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OP
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Per mccoy: Effettivamente nel caso venissero realizzate delle travi continue, queste andrebbero a cadere proprio sul perimetro dello scavo, e quindi, come dici tu, la superficie di rottura andrebbe ad interessare lateralmente il terreno naturale. Questa situazione influenza di molto la capacità portante? Cosa dice Das in proposito?
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Buona idea quella di utilizzare il penetrometro continuo, come verifica e come acquisizione dati. Per rilevati ben costipati dovremmo essere in situazioni di rifiuto totale?
Tia, se hai pazienza cerco di ritrovare il metodo proposto in Das
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Assolutamente no mccoy, pensa che si riesce a fare delle DPL ! Si tratta di uno standard francese (sperimentale)NF XP P 94-105 http://www.sol-solution.com/italien.html
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per Tia: Il mio consiglio, che poi è quello che faccio fare nei miei lavori, è quello di allargare di un metro o due l'area di sedime su cui si esegue la bonifica in maniera tale da assicurare che il primo terreno sottoposto ai carichi del fabbricato sia bonificato anche lateralmente.
Per Mccoy: Concordo pienamente con Massimo Trossero: figurati che si riesce persino a caratterizzare un terreno con trattamento a calce tramite il penetrometro dinamico medio leggero (quello che uso generalmente per piccoli lavoretti). considera che una sabbia con un fuso medio, anche se ben costipata, si passa tranquillamente; caso differente per ghiaie, ghiaia in matrice sabbiosa, stabilizzato, macinato e/o frantumato di cemento, che vanno a rifiuto anche se costipati solamente con i cingoli.
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Massimo, Tacs, mi state dando informazioni contrastanti. Uno strato di misto stabilizzato, compattato secondo la curva ottimale ricavata da prova Proctor, non va a rifiuto con un DPSH? - ipotizzando una buona, anche se non perfetta esecuzione dei lavori. Ho visto la pagina del Panda, ma sicuro che riesce a superare una ghiaia costuipata con il 90% di DR?
Tia, le formule di Madhav e Viktar oppure di Hamed, Das e Echelberger (quasi tutti indiani) occupano 7-8 pagine di libro, e, cosa peggiore, sono corredate di abachi. Una volta le ho usate con fogli elettronici, ma devo vedere se sono autosufficienti (anche senza grafici). Se hai accesso a qualche biblioteca, il libro è : Braja M. Das, "Shallow foundations", CRC press.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Grazie comunque mccoy per la segnalazione. Magari faccio qualche ricerca. Certo, prescrivendo come suggerisce Tacs di allargare un poco lo scavo questo problema si ridurrebbe.
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La costipazione spinta normalmente viene eseguita sull'ultimo strato dei rilevati. Sotto no Credo che VM ne sappia di più.
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Scusate ma utilizzavo la parola "rilevato" in senso lato. E' ovvio che lo strato di terreno sostituito, al di sotto del piano di posa delle fondazioni, dovrebbe essere il più costipato possibile per tutto lo spessore. E se il DPSH ce la fa, tanto meglio, avremo anche i parametri di resistenza da utilizzare nelle verifiche. Se non ce la fa, vuol dire che DR>>>>>100%, e stiamo tranquilli.
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Secondo me sui rilevati vanno fatte prove di piastra.
Antonio
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Per mccoy: Ti garantisco che un rilevato in sabbia (di fiume, di spiaggia, di monte) con un semplice DPL tipo emilia con massa battente da 30 kg lo riesco ad attraversare (ho eseguito svariate prove penetrometriche su un rilevato dello spessore di 2 metri circa, ben compattato, e solo 1 prova è andata a rifiuto perchè usavano sabbia di monte in cui c'erano anche dei blocchi di sabbia cementati, tipo arenaria). Come precedentemente scritto, la ghiaia, ghiaia in matrice sabbiosa, stabilizzato, macinato e/o frantumato di cemento invece diventano talmente "duri", anche semplicemente compattandoli con i cingoli, che mandano a rifiuto la prova nei primi 20 cm (chiaro che se lo spessore del rilevato è di 20-30 cm allora forse ci si riesce ad attraversarlo, a rischio di rovinare lo strumento). Conosco un geologo che possedeva un DPSH e si è voluto togliere lo sfizio di tentare di sfondare un banco di ghiaia in natura di m 2-3 circa di spessore: dopo 2 ore che andava avanti a battere era riuscito ad avanzare di 50 cm ... alla fine ha lasciato perdere. Concordo pienamente con Scaglioni nel dire che la corretta caratterizzazione del grado di compattazione di un rilevato, qualunque inerte sia stato utilizzato per eseguirlo, è da effettuare mediante prove di carico su piastra eseguite in numero adeguato e, in funzione dello spessore del rilevato, su più stati del rilevato stesso.
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