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OP
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Complimenti Cascone, dimostri di conoscere la materia (o meglio ancora i "materiali" --->pozzolane e piroclastiti più in generale) e ne parli con cognizione di causa! Ragazzi, seguo sondaggi da almeno 10 anni e possiedo un DL30 con il quale avrò fatto qualche centinaio di prove, so dove cammino!! Posso capire Massimo che in piemonte ha a che fare con litoitpi completamente diversi, ma sentirmi dire da VM, che a quanto vedo è di Roma, di lasciar perdere.......
geoma
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Iscritto: Oct 2000
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Ma allora bleffi un po' eh geoma . Perchè non dirlo che hai un dl30. Ebbene su cosa si ferma il DL30 dalle tue parti? 
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Cascone, grazie sulla informazione Pozzolana, in effetti me lo schiedo spesso cosa sono, ma non ho mai trovato una definizione soddisfacente. Quindi sono ceneri vulcaniche? O anche prodotti di erosione da altri depositi. Quale mineralogia prevalente hanno?
Non concordo invece sul tufo che secondo me è una roccia immediatemente dopo la deposizione, non so se solidifica in ore o giorni o mesi. Qualcuno che ha fatto studi specifici o è più freso vuole dire la sua?
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Iscritto: Aug 2006
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OP
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Iscritto: Aug 2006
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Massimo quì nessuno bleffa, c'è soltanto un confronto, uno scambio di opinioni relativamente ad argomenti prettamente tecnici. Vorrei acquistare uno strumento che conosco poco e sto chiedendo informazioni a chi ne sa più di me. Il DL30 attraversa alcune pozzolane ed anche i tufi "terrosi", mentre si arresta all'interno dei tufi litoidi.
geoma
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Se sono litoidi, lo dice la parola stessa, le prove penetrometriche non si possono fare.
DOve va un DL30 va anche una CPT con una qualità di indagine immensa. Generalmente dove abbiamo un Nspt>>10 la CPT si ferma. La CPT con un TG63/100 si può fare solo su una superficie di appoggio eliche coesiva al limite su una ghiaia terrosa sciolta. Tutto il materiale grossolano impedisce alle eliche di penetrare rendendo impossibile il contrasto. Generalmente basta inserire le eliche per 1,75m nel terreno. L'ideale è un prato. Con suolo umido.
Non te la prendere, è tipico del forum, scrivendo si danno per scontate troppe cose. Se scrivi "non ho esperienza", vuol dire che non hai mai seguito prove, come facciamo a sapere che hai addirittura un DL30.
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Iscritto: Aug 2006
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OP
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"L'ideale è un prato. Con suolo umido."
Ok, chiederò alla Pagani di integrare l'offerta con un quitale di seme da prato ed una tanica di acqua da 20 lt.
geoma
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Massimo quì nessuno bleffa, c'è soltanto un confronto, uno scambio di opinioni relativamente ad argomenti prettamente tecnici. Vorrei acquistare uno strumento Un onsiglio, lascia perdere.
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Iscritto: Aug 2006
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OP
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Iscritto: Aug 2006
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VM, risolvi i tuoi problemi da solo, non ho bisogno dei tuoi.....onsigli, pertanto, visto lo scarso interesse delle tue risposte, sei pregato di astenerti, grazie!
geoma
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Iscritto: Dec 2004
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scusa Massimo solo adesso ho letto le tue domande. Cerchero di rispondere sinteticamente:
le pozzolane sono ceneri vulcaniche prevalenti con, a volte, lapilli pomicei e/o scoriacei e/o lapidei. Possono essere di deposizione primaria e secondaria (rimaneggiate e/o dilavate). Con il termine pozzolana non si considerano gli eventuali prodotti di erosione di altri depositi. La dimensione delle particelle varia da alcuni micron ad alcuni millimetri e talvolta raggiunge il centimetro (pomici). Granulometricamente parlando sono considerate sabbie limose o limi sabbiosi, (generalmente) debolmente argillose ma comunque sempre " la frazione fina (d < 0,4 mm) non è minimamente formabile se impastata con acqua (Pellegrino A. 1967) Mineralogicamente parlando sono costituite da particelle di sostanza vetrosa più o meno soffiata e vacuolare con superficie esterna dal contorno irregolare. Geotecnicamente parlando sono considerate "incoerenti puri" privi di coesione (se non apparente) Il tufo rappresenta lo stato litoide di tali materiali contrariamente a quanto si pensava negli anni 50-60 quando la pozzolana, subito sopra la parte litoide, veniva impropriamente chiamata "cappellaccio" considerando con tale termine la parte alterata del tufo. Circa l'origine di tali materiali, il discorso è alquanto complesso in quanto si sono alternate, ciclicamente negli ultimi 37.000 anni, due "sorgenti di alimentazione", i Campi Flegrei ed il Vesuvio.
La bibliografia disponibile è davvero notevole. Se vuoi avere però un quadro complessivo sulle caratteristiche fisiche-meccaniche ti consiglio un articolo della buon anima del Prof. Ing. Arturo Pellegrino - Proprietà fisico-meccaniche dei terreni vulcanici del napoletano - pubblicato dall'AGI nel 1967 al VII Convegno di Geotecnica tenutosi a Cagliari.
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui" (Ezra Pound)
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Grazie infinite, ora ho le idee chiare.
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