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Era questo l'aspetto a cui accennavo nel precedente post: il riuscire a quantificare il contributo effettivo di alcuni tipi di interventi, o valutare il corretto dimensionamento. E' chiaro che con materiali naturali la cosa risulta abbastanza difficile o approssimativa, e comunque adeguata solo a problematiche di lieve entità. Anche in presenza di dati di letteratura, credo sia difficile attribuire dei parametri oggettivi...basti pensare che l'inerbimento, che sicuramente contribuisce a limitare l'erosione superficiale, non è affatto un intervento dall'esito scontato. Molto spesso opere rinverdite non rinverdiscono, per cui il contributo teorico della vegetazione è in realtà nullo. Anche sulle caratteristiche di resistenza e durata del materiale ligneo ci sarebbe di che ragionare... Altro è fare una progettazione seria potendo utilizzare materiali di rinforzo testati e certificati (geosintetici) che diano dei risultati garantiti, anche nel rispetto dell'inserimento in contesti ambientali particolari. Per gli scettici, fortunatamente c'è una marea di case history che dimostra la validità di certi interventi...i fallimenti ci sono, ma come al solito sono legati quasi sempre ad errori di progettazione o ad una applicazione errata di certe tecniche. e comunque anche il giardinaggio ha i suoi aspetti piacevoli...
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Bonfanti F. Aveva eseguito delle prove su radici di varie tipologie di "Vetiver"
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EVOLUZIONE TEMPORALE DELLE CONDIZIONI DI STABILITÀ PER LE PALIFICATE VIVE
Federico PRETI(1), Chiara CANTINI(2)
(1)Istituto di Genio Rurale, Università della Tuscia, Via San Camillo de Lellis, I-01100 Viterbo, e-mail: preti@unitus.it (2)Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università di Firenze
Ora l'ho ritrovato.
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Sono daccordo con Marco Cusato e Massimo Trossero. Direi che è essenziale per il geologo inserirsi nella progettazione di opere di sistemazione idraulica o di versante con tecniche di ingegneria naturalistica apportando un contributo che sia il più tecnico possibile. Anche se la progettazione di opere con materiali vegetali (vivi e non) è alquanto aleatoria, trovo che sia comunque utile proporre, laddove possibile, interventi che rendano l'impatto ambientale il più lieve possibile. Ed è vero che, se non ci sono criteri attendibili per la progettazione (dimensionamento e verifica) di opere costruite con materiali vegetali e terreno (palificate, viminate, ecc.) è sempre possibile affrontare la progettazione di opere, come le terre rinforzate, che prevedono l'impiego di materiali geosintetici in integrazione al terreno e alla vegetazione, perfettamente dimensionabili e verificabili in base a parametri e criteri ben noti e attestati da studi, certificazioni, supporto software largamente disponibile. Questo genere di intervento è tra l'altro sempre inserito nella manualistica di ingegneria naturalistica a cui diversi hanno fatto riferimento. Il concetto guida dovrebbe essere, secondo me, dare attenzione all'aspetto ambientale della progettazione non fossilizzandosi (proprio noi geologi...) su tecniche note ma impattanti.
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A Massimo Trossero e Antonio Scaglioni:
Sapete cosa sono o meglio cosa erano i buzzoni (credo che nel dialetto reggiano indichi un tipo fessacchiotto Antonio correggimi se sbaglio) e perchè ora invece si usano le burghe? L'ingegneria naturalistica ha tempi lontani e in alcuni casi (come la tecnica sopra accennata) risultati eccelenti ma ora il costo della manodopera non consente più lavori così meticolosi ed in alcuni casi oltre che poco impattanti anche efficaci.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Questa non l'ho capita. Buone ferie a tutti, per un po non posterò più.
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io do ragione ad antonio. in effetti è bello come tipo di intervento. necessita di manutenzione continua ed ha tempi lunghi per verificarne l'efficacia. ritengo sia fattibile per abellire, mascherare, rinverdire.....insomma presenta parecchi limiti di utilizzo. ho sott'occhio da diversi anni un intervento in appennino ed uno in trentino dove sono state utilizzate tali tecniche per risolvere problemi franosi e non è riuscito gran che. certo tutti sbagliano. domani vado su e vedo come è messo l'intervento in trentino. buone vacanze a tutti quindi.
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1 sono interventi per frane modeste o di tamponamento dell'erosione / evoluzione o di gestione del bosco. 2 se fatte bene non necessitano di manutenzione ma al contrario raggiungono la massima efficienza dopo 5 anni 3 i salici spesso vanno tagliati ma si trasforma così l'opera in un vivaio per altri interventi
Nota bene che io non ho le mai in pasta in questo campo, anche se per passione lo seguo da una decina di anni, quindi ti do un parere da esterno e non da venditore.
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Per Massimo e qualcun'altro che non sa cosa erano i buzzoni, dato che c'è la passione, provate a recuperare da qualche parte un vecchio manuale "il manuale dell'Ufficiale Idraulico" o anche quello del Sorvegliante Idraulico e vedrete quante cose interessanti a riguardo delle tecniche naturalistiche di sistemazione idraulico-fluviali vi potete trovare, solo che prima non si chiamava ingegneria naturalistica. Io mi riferivo a quanto da te giustamente affermato a riguardo delle sistemazioni di scogliere dove negli esecutivi le talee scompaiono, un po' come nell'evoluzione del buzzone a burga. Troverai in giro capitolati dove li mettono insieme come se fossero la stessa cosa, ma non è così. Ad esempio sul fiume Secchia e Panaro (Antonio sa bene di cosa parlo) e su molti altri corsi fluviali si vedono ancora alcuni tratti ben sistemati, da ormai molti anni, dove le sponde hanno tenuto bene demilitate e tenute salde da salici nani che non hanno necessitato di sfalcio. Ma forse queste cose sui libri non si trovano................
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace. (Tacito, Agricola, 30).
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