“Sono passati oramai sette anni da quei tragici giorni e da quel ancor più tragico conteggio che per tanto tempo ha accompaganto ed accompagnerà il nome di questo paese.
E' toccato, purtroppo, all'amministrazione Mancusi, l'ingrato compito di aggiornarlo segnando, accanto ai nomi di quanti la montagna ci ha portato via, quello di un'altra vittima: lambiente".
Non è, per quanto strano possa apparire, la solita drammatizzazione di qualche fanatico ambientalista, ma è solo la constatazione di chi si trova a convivere giornalmente con lo “scempio” che si sta perpetuando da tempo in nome della sicurezza.
Le ragioni che ci portano a dire questo sono insite all’interno dello stesso piano di riperimetrazione della così detta “zona rossa”. Infatti, per stessa ammissione della commissione tecnica, si ammette che la riperimetrazione è legata allo stato di avanzamento della conoscenza del fenomeno franoso, ma la stessa commissione nel contempo ammette che ad oggi gli interventi messi in atto sono stati progettati secondo dei modelli che presentano delle incertezze in merito alla determinazione delle aree di mobilitazione, degli spessori e dei volumi delle frane, alle dimensioni delle colate, delle velocità e delle portate. Quindi, se da un lato si afferma che il fenomeno è conosciuto di più rispetto al 1998, dall’altro si ammette che le incertezze ancora esistono e non sembrano di poco conto”

(da: "La 138a vittima" di Mancusi A. & Ruggiero L. in "Libro Bianco sulla gestione e messa in sicurezza del territorio a sette anni dalla catastrofe del maggio 1998". a cura di Antonio Vallario. SIGEA supplemento al n. 2/2005)

L’affaire Sarno è solo una punta dei tanti iceberg, staccatisi dal ghiacciaio della società civile che galleggiano nel mare del saccheggio perpetrato all’Italia dal dopoguerra ad oggi nel nome del popolo.


Alessandro Cascone


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)