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ragazzi mi riservo di studiare la cosa domani mattina; sono troppo stanco adesso. Ho individuato la fig. 7.4b, credo di avere la tua stessa edizione, ti farò sapere.
buonanotte
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui" (Ezra Pound)
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ho letto il capitolo 7 del Bowles con particolare riguardo al paragrafo 7.2 dove si mette in evidenza una D relativamente al plinto o al cordolo (fig. 7.4b). Francamente la valutazione di D, qualora il progetto prevedeva un seminterrato, mi aveva già lasciato perplesso tempo fa. Se consideriamo che con la quantità q*Nq si considera l'effetto stabilizzante offerto dal peso del terreno ai lati di una fondazione, fino a quando ci si trova in condizioni di non-seminterrato tutto sembra filare liscio. Nel caso invece di seminterrato la questione si complica perchè il lato interno allo scavo ovviamente non viene reinterrato facendone venire meno pertanto la componente stabilizzante su uno dei due lati della fondazione considerata. Osservando la figura 7.4b del libro sembra che Bowles risolva la questione ponendo come valore di D l'altezza del rinterro che corrisponde all'altezza del plinto o del cordolo. A questo punto mi sovvengono due domande a cui avrei piacere ricevere risposte da Massimo e Mccoy o da chiunque altro se la sente:
1) prendendo ad esempio sempre la fig. 7.4b, il valore di D alla sinistra del plinto o cordolo non corrisponde al D alla sua destra avendo ovviamente un rinterro nettamente superiore potendo addirittura arrivare al precedente piano campagna. Come calcolare allora l'intera componente q*Nq tenendo conto che la quantità è stata calcolata, secondo il teorema del limite superiore e del limite inferiore, su ambo le parti ?
2)in zone sismiche è risaputo che le strutture fondazionali devono, per legge, essere collegate. Nel caso di travi rovesce, qualora la struttura sia di ridotte dimensioni, il collegamento con altre travi dovrebbe definire un unico corpo rigido che si potrebbe considerare alla stregua di una platea. In questo caso la valutazione del D dovrebbe essere non più quella di fig. 7.4b ma quella di fig. 7.4c e pertanto ricondurre la D all'intero spessore del rinterro che potrebbe coincidere anche con il precedente piano campagna. Giusto o sbagliato ?
grazie Alessandro Cascone
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Alla domanda 1 ti rispondo che io sono convinto si usi il D più piccolo, come già si fa se ci pensi per il calcolo dei muri (NB io personalmente non calcolo la stabilità dei muri ma la capacità portante della base semmai). Molti programmi di calcolo della capacità portante hanno una funzione che elimina D, fatto che conferma che i progettisti spesso non si fidano della qualità del rinterro, che è sempre misero. 2) Mi spiace contraddirti ma tecnicamente e normativamente le ordinanze ed il DM permettono su certe categorie di suolo di non usare i cordoli di collegamento, ma questo è un dettaglio e poi magari i controllori le vogliono per ignoranza loro. Il punto è che nell'edizione inglese la fig 7.4c è una platea (nell'italiana non so) e giustamente si parte dal piano campagna per assegnare D, ma nel caso di un reticolo di travi la cosa diventa più azzardata.
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Vorrei aggiungere comunque che queste capacità portanti specie con D elevato debbono essere valutate con cautela. E' sempre necessario uno studio dei cedimenti! Che spesso le dimezza.
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credo che la scelta del D minore sia senz'altro sensata visto che alla fine dà valori di Qlim minori e pertanto più cautelativi; rimane però il dubbio se poter considerare o meno il tutto (travi +travi di collegamento) come un unico corpo. Mi spiace contraddirti ma tecnicamente e normativamente le ordinanze ed il DM permettono su certe categorie di suolo di non usare i cordoli di collegamento mi mandi, per favore, i riferimenti normativi ? condivido pienamente quanto dici circa il dimezzamento di Qlim relativamente ai cedimenti. P.S. anche nell'edizione italiana la fig. 7.4c è relativa ad una platea
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Grazie a tutti. L'immagine del Bowles è molto chiara e mi ha confermato quello che pensavo.
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I riferimenti normativi sono Il nuovo DM e l'OPCM corretta. Leggendoli con attenzione man mano che si procede si vede che nonostante le categorie di suolo vengano inizialmente raggruppate, poi nella progettazione degli elementi strutturali emergono i vantaggi delle migliori (A e B). ti consglio di iniziare con lo strumento "cerca nel testo".
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"rimane però il dubbio se poter considerare o meno il tutto (travi +travi di collegamento) come un unico corpo"
E' un dubbio più che lecito, e in merito al quale ho personalmente interpellato vari professionisti di altre nazioni e ho discusso con vari colleghi e strutturisti qui in Italia.
Strutturalmente , gli studi dell'indiano Kyrian dimostrano che platea = reticolo soltanto con il 75% di copertura.
Nella pratica, siamo interessati a capire se i membri (singole travi) del reticolo possono collassare individualmente o no. La risposta (ripeto, aperta a dibattito) è che il collasso del reticolo segue il modello del collasso del singolo membro soltanto nelle seguenti condizioni:
-Terreno omogeneo e isotropo -sollecitazione sismica, se c'è, della stessa intensità e direzione per tutti i membri -membri sufficientemente rigidi -omogeneità nei carichi (pressioni) -mancanza di vincolo da parte degli altri membri (altrimenti c'è poco da fare, la trave non si muove a sufficienza!)
Tali condizioni essendo soddisfatte, il reticolo "affonda" in blocco, e al di sotto di ogni trave comparirebbero le note superfici di rottura. E' un'eventualità molto rara, se non impossibile. Le spirali di rottura potrebbero sovrapporsi se le luci sono piccole e cambiare leggermente le condizioni, ma il meccanismo rimane quello solito.
D'altra parte, nulla ci vieta di ipotizzare che si possa formare una superficie di rottura lungo il perimetro del reticolo, senza interessare i membri interni.
A mio parere, una soluzione ragionevole (ma molto cautelativa)può essere:
Rd = MIN {Rd trave, Rd intero reticolo},
ossia, bisognerebbe verificare entrambe le soluzioni (collasso della trave e collasso del reticolo che si comporta come platea, con carico che agisce sull'intera superficie occupata dallo stesso: superficie di massimo ingombro) e adottare la Rd minore. La pigra fondazione sceglierà ovviamente il meccanismo con minore lavoro.
Rammento che, in alcuni casi, l'Rd della platea potrebbe paradossalmente risultare sfavorevole: strati molto soffici in profondità o adiacenza ad un pendio.
Scusate, sostituite pure a Rd Qlim se si capisce meglio.
Il discorso di cui sopra vale esclusivamente per gli SLU. Per gli SLE o cedimenti, si fa ancora più complesso.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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I riferimenti normativi sono. Il nuovo DM e l'OPCM corretta ma no !! ho capito, devo cercarmi da solo gli articoli 
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Cascone, posso confermare quanto detto da Massimo: i collegamenti non sono obbligatori su suoli 'A' , macrozona qualsiasi; in macrozone 3 e 4 l'obbligo non sussiste anche per suoli 'B'. Mi sembrano regole del tutto sensate, anche se, dove si utilizza tradizionalmente il reticolo, si collega tutto dovunque. Anche sull'arenaria litoide non fratturata e sul grainstone di buona qualità, senza economie. Il riferimento è la OPCM 3274, all. 4, 3.3.1
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