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Gentili colleghi, devo fare un preventivo tecnico-economico per un piccolo intervento edificatorio in adiacenza ad una forra fluviale, strapiombante per una decina di metri.
Si tratta di una semplice tettoia dal carico veramente modesto (il progettista stima 800kg/mq). L'intervento avverrà per demolizione della vecchia struttura e ricostruzione; verrà gettata una platea, ancorata a monte. Da un punto di vista geologico-tecnico i conglomerati quaternari che verranno interessati dalla fondazione hanno mediamente ottime caratteristiche, salvo locali perdite di cementazione. Dato il budget limitato dell'amministrazione (strano, vero?!) un sondaggio è da escludersi. Io ho pensato ad eseguire le seguenti indagini "in economia" in situ: a) alcune verifiche della profondità del livello conglomeratico sul piano di fondazione, tramite penetrometro dinamico o (meglio) carotatrice tipo "hilti" in modo da avere anche qualche campione in mano. b) indagine visiva della superficie verticale della forra (mi calerò con una corda o con un cestello se lo mettono a disposizione...) eventualmente associata a qualche misura tramite sclerometro (Martello di Schmidt) ammesso che abbia senso
Mi è capitato, in passato, di stimare l'RQD di ammassi rocciosi, per piccoli interventi in cui un carotaggio non sarebbe stato giustificato, tramite il conteggio delle discontinuità visibili in superficie per unita di lunghezza e l'utilizzo di formule di correlazione.
Data la natura del conglomerato in questione, costituito da ciottoli e blocchi arrotondati (decimetrici) in matrice calcarea, non so come comportarmi, per fornire qualche dato quantitativo
Vorrei la vostra dotta opinione al riguardo; ogni parere, consiglio o riferimento bibliografico sarà molto gradito.
Grazie molte e buona giornata a tutti voi, Davide
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ciao Davide72, alcune considerazioni: 1)a mio parere, 800 kg/m2 non è un carico modesto, e mi pare tanto per una semplice tettoia... quindi ci andrei cauto
2) ma i conglomerati sono "placcati" sulla parete?
3) se la risposta è sì, io non me la sentirei di fondare su dei conglomerati "placcati" su roccia, ma piuttosto utilizzerei ancoraggi speciali per fondare direttamtne su roccia, ammesso che questa abbia caratteristiche geomeccaniche decenti...
4) una tettoia strapiombante di 10 m su una forra... cosa dice il PRGC? in che Classe è?
5) in quale classe di simicità ricade?
Max Pautasso
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Ciao Max, e grazie per la risposta. Premetto che ho parlato con l'architetto solo stamattina e cercherò dati più precisi, comunque:
1) la tettoia verrà edificata a scopo "turistico", appunto per consentire la visione della forra, la committenza è il Comune stesso, per cui credo (ma verificherò senz'altro) che il PRGC non ponga vincoli in questo senso (anche perchè era preesistente)
La struttura è comosta da 4 pilastrini in cls e da copertura in coppo (si, 800kg sono tantini in effetti...)
2) Perdona l'ignoranza, per "placcati" intendi dotati di placche e tiranti? In questo caso la risposta è no: la parete è sana e il conglomerato potente una decina di metri almeno ed esteso per un area ampia centinaia di metri dall'asse del fiume
3) Zona sismica 2
Cosa pensi dell'utilizzo dello sclerometro in questo caso? E come assimilare a discontinuità geomeccaniche il conglomerato?
grazie ancora
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Davide, 800 kg/m2 corrispondono a 0,08 kg/cm2= 80 gr/cm2, pari anche a 7,85 kPa, quindi la tettoia "scarica" sul terreno una miseria! In ogni caso quant'è lo spessore del conglomerato? una decina di metri?(dotato di buone, se non ottime caratteristiche meccaniche). Dove poggerà la fondazione? Com'è stata realizzata la vecchia tettoia? Ci sono danni nella vecchia tettoia? Ed ancora pensi di poter applicare i criteri di meccanica delle rocce ad un conglomerato (appartenente alla categoria delle terre)? Se pensi davvero di voler fare tutto quello descritto da te andrà a finire che la progettazione costerà più della realizzazione della tettoia stessa!! Quindi il mio suggerimento è di analizzare (con scienza e coscienza) la situazione esistente e quella progettuale e vedrai che troverai la soluzione più consona ed economica per risolvere il problema. Ciao e buon lavoro
"La libertà comincia dall'ironia." Victor Hugo, Leggenda dei secoli, 1859
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Verissimo. Il mio dubbio di base è proprio questo: se sia possibile trattare da "roccia" un conglomerato compatto cementato.
D'altro canto fare una verifica speditiva della profondità del livello conglometratico sotto il piano di fondazione è di minima spesa (ho io l'attrezzatura). Nè è molto oneroso fare le prove con lo sclerometro (idem). Ammesso che ciò abbia senso.
