Che qualcosa andasse fatto e che si mettesse un po’ di ordine, credo nessuno lo metta in discussione e questa circolare ha perlomeno il merito di aver sollevato il problema. Ora però bisogna cercare di tutelare molti di noi (e l’Ordine ha il dovere di promuovere ogni azione possibile) che con questa disposizione si troverebbero a cambiare mestiere (se si trova).
Posto che indietro non si può tornare, né sarebbe giusto nei confronti di quelle società che tanto hanno investito, è necessario ritrovare la via del buon senso. Per esempio, chi fa indagini o prove deve avere degli strumenti “certificati” e soggetti a verifiche periodiche. Poi si potrebbero introdurre dei livelli per accessibilità all’esecuzione di indagini e prove in ragione dell’importo e complessità dell’opera, così come avviene per le imprese.
Fatto questo, rimane il vero problema: qualità e quantità delle verifiche in fase di esecuzione dei lavori.
Infatti, mentre per il c.l.s. e il bitume il controllo è ormai di routine (ma si deve fare di più e meglio), per le terre si fa ancora troppo poco e male. Bisogna sensibilizzare (direi costringere con delle precise norme) le D.L. a verifiche giornaliere, in modo tale da rendere indispensabile la presenza di un laboratorio di cantiere (di fiducia della D.L.). Ogni tot numero di prove, naturalmente, una parte va eseguita da laboratori ufficiali per le verifiche (oggi il più delle volte il sito dove eseguire le prove viene indicato dalle imprese con risultati quasi sempre eccellenti, salvo poi cedere al primo passaggio di bicicletta). Questo permetterebbe di :
1) Migliorare la qualità dei lavori e ridurre i costi di manutenzione (per chi conosce le strade sarde provate a confrontare i tratti recenti da mal di mare della S.S. 131 con quella vecchia di 20 anni, da tavolo da biliardo, costruita dal CASIC intorno la porto canale) ;
2) Incrementare le possibilità di lavoro al di fuori della libera professione;
3) crescere professionalmente e culturalmente.