Premetto che continuo ad esprimermi considerando il materiale prodotto dall'attività di cava (scarti ardesiaci e/o marmiferi) e non l'ammasso roccioso.

Risolvere l'analisi di stabilità di una discarica considerando il mezzo come un granulare incoerente ricorrendo ad un criterio di rottura lineare appare spesso un problema insormontabile. In quanto la pendenza del fronte e l'angolo di attrito interno sono tra loro legati e contrapposti.

Le discariche di inerti, non sempre ma spesso, sono costituite da elementi grossolani per cui lo sviluppo di una superficie circolare a rottura deve vincere un vincolo cinematico tra i blocchi (tipo la dilatanza del criterio di Barton per i giunti). Inoltre la distribuzione delle tensioni non è confrontabile con un terreno granulare, i punti di contatto tra i blocchi sono pochi con pressioni esponenzialmente crescenti con la profondità.

Per questi aspetti, dal punto di vista teorico, mi sembra + corretto un approcio curvilineo, cioè la comparsa in profondita di un contributo aggiuntivo in termini di resistenza al taglio.

Tuttavia spiegare questi aspetti all'uff.cave sembra ancora più difficile che gestire il metodo agli elementi finiti senza indagini.

Dria