Dire che il terreno è un materiale disomogeneo, anisotropo ed anelastico come lo sono l’acciaio, il legno o il calcestruzzo armato, non significa “assimilare” il terreno a detti materiali. Tutti questi materiali sono si disomogenei, anisotropi ed anelatici, ma hanno ( lo so benissimo) caratteristiche fisico-meccaniche e proprietà reologiche completamente differenti. Con la mia asserzione volevo dire che come per l’acciaio, il legno ed il calcestruzzo armato si sono trovati dei modelli che ne descrivono il loro comportamento sotto l’azione di forze, è lecito ricercare dei modelli comportamentali sempre più affinati anche per il terreno (impresa difficile, d’accordo); ma d’altra parte, si parla pure di modello ( o comportamento) di Winkler, di Coulomb, di Rankine o di modello Cam-clay ?
Aggiungo, non dovrebbe essere questo, cioè la formulazione di teorie sulla base di dati sperimentali, un po’, anche il compito del Geologo?

Risposta a Tacs
Per essere sincero, non capisco neanch’io questa richiesta del valore di K che dici esserti rivolta costantemente dagli ingegneri. Non voglio pensare che essi non sappiano leggere un diagramma penetrometrico !!! Essendo K il rapporto tra la pressione dovuta carico applicato ed il corrispondente cedimento, nella realtà, il suo valore è influenzato da vari fattori quali, ad esempio, la forma della fondazione e le sue dimensioni, caratteristiche del terreno, carichi sulla fondazione. Dovrebbero gli ingegneri stessi, che sapendo il tipo di fondazione da essi adottata, i carichi applicati e con le indagini geognostiche ( sia in situ che in laboratorio) da te fornite, essere in grado, caso per caso, di calcolarsi il valore più attendibile di K da utilizzare nelle loro formule e/o programmi di calcolo.
E aggiungo, non sarebbe disdicevole se nel fare ciò chiedessero la tua collaborazione.

Vorrei ora dire che sono sempre contrario a citare, nel corso di una discussione, parti di un discorso o frasi di illustri autori. Primo, perché estrapolando dal contesto una frase, una formula o dei dati, si rischia sempre di stravolgere il pensiero dell’Autore stesso, secondo, perché così facendo (estrapolando dal contesto), si può sempre trovare argomenti favorevoli alla propria tesi e viceversa. Nel mio precedente intervento ho riportato la prefazione del Prof. Lancellotta perché ho riscontrato in essa elementi a favore degli ingegneri (a riprova di quanto da me detto sopra). Vorrei anche dire che sono contrario a citare errori della parte avversa per portare acqua al mulino del proprio ragionamento; tutti sappiamo che errori e persone incapaci si trovano in egual percentuale in tutte le professioni. Quindi, per pura somma algebrica, questi si elidono.
Nei due casi, da me citati all’inizio, ho cercato di mettere in evidenza la differenza di punti di vista, non gli errori.

Pur facendo parte di un ben nutrito gruppo di “teste di legno” (vedi Alex 64), per carattere ed educazione sono incline all’ascolto e a recepire consigli. Pertanto, nei rapporti di lavoro che ho, sia con colleghi che con altri professionisti (leggi Geologi) mi pongo sempre alla pari. D’altro canto, nei miei precedenti interventi in questo Forum, ho spiegato il mio pensiero al riguardo del rapporto tra Geologo e Ingegnere in Geotecnica, che mi sembra non sia completamente fuori del seminato.

Concludo con una domanda: quale dovrebbe essere, in tutta onestà, secondo voi geologi, il ruolo dell’Ingegnere?

Saluti / Ridolfi