ciao Gaio, vedo che sei un esperto delle prove triassiali e, se posso? ne approfitto per avere qualche delucidazione riportandoti quello che so io sulle prove triassiali dall'università e da approfondimenti effettuati sui libri:

Ammettiamo di avere un terreno sabbioso (o comunque con alta permeabilità) dove si vuole andare a costruirci sopra un edificio (quindi con incremento di carico) e ammettiamo che il terreno sia saturo (quindi la condizione più critica). Se noi mettessimo il carico all’istante su quel terreno, all’inizio il carico andrebbe a gravare sull’acqua (quindi pressioni neutre) e poi, man mano che l’acqua viene espulsa, la pressione passa dall’acqua ai granuli (e quindi si passa da pressioni neutre a pressioni efficaci). Questo passaggio da pressioni neutre a pressioni efficaci e tanto più veloce quanto più elevata è la permeabilità del terreno. Inoltre se le pressioni passano sui granuli il terreno può sviluppare l’attrito.
Adesso, però, è difficile che nel costruire un edificio questo imprima un carico immediato su un terreno, ma solitamente il carico viene applicato gradualmente, gettando prima le fondazione, poi i vari piani, per poi arrivare fino al tetto, e quindi, se il terreno è un terreno con alta permeabilità allora questo reagirà per un periodo relativamente breve con le pressioni neutre e poi (man mano che si applicano nuovi carichi) sempre più in sforzi efficaci e quindi sviluppando l’attrito.

Quindi, a mio parere, la prova triassiale CD è particolarmente indicata per questo tipo di terreni perché, nell’effettuarla prima si comprime il campione con una pressione idrostatica e quindi si passa da pressioni neutre a pressioni efficaci e poi si imprime una pressione verticale (o direzionale) che ci porta a rottura il campione e da questo, con i cerchi di Mohr si ricavava l’attrito.

In alternativa alla prova triassiale, sulle sabbie si può effettuare la prova di taglio diretto, che anzi funziona molto bene ed è anche più economica, però ha il difetto di provocare una rottura luogo una superficie del campione prestabilita e quindi può sfalsare di qualche grado (due o tre gradi) il risultato sull’angolo d’attrito.


Adesso ammettiamo di avere un terreno argilloso saturo (o comunque un terreno a bassissima permeabilità) dove si vuole costruirci sopra un edificio (quindi sempre con incrementi di carico).
Applicando il carico il terreno reagirà all’inizio con le pressioni neutre e poi, col passare del tempo, in sforzi efficaci, però in questo caso, vista la bassa (se non nulla) permeabilità delle argille, il periodo di espulsione dell’acqua sarà molto più luogo e quindi per un periodi relativamente lungo il terreno argilloso all’inizio non svilupperà attrito e avrà soltanto coesione e poi, dopo un periodo relativamente lungo, svilupperà oltre alla coesione anche l’attrito (questo perché, dopo un periodo relativamente lungo, le pressioni passano dall’acqua ai granuli).

Quindi, a mio parere, la prova triassiale UU è particolarmente indicata per problemi di carico a breve termine su terreni argillosi saturi, dove il terreno argilloso, sottoposto ad un carico, a causa della bassa permeabilità, non ha il tempo di dissipare le pressioni neutre e quindi non può sviluppare l’attrito. Questo perché, essendo la triassiale UU una prova effettuata su campioni non consolidati e non drenati, allora, portando a rottura il campione, quello che si ricava e la coesione non drenata.

In alternativa alla triassiale UU, sui terreni argillosi, per ricavare la coesione, si può effettuate la prova di compressione semplice o prova di espansione laterale libera.


Più complicato è spiegare perché io userei la triassiale CU per problemi di carico a lungo termine (quindi dopo un certo periodo che abbiamo costruito l’opera) su argille sature.
Se noi carichiamo un terreno argilloso saturo, dopo un periodo di tempo relativamente lungo (il periodo è relativamente lungo in funzione della permeabilità e quindi in funzione della velocità di espulsione dell’acqua), oltre alla coesione (che era già presente prima) si svilupperà anche l’attrito.

Adesso, la prova Triassiale è una prova che, solitamente, si effettua in due fasi: una fase in cui si ha la possibilità di esercitare una pressione idrostatica (quindi in tutte le direzioni) e una fase in cui si può esercitare una pressione verticale (o comunque lungo una direzione) e in tutte e due le fasi si può decidere se fare uscire acqua o meno dal campione.
Nella prova triassiale CU e quindi consolidata e non drenata, nella prima fare si esercita una pressione idrostatica (quindi in tutte le direzioni) lasciando che l’acqua possa uscire dal campione e nella seconda fase si imprime al campione una forza verticale (per portare a rottura il campione) senza consentire che l’acqua possa uscire dal campione.
Quindi nella prova triassiale CU nella prima fase il campione viene lasciato consolidare sotto una pressione idrostatica e nella seconda fase il campione viene portato a rottura applicando una pressione verticale e impedendo che fuoriesca acqua. Nella seconda fase durante l’applicazione della pressione verticale senza drenaggio viene misurata la pressione neutra.

Come è noto:

pressione totale = pressioni efficaci + pressioni neutre

quello che a noi interessa per ricavare l’attrito è la pressione efficace che è data da:

pressione efficaci = pressione totale – pressione neutre

e quindi in modo indiretto (cioè attraverso le pressioni neutre) si ricavano le pressioni efficaci e da questo è possibile tracciare i cerchi di Mohr e si ottengono i valori corrispondenti di coesione e attrito.
In alternativa alla triassiale, per problemi di carico a lungo termine, se si vuole ricavare attrito e coesione, si può effettuare la prova di taglio diretto, però questa prova effettuata su una argilla (considerando la bassa permeabilità) è molto lunga da effettuare, invece con la triassiale CU si vanno a misurare le pressioni neutre e quindi, pur rimanendo una prova relativamente lenta, è molto più veloce della prova di taglio diretto; inoltre nella prova di taglio diretto rimane sempre il problema che il taglio si effettua su una superficie predefinita e quindi i valori dell’attrito possono variare.

Quindi, per quanto ne so io, il fatto che la triassiale CU sia una prova che si effettua su terreni a bassa permeabilità (come argille) per problemi di carico a lungo termine è proprio per il fatto che c’è un risparmio di tempo (e quindi di denaro) nell’effettuare questa prova.

Questo è quello che io ho potuto capire dall’università e da qualche libro (come ad esempio in “elementi di geotecnica” di Colombo, o sul manuale del geologo).

Quindi quello che ti chiedo (naturalmente se hai voglia e tempo di rispondere) è dove sbaglio nel ragionamento che ho fatto?

Ciao Cloud