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#23214 11/05/2006 06:37
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Leo Offline OP
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gradirei un suggerimento su un problema di stabilità.
Mi trovo in un pendio dove a seguito di intense precipitazioni, combinate con lavori di sterro, si è verificato un piccolo smottamento che verso monte tende ad ingrandirsi.
Mi si domanda un parere su cosa fare per poter mettere in sicurezza il cantiere in quanto c'è la necessità di proseguire i lavori. Immediatamente ho detto loro di ricoprire con dei teli la zona e succesivamente ho proposto la messa in opera di micropali (il fronte dello smottamento è di circa 20 m)della profondità di 8 - 9 m (il substrato roccioso è a circa 7 - 8 m di profondità). Va precisato che il materiale in movimento è di tipo argilloso. L'ingegnere presente in cantiere è daccordo mentre un secondo ingenere afferma che i micropali non sono la soluzione ideale (non lavorano bene a flessione) frown e propone la messa in opera di un muro di sostegno per tratti succesivi (conci) di 3 - 4 m.
Che cosa ne dite? Tenete presente che per motivi loggistici le uniche prove che possono essere realizzate in sito sono delle dinamiche leggere. L'area interessata allo smottamento è di circa 150 - 200 mq.
E' possibile fornire qualche parametro utile? Capisco che le prove dinamiche non sono il massimo, ma piuttosto che niente.
Il coeff. di spinta attiva in qualche modo è possibile ricavarlo?

#23215 11/05/2006 11:25
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E' vero, probabilmente i micropali non lavorano bene a flessione, ma puoi utilizzarne anche come tiranti facendone lavorare alcuni a trazione. Sarebbe opportuno avere una planimetria ed una sezione dell'area, oltre che avere un'idea dell'area interessata e della fattibilità logistica (mi sembra di capire che non c'è tanto spazio).
Ciao
Davide

#23216 11/05/2006 11:27
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E' vero, probabilmente i micropali non lavorano bene a flessione, ma puoi utilizzarne anche come tiranti facendone lavorare alcuni a trazione. Sarebbe opportuno avere una planimetria ed una sezione dell'area, oltre che avere un'idea dell'area interessata e della fattibilità logistica (mi sembra di capire che non c'è tanto spazio).
Ciao
Davide

#23217 11/05/2006 12:57
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Non mi posso esprimere sui micropali perchè so che spesso vengono messi su con poco calcolo e tanta pratica, cosa che mi deprime un po come geologo. Ma di sicuro non mi azzarderei di avvallare l'uso di un muro di sostegno per consolidare una frana.

Allora meglio una serie di interventi lineari tipo cordoli, muretti, opere di IN ecc tirantati e supportati da un bel progetto di drenaggio, ma immagino che costi di più che non dei micropali a fare del soil nailing o simile.


"Prosunt omnia quae obstant"
http://trossero.blogspot.it/
#23218 13/05/2006 13:17
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Io non disprezzerei le dinamiche leggere, specie per quanto riguarda l'individuazione della profondità della superficie di scivolamento .... inoltre possono fornirti parametri geotecnici, non rigorosi, ma di tutto rispetto per quanto riguarda l'omogeneità dei terreni nell'area di frana ed in quella soprastante.
concordo con massimo trossero per quanto riguarda soprattutto il drenaggio, che deve partire da monte della frana ed interessare i terreni franati fino al piano di scorrimento (per questo le dinamiche possono essere molto utili); se il piano di scivolamento è superficiale potrebbe bastare una "bella" gabbionata o "krainer" (palificata a parete doppia).
certo che la scelta e tipologia d'intervento deve essere studiata dopo aver determinato i parametri minimi della frana (profondità del piano di scivolamento, estensione areale, possibilità d'intervento a monte della frana, litologia ed idrogeologia dell'area ecc)

#23219 14/05/2006 04:08
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Intervento immediato; drenare e poi cercare di capire il meccanismo dello smottamento prima di intervenire a casaccio.

#23220 14/05/2006 14:15
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Domande:

il cantiere è a monte o a valle della frana ??

che litotipo costituisce il substrato roccioso e di che granulometria sono le terre interessate dal movimento franoso??

Ad ogni modo se il cantiere è a valle della frana sconsiglio senz'altro di costuire ora un muro di sostegno al piede di una frana appena verificatisi, anche se viene costruito a tratti ridotti ( ricordiamoci sempre che ci vuole un mesetto perchè il cemento o il calcestruzzo facciano presa e quindi constrastino le spinte).

Ricordiamoci poi che i teli servono solo quando piove per impedire maggiori ammollimenti.Dopo sono dannosi perchè impediscono l'evaporazione dell'acqua dal corpo di frana e conseguentemente rallentano il suo "consolidamento" .

Mi sembra che infiggere la base dei micropali nel substrato per solo un metro sia troppo poco.

L'impiego delle dinamiche leggere ( le uso da 40 anni in questi casi di pronto intervento)
è valido se il materiale franato non contiene clasti lapidei e se vengono eseguite con il rivestimento per non scambiare per substrato quello che invece nella realtà è un trovante o un ammorsamento delle aste per attrito laterale.

Impedire con un fosso (a fondo rivestito) costruito a monte dell'arco di distacco che le acque superficiali si riversino nel corpo di frana

Riuscire a drenare un corpo di frana appena fornatisi è molto difficile per non dire impossibile perchè lo scavo non sta aperto e per l' impossibilità, non tanto dell'escatore di operare su un corpo di frana appena verificatosi ( con grelle metalliche e con spessi assiti si può tentare d'evitare che sprofondi nel fango) quanto dei mezzi meccanici (pale) che dovrebbero riversare il materiale drenate nello scavo per non parlare poi dell'impossibilità di fare scendere le maestranze nello scavo per porre in opera il collettore di base ed i teli dei tessuti non tessuti.

In casi (forse analoghi) ho rincalzato temporaneamente il piede della frana costruendo un accumolo di ghiaia in natura per drenare così il piede della frana e tentare d'impedire che la zona d'accumolo proceda verso valle e conseguentemente l'arco di distacco sommitale arretri.

Ho visto impiegare anche blocchi di cemento al posto dell'accumolo della ghiaia in natura ma non so dove si possano comperare.

Gli interventi definitivi li ho sempre eseguiti quando il materiale franato aveva acquisito una certa consistenza altrimenti o si incrementa il movimento franoso oppure non si riescono ad eseguire le opere di contenimento a regola d'arte.

Un caloroso in bocca al lupo

Antonio

#23221 15/05/2006 10:25
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Scusate ma i micropali o "pali radice" non assolvono ad altre funzioni? cioè di compattazzione del terreno e di distribuzione dei carichi in modo da interessare una superficie più ampia (bulbo) e quindi con minor carichi concentrati? Il muro o diaframma armato realizzato per conci va bene ma come ricorda Antonio è lento da realizzarsi e il cemento comunque richiede tempo per far presa.
I blocchi di cemento si possono trovare presso le ditte che producono frangiflutti.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
#23222 15/05/2006 11:33
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Se lo spessore della parte in movimento è di 7 m,come sembrerebbe dal post, l'incastro è sicuramente troppo ridotto (di solito, in prima analisi si utilizza 1,5 volte la parte libea) e poi per sostenere la berlinese servono almeno 2 ordini di tiranti.

#23223 18/05/2006 15:43
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Intuitivamente le argille si scollano a 8,9 m al contatto con il substrato roccioso.
I drenaggi orizzontali vanno benissimo, anche se io li assocerei a gabbioni che accomodano i movimenti delle argille e consentono allo stesso tempo il drenaggio.

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