Inserisco un commento tecnico su quanto scritto dall'Ing. Ridolfi.
Ho poco da aggiungere sul primo caso (pochi dati) se non questo: se il sistema plinto-terreno non si rompe a 1.7 kg/cmq , ciò non significa che 1 kg/cmq sia sbagliato, potrebbe anzi essere "esatto" mentre il plinto attuale ha un coeff.sic. minore di 3; vale però anche la possibilità inversa.
Che analisi ha fatto l'ingegnere sui due campioni? Aveva dati in più o migliori?
Mi incuriosisce molto di più il secondo caso.
Il collega deve aver visto una situazione ben grave se prima ha ritenuto di "fare una prescrizione" e poi ha indicato cinque pali d500 per ogni plinto!
C'e' forse un terreno disgraziato e carichi enormi, per richiedere plinti di pianta così grande da farci entrare cinque pali con un interasse ragionevole?
Con i dati in possesso appare molto ragionevole la scelta dell'ingegnere di inserire un solo palo.
Trovo però qualcosa che non quadra.
Immagino che la testa del palo abbia avuto dei ferri di chiamata gettati nel plinto, e che nel plinto ci siano i dovuti ferri di ripartizione, insomma che l'insieme sia normalmente collegato.
Ben difficile allora pensare ad un palo non collaborante (a meno che questo non sprofondi sotto carico e che sia quindi mal calcolato).
Se funziona come deve, il palo non cede e si prende in carico tutto lo sforzo normale, mentre il plinto non ha modo di entrare in esercizio sul terreno, in quanto questo dovrebbe subire all'applicazione del carico un minimo di cedimento elastico per reagire, ma non può perchè sostenuto dal palo.
Ing. Ridolfi, per me il palo è in esercizio, e (solo) se ben dimensionato il plinto dorme sonni tranquilli.
saluti