Scusate se mi intrometto in un discorso non tanto “mio”, visto che non possiedo penetrometri, ma avendoli visti usare e, sinceramente, avendone utilizzati anche personalmente come tecnico-operatore, mi chiedo se veramente tali attrezzature siano utilizzabili su terreni come quelli descritti da Cascone.

Da quel poco di esperienza che ho, mi è sembrato di capire che il vero limite di tali attrezzature, oltre chiaramente alla spinta max esercitabile, stia sicuramente nel contrasto gravitativo e nella sua corretta distribuzione, ma soprattutto nel sistema aste-punta, soprattutto quando si raggiungono discrete profondità.

Mi è capitato infatti di vedere eseguire prove CPT, con penetrometri montati su carrelli, che si sollevavano da un lato già a –10.00m dal p.c. ; qualcuno poi mi spiegò che attrezzature montati su carrelli, vanno bene per prove su terreni soffici o comunque poco resistenti, ma che per fare prove su litotipi discretamente addensati e/o coesivi l’unica alternativa fosse montare l’attrezzatura su un camion zavorrato.

In effetti, avendo avuto la fortuna di lavorare personalmente con attrezzature del genere, l’unica volta che mi è capitato di veder sollevare un camion è stato “pizzicando” un livello di ghiaia grossolana che non era stato segnalato dal Committente: il risultato fu rovinare la punta di un piezocono con estrema felicità del proprietario dell’attrezzatura stessa...

Quindi, forse, al collega che vuole comprare un penetrometro statico da usare su sabbie addensate, non sarebbe più giusto consigliare di assemblare il tutto su un camion, pena non poter validamente usare una simile attrezzatura?