Bisogna sempre avere chiaro quale è l'obiettivo dell'indagine geofisica: è vero che la tomografia elettrica è molto più dettagliata del singolo SEV, sopratutto perchè ti da una reale informazione bidimensionale, mentre il SEV è monodimensionale. Se voglio quindi cercare una faglia o passaggi laterali di resistività debbo fare tomografia perché i SEV possono essere falsati dai bruschi passaggi laterali, per cui, quando passo con i picchetti su di un terreno diverso, mi si possono presentare degli strati fittizi.
Va però detto che la tomografia ha scarsa penetrazione, per lo meno se si usano gli strumenti attualmente in commercio: con un 64 elettrodi e spaziatura di 10 m non posso scendere oltre un centinaio di metri di profondità. A quel punto è gioco forza ricorrere al caro vecchio SEV.
Una tecnica alternativa, purtroppo poco conosciuta in Italia, è il TDEM (Elettromagnetismo nel dominio del tempo) che ti consente di ricavare, al pari del SEV, dei modelli 1D, ma a costi decisamente inferiori, grazie alla maggior penetrazione del sistema ed al minore numero di personale richiesto: 2 persone possono tranquillamente eseguire una ventina di sondaggi profondi (intendo ben oltre i 100 m) nell'arco di una giornata di lavoro.
Il metodo poi ha il vantaggio di non richiedere il contatto del sistema energizzante col terreno (lavora per induzione), per cui li puoi eseguire su rocce, acqua, ghiaccio, etc., e di essere molto più preciso nel rilevare i conduttivi (non per niente è nato per la ricerca mineraria).
Per contro è molto più sensibile nei confronti del rumore e.m. di fondo, per cui è quasi sempre inutilizzabile all'interno di centri abitati o in adiacenza a servizi elettrici.