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Buongiorno a tutti/e sono stato incaricato di redigere una relazione geologica e geotecnica per un antico edificio (probabilmente la parte più vecchia risale al XIV sec). In parte ha delle fondazioni poggiante su roccia, precisamente sono arenarie feldspatiche in strati anche di spessore metrico (formazione torbiditica del Macigno). Ho in programma di far eseguire dei sondaggi in fondazione per riuscire a capire la situazione puntuale. Mi chiedo se utilizzando un indagine sismica o una indagine elettrica tomografica, io possa arrivare a definire la continuità del substrato roccioso lungo le fondazioni dell'edificio. Questo perché l'edificio nella parte mediana ha delle lesioni, forse dovute a un interstrato marnoso. Non riesco a eseguire lo scavo in prossimità di queste lesioni per motivi logistici di spazio. L'area circostante l'edificio è costituito da materiale eluvio-colluviale, che non permette di avere una visione chiara della situazione dell'opera fondale. Considerando che le antiche opere fondali sono naturalmente prive di incastro e sono formate unicamente da un opera in muratura formata da pietrame conciato reperito direttamente in loco. In una situazione di intervento su un edificio del genere, qual è l'approccio migliore da seguire? E che tipo di migliorie si possano suggerire per le fondazioni?? Grazie
Il viaggiatore più veloce è colui che va a piedi.
Henry D. Thoreau
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per iniziare farei una indagine sismica ad elevata risoluzione...con la geoelettrica non si evince nulla...arenaria e depositi eluvio colluviali hanno resistività troppo simili, a meno che non ci sia di mezzo l'acuqa...morfologia assetto idrologico idraulico? Le migliorie da eseguire vanno viste in base ai dati ottenuti
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Grazie per la puntualizzazione sulla tecnica di indagine da usare. Morfologia: si tratta di un nucleo abitativo situato a mezzacosta in un area con pendenze variabili da 5-8° per le zone limitrofe e con terrazzamenti. Non ci sono pozzi ma suppongo che non ci sia una circolazione idrica superficiale, e che la prima falda sia nel complesso flyshoide a non meno di 10 metri, probabilmente di più. il colluvio ha spessori mal quantificabili ma ad una prima stima dovrebbero essere dell'ordine del metro fino a 2. Dati più attendibili li potrò sapere appena eseguirò delle indagini dirette. Dici che con una sismica ad alta risoluzione si possa arrivare a definire un substrato roccioso posto anche fosse a meno di un metro dal piano campagna?
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Ciao Matt, ti consiglio di fare molti saggi (immagino con un escavatore), per capire lo spessore della coltre, le caratteristiche della stessa e del basamento nella porszione superficiale; questi dovrebbero garantirti una buona taratura per una sismica a rifrazione, anche sè la morfologia accidentata può complicarne l'interpretazione. per quanto attiene alle migliorie .... come al solito molta cautela, fai bene la geologia e la caratterizzazione geologico-tecnica e lascia allo strutturista le sue competenze. ciao p.s. lo hai poi acquistato quel penetrometro?
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Ciao Miriano e grazie infinite per l'indicazione!! Il penetrometro non lo prendo, chiamo Bartoccioni così almeno facciamo due chiacchiere. Ci sarai domani al seminario della Pasi?
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Henry D. Thoreau
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minore è la distanza tra i geofoni maggiore è la risoluzione. Io in roccia ho provato stendiamnti di 94 m con 24 geofoni e si vedeva abbastanza bene. Si trattava di calcari e argilliti...per indagare un edificio potresti diminuire ulteriormente la lunghezza.
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Io in un caso analogo ho spaziato i geofoni di 2 metri con buoni risultati (copertura su calcari e marne), ma il versante era uniforme e non gradonato; con dei terrazzamenti (con oliveti), non ho ottenuto un profilo concordante con i saggi eseguiti. sì domani penso di andare al seminario
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Miriano allora ci vediamo domani, per i suggerimenti grazie a te e a Orbulina.
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Henry D. Thoreau
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ciao Matt ti sei divertito al seminario? io sono restato solo il primo tempo (e sono arrivato in ritardo), stavo nella penultima fila sulla sinistra (dall'ingresso), inoltre lo stesso intervento lo avevo visto al geofluid di Piacenza, lì peraltro era a luci spente, ed i richiami di fisica 1 sulla dispersione delle onde avevano mandato in estasi sognante almeno il 50 % della platea. E' comunque interessante l'utilizzo delle onde superficiali, proprio per i limiti che evidenziava rispetto alla rifrazione classica sulle inversioni di velocità (le quali sono tuttaltro che sporadiche) ciao
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