Sono daccordo con Marco Cusato e Massimo Trossero. Direi che è essenziale per il geologo inserirsi nella progettazione di opere di sistemazione idraulica o di versante con tecniche di ingegneria naturalistica apportando un contributo che sia il più tecnico possibile. Anche se la progettazione di opere con materiali vegetali (vivi e non) è alquanto aleatoria, trovo che sia comunque utile proporre, laddove possibile, interventi che rendano l'impatto ambientale il più lieve possibile.
Ed è vero che, se non ci sono criteri attendibili per la progettazione (dimensionamento e verifica) di opere costruite con materiali vegetali e terreno (palificate, viminate, ecc.) è sempre possibile affrontare la progettazione di opere, come le terre rinforzate, che prevedono l'impiego di materiali geosintetici in integrazione al terreno e alla vegetazione, perfettamente dimensionabili e verificabili in base a parametri e criteri ben noti e attestati da studi, certificazioni, supporto software largamente disponibile.
Questo genere di intervento è tra l'altro sempre inserito nella manualistica di ingegneria naturalistica a cui diversi hanno fatto riferimento.
Il concetto guida dovrebbe essere, secondo me, dare attenzione all'aspetto ambientale della progettazione non fossilizzandosi (proprio noi geologi...) su tecniche note ma impattanti.