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Rispondo a Cloud, perchè al collega Cascone, che si permette di mettere in dubbio che io sia davvero un geologo, rispondo in privato, perchè certe "cose" vanno risolte a quattrocchi (come dice un tizio di mia conoscenza).
Cloud,
non prendere per oro colato quel che ti dico, perchè io non sono così competente come dice D.M..
Secondo me, il tuo ragionamento parte da una buona deduzione: "se non posso avere un campione rappresentativo, cerco di capire in che condizioni si trovi in situ e poi lo ricostruisco in laboratorio"
Credo che la strada sia quella giusta, però forse dovresti utilizzare prove in situ più idonee, così come ti suggerisce D.M.
Ragionaci e fammi sapere. Saluti Gaio
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miiiiiii !!!.......finì a schifiooo !!........ ti aspetto ! 
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui" (Ezra Pound)
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ciao D.M. effettivamente, vista la mia poca esperienza, non ho molta confidenza sul vero significato di tali termini, comunque ti ringrazio per avermelo fatto notare e ti invito (sempre se ne hai tempo e voglia), di farlo anche in futuro.
per Gaio
Ho provato a fare questo ragionamento: io so che quando si addensano artificialmente terreni come sabbie e ghiaie, un metodo per vedere quanto si è riusciti ad addensarli, è quello di fare (passatemi il termine) un buco (magari con uno scavatore) e di misurare il suo peso secco, dopo di che nello stesso buco si può stendere un foglio di plastica sottile (quindi impermeabile) e si riempe d'acqua, in questo modo, versando poi l'acqua in un contenitore graduato si può risalire al volume e quindi con i due dati (peso secco e volume) si può risalire al peso di volume secco il quale ci dà un'idea di quanto è addensato. Inoltre, avendo il volume che aveva da dove è stato prelevato e avendo il materiale prelevato, raggiungendo in laboratorio la densità che aveva raggiundo dove è stato prelevato, allora si può ricavare l'attrito con quella densità. Quindi la mia risposta è: si preleva una certa quantita di sabbia e si determina il volume che aveva in natura quella sabbia, e si ricavano poi in laboratorio l'attrito. Adesso quello che non so è se a una profondità di -15 m dal p.c. riesco a misurare il volume e se riesco a prelevare veramente la quantità di sabbia corrispondente a quel volume.
Un altro metodo potrebbe essere quello di determinare la densità relativa con una prova penetrometrica e poi prelevare il campione, anche rimaneggiato e, dopo aver raggiunto in laboratorio la densità che aveva in natura, derminare l'attrito; ma a questo punto, visto che ho fatto una prova penetrometrica, allora l'attrtito lo ricavo già dalla prova.
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Non improvvisate esistono Standard Methods, naturalmente non italiani, per tutto quanto è qui discusso.
Vedi ASTM
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effettivamente, vista la mia poca esperienza, non ho molta confidenza sul vero significato di tali termini, comunque ti ringrazio per avermelo fatto notare e ti invito (sempre se ne hai tempo e voglia), di farlo anche in futuro. Caro GeoCloud, il mio non era un rimprovero, cercavo semplicemente di indurti a valutare con cognizione di causa i termini da te utilizzati per citarli con maggior rigore. Ad esempio, il coefficiente di permeabilità (perchè di coefficciente bisogna parlare) dipende dal quantitativo di materiale fine presente nel materiale. Se la sabbia pulita la compatto non vado a variare il suo fuso ganulometrico quindi .... ...... in sostanza: il coeff di permeabilità "k" diepende essenzialmente dalla dimensione media dei pori legata a sua volta alla granulometria. Non a caso Hazen fu il primo a dare una interpretazione empirica di "k" valutando una semplice analisi granulometrica. inoltre "k" non è uguale a "K" ...è un errore che fanno molti studenti.
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Cloud,
come dice V.M. esistono metodi standadizzati per ricostruire un campione in laboratorio.
Comunque la tua ultima ipotesi è quella che seguirei anche io.
Fare una prova SPT, prelevare un campione il più rappresentativo possibile, quanto meno nella granulometria, ricostruirlo in laboratorio ecc. ecc.
Tieni presente una cosa: una prova SPT ti da informazioni molto limitate. Una serie di prove lungo una verticale sicuramente te ne da di più.
Sicuramente per determinare le caratteristiche di un deposito sabbioso, non c'è meglio di fare prove penetrometriche, a dispetto di qualsiasi laboratorio geotecnico.
Però, prima, si è parlato della possibilità che hai di riprodurre in laboratorio stati tensionali, che magari non sono caratteristici del deposito, ma che potrebbero diventarlo: in uno studio "di previsione" le prove di laboratorio possono quindi assumere un ruolo importante.
A presto Gaio
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Iscritto: Mar 2002
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Dovendo svolgere una campagna geognostica per un sottopasso; molto in prodondità, so che troverò materiali fini. Sono indeciso se programmare una prova di taglio piana ed una prova edometrica, o se optare per una prova consolidata drenata da cui se ho capito bene oltre a i parametri drenati, trovo anche direttamente il modulo elastico. Qualcuno chè abbia più pratica e dimestichezza con le tx mi può consigliare?
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Iscritto: Aug 2002
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Cosa intendi per "materiali fini"..."molto in profondità"?
In ogni caso tieni presente che qualsiasi programma di analisi di laboratorio dipende esclusivamente da quello di cui hai "bisogno" tu per dare indicazioni/prescrizioni a chi progetterà la realizzazione del sottopasso.
Infine la prova triassiale non ti da risultati diretti circa il modulo elastico.
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Iscritto: Mar 2002
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1) Casualmente ho scoperto che a -15m si potranno rinvenire dei materiali fini, limi probabilmente. Ma se ne sapessi di più avrei già eseguito il sondaggio non trovi?
2) Strano, mi pareva di ricordare che tracciando la tengente o la secante sul grafico della prova tx si ottenesse il modulo elastico del terreno, non ovviamente quello edometrico.
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"1) Casualmente ho scoperto che a -15m si potranno rinvenire dei materiali fini, limi probabilmente. Ma se ne sapessi di più avrei già eseguito il sondaggio non trovi?"
Pensavo che tu avessi maggiori informazioni in merito, ecco perchè ti ho fatto la domanda. Anche perchè i cosiddetti "materiali fini" in depositi "giovani" hanno caratteristiche diverse da quelle di depositi "vecchi", che potrebbero essere, per esempio, sovraconsolidati (cfr. "molto in profondità")
"2) Strano, mi pareva di ricordare che tracciando la tengente o la secante sul grafico della prova tx si ottenesse il modulo elastico del terreno, non ovviamente quello edometrico."
Dalla tangente ai cerchi di Mohr ottieni coesione ed angolo di attrito.
Forse ti stai confondendo con i risultati di prove pressiometriche?
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