Chi ti dice che un movimento franoso non inneschi una isorientazione delle scaglie?
Relativamente all'Appennino Meridionale con il termine di Argille Scagliose o Varicolori (a seconda dell'autore) si intende, in letteratura, quel complesso FLYSHOIDE alloctono di provenienza interna costituito da argille grigio piombo con fiamme verdi e rosse, marne, calcareniti, arenarie, calciruditi silicifere inglobanti a volte, olistoliti più o meno estesi e potenti costituiti da calcilutiti di tipo scaglia o da successioni terrigene.
Detto ciò, la storia geologica di tali terreni, unitamente alla sua natura litologica estremamente eterogenea e caotica non credo, francamente, che possa far associare tali terreni, come comportamento meccanico, ad un ammasso roccioso che, seppur fagliato, cataclasizzato, ecc., continua a presentare una certà isoorientazione degli strati (ovviamente non nelle zone di rottura e/o di dislocamento), sicuramente a piccola scala.
Mi permetto di riproporti, cambiandone il segno, la stessa domanda che hai fatto a D.M.:
chi ti dice che, in un ammasso siffatto (argille scagliose) puoi avere una stessa orientazione delle scaglie soprattutto tenendo conto che le frane in tali terreni, seppur a volte possono cominciare come scorrimenti rotazionali, evolvono sempre in colate lente dove vi è una continua plasticizzazione del materiale soprattutto laddove sono presenti piccoli olistoliti carbonatici.
Concludo ricordando i risultati di un lavoro della buon'anima del Prof. Ing. Arturo Pellegrino, pubblicato nel 1982 dal C.N.R. insieme a Luciano Picarelli, "Contributo alla caratterizzazione geotecnica di formazioni argillose intensamente tettonizzate", dove si sottolineava quanto fosse opinabile la valutazione delle caratteristiche meccaniche delle argille scagliose non solo relativamente alle indagini in sito ma anche a quelle di laboratorio, poichè, spesso, si incontravano difficoltà di interpretazione degli stessi risultati. Gli autori confermavano un'osservazione precedente del Prof. D'Elia (1977), ("Geotechnical complexity of some italian variegated clay shales". Proceed. Int. Symp. "The geotechnics of structurally complex formations., v.2) relativamente al fatto che le operazioni di campionamento possono produrre in misura + o - marcata, una variazione della porosità e della struttura per effetto combinato dell'annullamento dello stato di coazione a cui sono sottoposte le scaglie e dello stato tensionale di tipo tagliante indotto dallo stesso campionamento.
Si tenga infine presente che, come per tutti i terreni sovraconsolidati, anche le A.V. presentano delle significative modifiche nei loro caratteri fisici (vedi struttura), anche per piccole variazioni tensionali ed ambientali.
Un'ultima curiosità:
La coesione che talvolta si registra nelle sabbie, ritengo sia spiegabile con una minima adesione capillare fra granuli anche grossolani.
mi auguro che ci si riferisca a sabbie fini (hcr = 0,3 - 3,50) e non a sabbie grossolane (0,03 - 0,80) se si parla di valori significativi (!?) per una valutazione sulla capacità portante Qlim !
Talvolta capita quando la velocità di taglio è leggermente elevata e non si dissipano le pressioni neutre.
non conosco nel dettaglio la prova di taglio, ma la velocità con la quale si sposta il telaio della scatola di taglio, non è normata ?