Ciao Gaio, grazie per avermi risposto, per quanto riguarda la mia delucidaione, effettivamente, non ha tanto senso, infatti, come mi ha suggerito massimo trossero, rileggendo più attentamente quello che avevi già scritto in precedenza, mi sembra di avere riportato degli esempi che riproducono, per ogni prova, le condizioni del terreno che avevi già riportato tu per le stesse prove.
In realta, sentendomi io un novizio in materia geotecnica, a me serviva una visione critica, sul mio ragionamento, da parte di qualcuno che ne sapesse più di me, quindi ti ringrazio nuovamente per la risposta.

Per Massimo Trossero, mi sono laureato a Pavia

Massimo, di già che ci sono, ne approfitto per rispondere alla domanda che avevi posto qualche giorno fà (cioè come prepriamo il campione sabbioso per la prova).
Allora, se il campione è un campione sabbioso, senza presenza di materiale più fine che possa dare coesione, allora quello che si cerca è l'attrito e non la coesione, perchè se si ricava della coesione nelle sabbie pure (e non cementate) allora questa è una coesione apparente dovuta a fenomeni di incastro tra i granuli, coesione che in natura potrebbe non esserci e quindi nei calcoli solitamente non si considera.

Adesso, considerando che, sia la prova triassiale che la prova di taglio diretto vengono fatte su campioni sottoposti a stati di consolidazione crescente (quindi al fine della determinazione dell'attrito in laboratorio non dovrebbe interessare lo stato di addensamento che il campione ha in natura), e visto che non si considera la coesione, allora il campione penso che possa essere rimaneggiato.