permanenti completamente
applicati, non ce ne sono stati e questo è di conforto, è ovvio che il tempo sarà giudice.
Per ovvie ragioni il mio racconto è sommario e può darsi che gli esempi riportati non siano
abbastanza chiari.
Per Vcolax . Hai fatto bene a stgmatizzare la mia c.....a nello scrivere “cap. port. del
terreno” . Purtroppo mentre scrivevo per il forum stavo lavorando alla posa di tubazioni in
polietilene in un terreno costituito essenzialmente da torba e argille e avevo in mente il
“terreno”. Chiedo scusa. Un consiglio, se vuoi colmare la lacuna sul dimensionamento
delle fondazioni fatti una buona base matematica (se non l’hai, ovvio), non basta più
avere dimestichezza con il “Calcolo”. Dimensionare con la Sigma amm. ormai è fuori
moda.
Quando presi in mano la prima volta (proprio per colmare la mia lacuna in Geotecnica) il
testo del Colombo, la Geotecnica mi apparve di facile apprendimento; mi senbrò di avere
chiaro subito tutti i concetti. Ma quando volli approfondire alcuni argomenti, per certi
problemi insorti sul lavoro, quali la teoria della consolidazione ed i cedimenti e consultai il
testo del Lancellotta, la strada cominciò a salire; dovetti richiamare alla mente le nozioni
di fisica-matematica e la teoria dell’Elasticità. L’equazione della consolidazione, le
equazioni di Boussinesq, il problema di Couchy-Dirichlet mi furono chiari perchè incontrati
in precedenti studi. A questo punto la curiosità mi spinse oltre e presi il testo dell’Azizi-
Applied analyses in geotechnics- allora ebbi una “debacle” ma mi ripresi subito.
A proposito della figura dell’igegnere geotecnico, sono d’accordo con Massimo Trossero,
in Italia tale ruolo è rivestito dall’ingegnere civile o ambientale, non credo che la nuova
riforma abbia cambiato qualcosa, o sbaglio? Gli ingegneri che si sono laureati con il
vecchio ordinamento e hanno sostenuto l’esame di stato sempre secondo il vecchio
ordinamento, posso fare di tutto; dall’ ago al cannone! Su questo,anch’io, non sono
d’accordo.
Limitare il lavoro intellettuale è sempre brutta cosa. Però se per lo svolgimento di una
professione fanno fede i curricula universitari allora bisogna riconoscere che il geologo ha
una preparazione fondamentalmente naturalistica, mentre l’ingegnere ha una
preparazione prettamente tecnica. E’ per questo,forse, che nascono le incomprensioni di
cui stiamo discutendo.
Saluti/Ridolfi