Daccordissimo con mccoy. Se si inseriscono i valori di c e phi in una delle formule della capacità portante ci ritroviamo con carichi ammissibili enormi. Questo è un problema che ho affrontato a suo tempo ed ho trovato (in Bowles – Fondazioni Progetto e Analisi del 1991) che comunque la capacità portante, desunta ad esempio dalla formula di Terzaghi con i fattori di capacità portante di Stagg e Zienkiewicz, deve essere ridotta in funzione di RQD. Ad esempio Qult 500 Mpa x RQD 0,5 (ovvero 50%) è uguale a 250 Mpa. Questo valore diviso per il fattore di sicurezza (mettiamo uguale a 3) ci dà 83 Mpa. Valore elevato. Meno elevato se si utilizza, per RQD non superiore a 75%, un fattore di sicurezza posto fra 6 e 10 come indicato nello stesso testo. A mio avviso è molto importante introdurre dei coefficienti di riduzione della compressione uniassiale (in funzione del grado di alterazione e dell'umidità) prima di introdurre questo parametro nell'Hoek-Brown. Chiaramente la resistenza a compressione uniassiale ricavata a partire dal rimbalzo allo sclerometro deve essere ridotta, come abaco di elaborazione impone, del cosidetto errore medio (o dispersione) e poi moltiplicata per i suddetti coefficienti di sicurezza. Questo porta ad ottenere, a parità di GSI e di mi, un analogo valore di phi ma una coesione più bassa, e ciò influisce chiaramente sulla capacità portante.

Per Enry: direi che opererei nel modo suddetto. Poi bisogna valutare se siamo su pendio o no. Se è così è chiaro che è fondamentale rilevare con cura la giacitura dei piani di strato e delle famiglie di discontinuità principali. Valutare la possibilità di cinematismi con il Markland Test e poi utilizzare ad esempio il metodo di Barton 1977 per effettuare la verifica di stabilità lungo le superfici che il Markland ci ha indicato come potenzialemente pericolose.
Se costruiamo una villetta, ed esempio su versante con strati a franapoggio, è chiaro che nella maggior parte dei casi il carico ammissibile della roccia è il problema minore, mentre la resistenza al taglio lungo le discontinuità è importantissima. Se fondi su un orizzonte che può spostarsi è un problema. Bisogna affondare bene le fondazioni in roccia, se necessario anche con micropali. Le verifiche di stabilità devono tener conto anche del carico supplementare che sarà rappresentato dall'edificio. Bisogna anche prestare attenzione alle opere 'minori'. Mai collegare la casa a retrostanti opere di sostegno. Se queste si muovono restituiscono il movimento all'edificio. Se possibile anche i terrazzi rialzati, che spesso si vedono collegati, dovrebbero invece rimanere indipendenti, staccati di almeno un centimetro dall'edificio, giù comunque non si cade. Questo vale sia su terra che su roccia.
Attenzione perchè non è vero che se parliamo di fondazioni parliamo necessariamente di geotecnica.

X Antonio: esistono delle formule/abachi che danno un'indicazione di quanto una discontinuità persiste in profondità nell'ammasso prima di chiudersi, sulla base dell'apertura che rileviamo in superficie. Ho qualcosa ma non ho avuto il tempo di trovarle. Comunque la resistenza al taglio lungo le discontinuità è controllata da quella del materiale di riempimento quando lo spessore di questo supera il 50% dell'ampiezza delle asperità. Questo è un fatto che porta a riflettere molto. Ad una piccola apertura non necessariamente corrispondono, purtroppo, minori problemi.

Scusate la lunghezza.
Ciao