Non è vero che il magnetometro non da indicazioni sulla profondità: ci sono dei software adatti che riescono a modellizzare in 2D. Il problema semmai è quello che in aree urbanizzate è difficile tener conto delle variazioni diurne del campo magnetico, a causa dei forti disturbi, per cui non si possono apportare le correzioni temporali. Generalmente si ovvia ricorrendo a misure gradiometriche: misurando pressoché contemporaneamente i valori del campo su due sensori differenti, andandoli a sottrarre annulliamo o quantomeno riduciamo di molto il rumore di fondo. Ciò però non è scontato: mi è capitato di lavorare al centro di Roma, con valori di gradiente comunque ballerini, visto che le oscillazioni del campo di fondo erano più rapide dell'intervallo di tempo che intercorre tra le misure fatte sui due sensori (visto che è fisicamente impossibile registrare effettivamente in contemporanea). In questo caso ho ovviato facendo misure notturne, poiché il rumore e.m. era provocato dalla linea tramviaria che si arrestava tra le 2 e le 5 di mattina. In pratica conviene fare dei test preliminari per verificare se il metodo è utilizzabile.
Concordo con il georadar, che permette di avere informazioni dettagliate anche in aree fortemente antropizzate. Anche qui bisogna però avere una buona dimistichezza con i filtraggi, l'uso di antenne appropriate, considerare la presenza di eventuali strati riflettori (tipo i "san pietrini") che potrebbero fare da schermo, riducendo la capacità di penetrazione. Lo stesso vale se ho coperture molto conduttive.
Non escluderei però la tomografia elettrica, in grado di fornire sezioni 2D di buon dettaglio, sino a profondità relativamente elevate: con un sistema a 48 elettrodi si può tranquillamente arrivare agli 8 m con una risoluzione verticale di circa 50 cm. Anche qui non è tutto rosa e fiori: esiste il problema della resistenza di contatto degli elettrodi, per cui se lavoro in zone asfaltate o pavimentate debbo fare i perfori con il fioretto, per poi tener d'occhio con molta attenzione il contatto galvanico: ovviamente si tratta di un'indagine più laboriosa e costosa del georadar o del magnetometro. Esistono comunque sistemi che sfruttano elettrodi capacitivi che non richiedono l'infissione (tipo Ohm Mapper o Corine) che però hanno limitata penetrazione e scarsa risoluzione, per via del numero limitato di elettrodi che si possono utilizzare: se non ricordo male si può raggiungere un 4-5 m.
Per ultimo non escluderei i metodi FDEM, elettromagnetici nel dominio della frequenza, che sono in grado di fornire informazioni rapidamente su vasti areali, a discapito però della risoluzione laterale e verticale: possono essere adatti per rilevare strutture di un certo ingombro e non quelle più localizzate. Ci sono dei sistemi a multifrequenza (ad esempio il GEM) che, in teoria, riescono ad indagare a varie profondità. C'è però chi sostiene che in realtà, per quanto si vari la frequenza, il dato sia riferito sempre allo stesso volume di terreno. E' un discorso un po' lungo che andrebbe approfondito in altra sede.
Personalmente io opero così: primo scrrening con un metodo rapido ed economico su tutta l'area (gradiometro o FDEM, o meglio ancora entrambi). Dettaglio con la tomografia elettrica sulle anomalie più sospette.