per rob linari : per gli "arzigogoli" pensavo ti riferissi a me in quanto relatore dell'ultimo post (massimo avanzava supposizioni e non aserzioni) mi rincuora essermi "scansato" i tuoi strali... :-))
comunque, qualche problema, secondo me, è individuabile nell'adozione di programmi di calcolo. Mi ricordo, perdonami la digressione, quando studente, un pò di anni or sono, usavamo predisporre il calcolo delle fft completamente a mano nel senso che si disponeva un dt lontano da Nyquist e si campionavano le ampiezze degli accelerogrammi con riga e squadra e si digitava un'enorme mole di numeri per diverse ore al centro di calcolo della Federico II di Napoli ( che non si chiamava così ) su apposite schede e quindi si attendeva per qualche giorno il risultato. Spesso si discuteva, rigirandosi tra le mani una calcolatrice HP in notazione polacca inversa (da ben 1 Kb di memoria), su come sarebbe stato il prossimo futuro tecnlogico. Bene, ora lo abbiamo il nostro futuro. La produzione di software sempre più sofisticati (ma "stupidi", come tutti i software in quanto non dotati di pensiero proprio) che coinvolgono sempre meno il confronto tra professionisti ( perchè tutti siamo certi che i nostri dati siano i migliori e gli unici possibili oppure i dati sono corretti perchè li ho elaborati col programma tal dei tali) ha indotto, secondo me, una pericolosa uguaglianza: possesso programma=bravo professionista.
"Non possono e non devono esserci problemi sulla determinazione della velocità delle onde S o delle onde P o delle L o delle R perchè non devono esserci problemi sul riconoscimento del loro essere nel dominio del tempo e delle frequenze" questo,a occhio e se non ricordo male, sosteneva Keiiti Aki in "quantitative seismology" (perdonami per la perdita di colpi anche a causa del "magnum al cioccolato" che sto divorando). Forse al posto del "non devono" sarebbe più saggio un "non dovrebbero" perchè, onestamente, a quanti di noi è stato insegnato correttamente a leggere un sismogramma, a distinguere tra energia coerente e incoerente, ad interpretare un improvviso cambio di polarità, a distinguere impulsi diffratti da riflessi o da rifratti ecc.? cioè di fare dell'ottima teoria e altrettanto ottima pratica? io penso che per utizzare degli strumenti, semplici o potenti che siano, bisogna sempre essere coscienti dei loro limiti e anche dei nostri di limiti (non posso mica essere un tuttologo che copre tutto lo scibile geologico) e porsi, lo ripeto ancora, sempre e comunque in discussione e confronto perchè solo così si cresce. Ma, dico io, è tanto semplice dire: "questa cosa non la conosco o non la so fare, per favore spiegatemi perche io mi impegno a capire" basta poco, che cce vò.
" ma i lavori dove sono ????" ci sono, ci sono sempre stati e mi auguro ci saranno ancora specialmente per le nuove leve che hanno bisogno di spazio per farsi conoscere e apprezzare. Tuttavia, ma questa è una mia personale considerazione, con la geofisica modesta (qualche PRG, diversi DH, diverse linee di superficie) non ci si arricchisce ma si può vivere dignitosamente (tasse e epap permettendo).
p.s. personalmente non esercito più dal 2001 da quando ho deciso di smettere di fumare e di pagare l'epap(pone)...
p.p.s mi sono mangiato pure lo stecchetto del magnum, accidenti.
cordiali saluti