Finisco qui il mio intervento perchè credo che oltre ad andare fuori tema la questione sta diventando ridicola. Ripeto per la terza volta l’affermazione “è vero che il terreno è un materiale disomogeneo, anisotropo ed anelastico ma non lo è più di quanto lo siano l’acciaio , il legno o il calcestruzzo armato. Per fare un esempio “terra-terra”, da geologo, l’acciaio avrà, nella sua teorizzata fase elastica, una minima deformazione quasi impercettibile, di prove con cicli di trazione durante il periodo scolastico, con relativi diagrammi sforzi-deformazione, ricordo di averne eseguite tante (non ricordo se si trattava di FeB44K o altro) e al termine del carico in questa fase (elastica) la barra tornava alle sue “dimensioni originali”. Per parlare solo della fase “pseudo” elastica.
Poi, logicamente, a prescindere da condizioni esterne di non uniformità di temperatura o particolari, creep ecc. (allora se consideriamo anche le variabili che possono interagire nel terreno stiamo freschi!) l’acciaio non lo si può paragonare al terreno con una negazione di un comparativo di maggioranza e quindi di eguaglianza (non lo è di più equivale a quanto o addirittura meno, se vogliamo attribuire alle parole un senso). Ecco l’acciaio trova sicuramente più corrispondenza nelle fasi teorizzate di quanto la trovi il terreno in quanto di gran lunga meno omogeneo di questo, si tratta di cose completamente differenti, per questo ho parlato di range di valori. Penso che il concetto sia lapalissiano.
L’ingegnera che a tutti i costi voleva dimostrarmi che un deposito argillo-marnoso pliocenico (marino) era normal-consolidato partiva probabilmente dal concetto che arrivati al substrato il terreno non è più disomogeneo, anisotropo e anelastico di quanto lo sia l’acciaio e quindi la prova era sufficiente per caratterizzare il comportamento meccanico del substrato.
Non si tratta di estrapolare alcune parole da un concetto ed interpretarle a proprio vantaggio si tratta di aver rispetto delle conoscenze e professionalità di altre disciplime che, ripeto, a mio modesto parere, assumono spesso, come in questo caso la geologia in s.l., un peso maggiormente determinante rispetto alla più o meno conoscenza approfondita di sofisticati modelli interpretativi del comportamento meccanico dei terreni. Vale nella geotecnica come in qualsiasi altro campo che prova a descrivere e quantificare i fenomeni naturali (idraulica marittima e fluviale, sismica, idrogeologia, geochimica……. ecc.)
Saluti Alessandro