Per Blizzard
Le parole del Prof. Luciano Caroti che tu riporti a paradigma di riflessione sulla natura
della Geotecnica, sono, in linea generale e nei limiti di una prefazione a delle dispense,
ampiamente condivisibili. Ma se tu intendi prendere queste parole alla lettera, allora
consentimi qualche nota a loro commento.
Prefazione a)
Se nella Geotecnica si annovera la Meccanica dei Terreni, allora la Geotecnica non nasce
negli anni trenta ma nel diciottesimo secolo con la pubblicazione degli studi sulla spinta
delle terre di due insigni francesi, Henry Gautier (1660 - 1737) e Charles Augustin
Coulomb (1736 - 1806). Rimando alla lettura del cap. 1 del libro “Priciples of Geotechnical
Engineering” di Braja M. Das.
Per quanto riguarda l’asserzione che data la particolare natura del terreno, sia l’uso di
teorie sofisticate che l’introduzione di modelli matematici nè sono impediti, vorrei far
notare due cose: 1) è vero che il terreno è un materiale disomogeneo, anisotropo ed
anelastico ma non lo è più di quanto lo siano l’acciaio, il legno o il calcestruzzo armato. E ,
allora, cosa facciamo? Ci fermiamo? Non cerchiamo di elaborare teorie predittive che
sotto determinate ipotesi possano farci da guida al comportamento di un particolare
terreno? Si potrà, certo, fare a meno della “congruenza” ma di certo non si potrà
rinunciare all’elaborazione di “equazioni costitutive”. 2) Vanno bene la pratica e
l’eperienza ma queste, se non sono coniugate a elaborazioni teoriche, sono vane. La sola
pratica è come una nave in mezzo al mare senza timoniere nè bussola, essa naviga ma
non arriva a nessun approdo.
Infine, nella traccia di lavoro indicata nei tre punti (vedi anche Burland J.B. “The Teaching
of Soil Mechanics. A personal view” Dublino 10th ECSMFE), trovo, in fin dei conti, la
conferma da quanto da me asserito.
Prefazione b)
Su questa seconda parte non ho commenti da fare tranne fare a te la seguente domanda:
Dove, secondo te, si annida l’ignoranza di cui parla il Prof. Caroti? Tra i suoi allievi
ingegneri certamente no, in quanto ne ho conoscenza diretta. E, allora, dove? Tra i
geologi forse?
Per concludere. Citazione di prefazioni per citazione di prefazioni. Riporto di seguito la
prefazione del Prof. Renato Lancellotta, allievo del Prof. M. Jamiolkowski, (del quale,
credo, che Chiarezza e Sapere siano fuori da ogni dubbio) al suo testo di Geotecnica
edito da Zanichelli.
“..........Non occorre dilungarsi sulle motivazioni che spingono allo studio della meccanica
delle terre. Fin dagli albori della civiltà organizzata, a chi svolgeva il ruolo, che oggi
identifichiamo con quello dell’ingegnere civile, è stata richiesta una conoscenza (sia pure
semplicemente empirica) del comportamento meccanico delle terre, indispensabile per la
realizzazione di quelle opere che avrebbero contribuito a migliorare la qualità della vita:
canali, dighe, interventi di stabilizzazione dei pendii, infrastrutture, strutture di fondazione
e altre ancora. E i motivi di successo o insuccesso nella realizzazione di tali opere vanno
ricercati proprio nello stato di conoscenza di quelle discipline (meccanica delle terre,
meccanica delle rocce, tecnica delle fondazioni, stabilità dei pendii, opere di terra e
strutture di sostegno, per citarne alcune) che oggi negli atenei collochiamo nel
raggruppamento denominato “Geotecnica”. Nel XVIII si fa strada l’approccio scientifico e
la famosa memoria di Coulomb, pubblicata nel 1776, segna la data ufficiale di nascita
della meccanica delle terre. Da allora, il cammino della ricerca è stato caratterizzato dal
conseguimento di tanti e tali risultati, da poter affermare che l’ingegnere civile è oggi in
grado di analizzare e risolvere i problemi prima indicati con metodo scientifico.
Si evince da tali considerazioni come la meccanica delle terre abbia un ruolo centrale
nella formazione dell’ingegnere civile, condiviso con altre discipline: la meccanica teorica,
la meccanica dei materiali e delle strutture e la meccanica dei fluidi. E volutamente le
suddette discipline, che nei percorsi formativi sono identificate con vari titoli, sono state
qui accomunate dalla denominazione “Meccanica”, perchè essa ne riassume le radici
culturali, l’approccio metodologico e i confini. ........”
Qual’è allora il ruolo del geologo ?
Saluti/Ridolfi