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Per massimo trossero:
Il Sotir e Gray si trova nelle migliori biblioteche univeristarie (difatti io dovetti andare a Milano per trovarlo...).
Non è che puoi darmi qualche informazione più dettagliata? Titolo, Anno ed eventualmente il codice del Libro?
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Iscritto: Apr 2005
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molto interessante il manuale: mi è utile per l'esame di "trattamento e consolidamento di terre e rocce" perchè c'è una parte di programma proprio di ingegneria naturalistica!
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Iscritto: Feb 2004
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La Regione Piemonte ha pubblicato da poco un manuale analogo dal titolo "Interventi di sistemazione del territorio con tecniche di ingegneria naturalistica". L'ho visto e sembra ben fatto. Si può acquistare sul sito della Regione al prezzo di 25€, ma la sua distribuzione è un po'macchinosa.
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Iscritto: Sep 2000
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Vi dirò che a me questa ingegneria naturalistica convince molto poco.
Mi sa di giardinaggio!
Ed adesso lapidatemi pure.
Antonio
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Iscritto: Apr 2000
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il problema dell'ingegneria naturalistica è più che altro legato ai cosiddetti "puristi" che vorrebbero il solo utilizzo di materiali naturali (pali di castagno, fascinate in legno e similari), ma la tendenza più diffusa è comunque quella di realizzare opere con l'utilizzo di materiali di rinforzo (geosintetici, reti metalliche, fibre naturali antierosione) che siano comunque ben inseribili in un contesto ambientale delicato. è chiaro anche che variano le prestazioni delle opere realizzate con una tecnica piuttosto che con un altra (l'importante è averlo ben chiaro prima: un palo di castagno viene utilizzato con l'idea che debba fornire un supporto temporaneo, destinato a biodegradarsi nel tempo ad es., una terra rinforzata o un muro cellulare in legno sono opere da cui ci si aspetta una durata molto maggiore nel tempo). Diciamo che l'aspetto più importante, secondo me, è che si comincia a diffondere il concetto di una progettazione che tiene conto anche dell'ambiente circostante.
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Strano, Scaglioni, ci sono opere di Ingegneria Naturalistica che funzionano da 150 anni, legate a rimboschimenti storici.
Certo in giro vedo molte opere che di IN hanno solo il nome, per essere approvate. A cominciare da scogliere fluviali in cui si prevedono inserimenti di talee che guarda un po negli esecutivi o nelle realizzazioni scompaiono. Il fatto è che è un campo in cui si sono riciclati illustri cementificatori (gente che riempiva le valli di briglie e controbiglie in cls, e poi ora tengono corsi di IN).
Comunque è un campo in cui i geologi applicati dovrebbero avere una conoscenza di base.
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Dopo avere letto quasi tutto quanto è in circolazione ed essermi guardato attorno la cosa non mi ha convinto più di tanto.
Ripeto: mi sa tanto di giardinaggio.
Antonio
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Iscritto: Mar 2002
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Come sei dissacrante.......
Massimo
Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace. (Tacito, Agricola, 30).
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per Antonio Scaglioni: Non so per gli altri, ma per quanto mi riguarda l'unico vero punto interrogativo riguardano i parametri tecnici da utilizzare, come ad esempio la resistenza dei vari materiali utilizzati e/o come verificarne la stabilità. Cerco di spiegarmi meglio: ho già fatto alcuni lavori con palificate a doppia parete con talee vive, lavoretti delle dimensioni di 10 - 15 m di lunghezza per 3-4 m in altezza, ma non avevo nessuna idea su come calcolare la resistenza del tutto (ho perfino cercato software specifici, ma senz esito) ed alla fine mi sono risolto trattandole come muri a gravità con peso pari ad una media tra legname e terra sciolta (anche se in teoria la resistenza del legname è molto maggiore!!) il vero problema non è se la cosa funziona o no (per quanto mi riguarda funziona, eccome!!) ma come verificare il miglioramento che subisce il versante a causa delle opere di ingegneria naturalistica.
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Giusto, è qui dovremmo inserirci. Fino a poco tempo fa esistevano solo pubblicazioni anglosassoni che trattavano questo aspetto, ma da alcuni anni anche ricercatori dell'UniMi hanno fatto degli studi sulla resistenza radici terreno. Non ricordo gli autori, in questo momento.
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