La vecchio tettoia era un edificio storico, della quale restano dei muri a secco in discrete condizioni, a dispetto del terremoto del 76 (siamo nel Friuli Orientale).
Oggettivamente le premesse non sono preoccupanti è che vorrei fornire qualche dato, appunto, quantitativo -oltre che qualitativo- per questioni di professionalità a tutto tondo (certi atteggiamenti di altre categorie tecniche li conoscete meglio di me voi tutti...)
Grazie mille e buon lavoro a tutti
Davide
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"Data la natura del conglomerato in questione, costituito da ciottoli e blocchi arrotondati (decimetrici) in matrice calcalea "
"se sia possibile trattare da "roccia" un conglomerato compatto cementato "
Ovviamente prendi con le dovute cautele le mie opinioni, in quanto solo tu conosci la reale situazione dei luoghi. Riscontro tuttavia determinate incongruenze sulla descrizione litologica del sedime di fondazione che fai, quindi ti suggerisco due scelte: 1) il conglomerato è sciolto o "debolmente cementato", ma comunque assimilabile ad una terra e pertanto non puoi applicare i criteri della M.d.R.; 2) il conglomerato è cementato, riscontri una stratificazione naturale ed una fratturazione (meccanica)che ti suddividono l'ammasso (roccioso) in "blocchi", in questo caso potresti applicare i criteri della M.d.R.. Ciao e buon lavoro.
"La libertà comincia dall'ironia." Victor Hugo, Leggenda dei secoli, 1859
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Grazie, molto chiaro. a differenza di come mi sono espresso io.
Il conglomerato fluviale è compatto, cementato (ovviamente il cemento è calcareo: mi sono espresso male).
Trattandosi di ciottoli non si individua una netta stratificazione ma forse si può riconoscere qualche variazione di natura granulometrica che potrebbe essere ricondotta a stratificazione.
Grazie ancora, ti terrò aggiornato.
D.
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Davide 72,
mi sorge spontaneo: un litotipo quale quello da te descritto ha valori di resistenza alti, anche molto alti in funzione del grado di cementazione.
Io procederei come descritto:
-ricerca di letteratura e definizione di un intervallo plausibile dei parametri di resistenza. Troverai valori dispersi in un intervallo ampio. Puramente a titolo di esempio, ti posso dare la descrizione di una tipica breccia carbonatica di origine gravitativa, e non fluviale, presente dalle mie parti:
"breccia cementata con cemento calcitico di consistenza semilapidea fino a lapidea" phi' = 35°, c' = 100 KPa, E = 500 MPa.
Se hai o ti fai prestare una carotatrice per calcestruzzo, potresti prelevare uno o più campioni da sottoporre a prove. Lo sclerometro va anche bene per la qu, ma dovresti rilevare molti dati e sottoporli a trattamento statistico, eliminando gli outliers. Inoltre uno studio dell'affioramento ti permetterà di decidere se essite un reticolo di discontinuità tale che la resistenza dell'ammasso sia governata da questo. E adottare eventualmente i metodi della MDR.
Il tutto per una struttura che impartisce 8 KPa di pressione, mi sembra leggermente esagerato. Ma se ti pagano a sufficienza...
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Davide 72 Fai molta attenzione al cemento: io sto monitorando una parete su cui gravitano numerose abitazioni in cui la presenza, la scarsità o la totale assenza (degradazione) del cemento fà la differenza tra la roccia "dura", tenera e la terra sciolta (ghiaie a basso angolo d'attrito). Fondamentale è capire l'entità della decarbonatazione e le sue motivazioni (circolazione di fluidi, esposizione, zone di scarico acque reflue, etc...) Generlamente ol cemento dovrebbe essere più debole dei singoli clasti per cui se devi tirare fuori num eri dal cappello riferisciti a quello. Se noti zone non cementate in superficie o in qualche "sondaggiello" pèotresti pensare a una prospezione con il georadar, che purtroppo spesso risulta molto cara, ma si può cercare qualche amico o qualche ricercatore... Saluti
"laudato si mi signore per sora nostra acqua tanto umile et preziosa et casta" S. Francesco d'Assisi
Vorlicek Pier - Andrea Phd in applied geology Post doc in hydrogeology vorlicek@libero.it
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Grazie mccoy, grazie VorliceK. Naturalmente no, non mi pagano abbastanza. Che discorsi: il geologo è "il professionista che non serve a niente"; salvo -poi quando succede qualcosa- essere la "colpa di tutti i mali". Come avevo anticipato, sto solo cercando di fornire un prodotto profesionalmente valido. E ringrazio voi tutti per i suggerimenti. Cercherò riferimenti bibliografici, farò il preventivo e poi vedrò il dafarsi. Senz'altro vi terrò aggiornati. Temo, comunque che dovrò calarmi nella forra; dato che la sponda opposta è un pò troppo lontana. Per ogni buon conto prima cercherò di dare un'occhiata con il binocolo.
Buona giornata a tutti.
Davide
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