Con la complessità espositiva a cui sono soggetti i progetti oggi, ne converrà che il progettista che volesse operare in maniera coscienziosa diventa matto.
D'altronde lei è un impiantista, quindi uno specialista.
Esiste il progettista architettonico altrimenti detto comunale, che è il responsabile "globale", se capisco bene, poi c'è il termotecnico, l'illuminotecnico, il progettista del verde, il progettista strutturale con cui abbiamo a che fare noi geologi, nella fattispecie un ingengnere o un architetto abilitato, che vuole avere da noi un lavoro finito, su cui non metterci più le mani perchè ha molto altro da fare (vedi sopra).
Non solo conosco ingegneri che non sanno interpretare diagrammi penetrometrici ma ne conosco pure che non sanno quali sono i cedimenti ammissibili.

Comunque l'ingegnere si distingue dallo scienziato perchè in teoria lo scienziato nella fattispecie il Fisico vuole non solo un risultato ma una formula che lo soddisfi.
Mentre l'ingegnere si deve accontentare di un risultato che sia operativo e funzionale, ben sapendo che i processi in atto solo solo delle rappresentazioni di comodo.

Lo stesso Jamiolkowsky che ho ascoltato ieri ad una confererenza ha detto: come ne usciamo fuori dalo studio di un terreno che ha un comportamento Non lineare, elasto-visco-plastico..., con dei modelli che si comportano similmente e che lo semplificano (e vai coi fattori di sicurezza...)

Quello che mi spiace è che mi si chieda di valutare la capacità portante e i cedimenti e poi mi si dica "ma la relazione geotecnica la faccio io", ma allora io cosa ho fatto, merenda?
Spero che la nuova normativa, ma non ho molta fiducia, obblighi il progettista strutturale a verificare un po' meglio quali sono i suoi compiti anche perchè dovranno essere introdotti dei dati di calcolo che non sono assolutamtne nelle cognizioni del geologo ma solo del progettista strutturale e di ciò che ha in testa, che ne so io dei momenti di quella determinata struttura.


"Prosunt omnia quae obstant"
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