Marco, ti rispondo punto per punto:
mi preoccupa un po' la deriva "ingegneristica" che sta prendendo la discussione sulla caratterizzazione dei terreni.
Questo fatto è inevitabile, dato che noi svolgiamo spesso quello che in altri paesi è il lavoro dell'ingegnere geotecnico. Rispetto a questo, abbiamo lo svantaggio di una minore propensione all'analisi quantitativa, e il vantaggio di una maggiore conoscenza di terreni, rocce, rilievo di campo, ambienti deposizionali.
Già c'è gente convinta di poter parametrizzare un pendio con due valori, se poi facciamo filosofia su un unico valore di angolo di attrito o di coesione, rischiamo di perdere la nostra connotazione di saper guardare le cose da un punto di vista un po' più ampio rispetto agli ingegneri.
Premetto che non propugno il campionamento minimalista. Al contrario, fosse per me utilizzerei sempre, dovunque la litologia lo consenta, il penetrometro elettrico, che rileva 1 dato al cm. 200 dati ogni 2 metri! Sarebbe come ritornare ai classici tempi della prima infanzia trascorsi nei negozi di dolciumi.
Però nella vita reale, per chi non segue progetti di grattacieli, un caso frequente è quello di un solo campione di laboratorio o SPT per verticale e per strato significativo. Qui dobbiamo essere capaci di trattare anche il singolo dato in maniera rigorosa e seguendo lo stato dell'arte dell'analisi quantitativa del rischio, evitando arbitrarietà soggettive.
Il giudizio e l'esperienza geologica sono utilissimi e precedono l'analisi statistica. L'EC7 cita esplicitamente l'errore dovuto a mancanza di rappresentatività del dato misurato, e afferma che la correzione è compito del tecnico.
Stiamo campionando sabbie addensate soggette a dilatanza? Argille sovraconsolidate con reticolo di fessurazioni? Sabbie sciolte non liquefacibili soggette ad addensamento? Limi carbonatici in stato di aggregazione metastabile? La nostra conoscenza degli ambienti di sedimentazione e dei fenomeni secondari di dissoluzione, cementazione, consolidazione ecc. qui dovrebbe essere sfruttata appieno. Il modello geologico menzionato dal nuovo TU serve anche a questo.
e soprattutto finiremo col lavorare dietro un monitor invece che andando in cantiere o in campagna...
Nessuna preoccupazione. Io sono un'amante dell'analisi statistica, studente di ingegneria informatica, ma parto sempre dal terreno, l'osservazione degli scavi, l'esame del terreno con mani, naso e bocca (sicuramente sapete come distinguere il grainstone dal siltstone con la lingua), il martellamento degli affioramenti, il rilevo nei dintorni, gli sbancamenti stradali e quanto altro fa parte dell'armamentario del geologo.
L'analisi al computer può essere formalmente perfetta ma in presenza di dati di ingresso fasulli o premesse errate il risultato diventa irremediabilmente fasullo.