Come già tempestivamente segnalato da alcuni colleghi qualche tempo fa (Andrea Vorlicek ed altri) anch'io penso che la circ. Min. LL.PP. 349 16/12/1999 sia un problema di rilevante gravità per la professione Geologo. Tale nuova normativa non sembra lasciare alcun spazio ai Geologi liberi professionisti che operano con propria attrezzatura (quasi tutti, presumo, nelle aree di pianura) ma non solo per questi. Se la normativa può essere in parte giustificata per le prove di laboratorio mi sembra scandalosa se non addirittura anticostituzionale per quelle in situ. Quello che mi chiedo è semplice: certifica più in qualità una prova penetrometrica statica eseguita da un Geologo con la sua attrezzatura (o con quella di un collega) su una zona di cui conosce molto per esperienza e fonti bibliografiche specifiche o quella di un laboratorio autorizzato che ha mandato fuori con il penetrometro un operaio? Qualcuno dirà: ma stiamo un po' mischiando prove geognostiche con relazioni geologiche e geotecniche che devono essere separate. Giusto in parte (il geologo, in effetti, sulla base delle analisi bibliografiche e delle sue conoscenze geologiche della zona in esame dovrebbe essere colui che decide dove e quante prove eseguire; rispolverando una vecchia ma saggia e prestigiosa dissertazione: "L'ingegneria del sottosuolo è un'arte" e "..vi sono almeno 3 attributi necessari: 1)conoscenza dei precedenti 2)familiarità con la meccanica delle terre 3)conoscenza della GEOLOGIA" - Peck, 1962), ma non credete che questi fantomatici laboratori provvederanno anche alla stesura delle relazioni o la faranno fare solo ad una loro cerchia oligarchica? Ci vorrà certamente un "garante" ma di altro tipo!
Mi spiego meglio con un piccolo esempio. Supponiamo di dover eseguire una piccola indagine geognostica per la costruzione di un fabbricato a fondazione tipo trave continua e che il volume significativo del terreno sollecitato dall'opera sia circa Vs=20x20x10=4.000m³ (planimetricamente 20mx20m con profondità 10m): se eseguo n.4 prove penetrometriche statiche a 10m di profondità avrò un volume indagato di ca. Vi=40.000cm³=0,04m³ cioè 100.000 volte più piccolo rispetto al Vs! Sarà statisticamente significativo avere dati puntuali "certificati" o l'avere dati puntuali "non certificati" ma ottenuti sulla base della capacità professionale e opportunamente tarati e verificati in sito e soprattutto correlati su estensione areale in base alla natura geologica e geomorfologica dell'area in esame? Non è già quest'ultima una certificazione di qualità, o vogliamo veramente certificare il trovante o il tronco d'albero che si possono rinvenire durante la prova?
Quello che voglio dire è che tutti i dati che si possono ottenere da una prova geognostica in situ, per quanto "certificati", non potranno mai essere statisticamente importanti in un determinato sistema naturale, seppur piccolo, che conta milioni di variabili se non è opportunamente tarato e referenziato alle giuste condizioni al contorno: questo è stato sinora e dovrebbe essere il compito del buon Geologo che ha preparazione e forma mentis per poterlo fare, anche attraverso la sua presenza in campagna durante l'esecuzione delle prove. Sarebbe dovuto essere questo il punto di partenza per una certificazione di qualità reale e non fittizia: la risorsa preziosissima di una professionalità specifica, ineguagliabile.
Per volontà del "Ministero degli Ingegneri" (con tutto il rispetto, ma ad ognuno il proprio lavoro, per cortesia!) migliaia di Geologi si ritroveranno ad aspirare ad una manciata di posti come "direttore" e "garante" di laboratorio in competizione con gli stessi ingegneri per riempire moduli e scartoffie burocratiche (perchè a questo si ridurrà la "qualità") invece di mettersi in proprio con la libera professione. Spero che i Geologi per una volta siano TUTTI uniti contro questa circolare intollerabile per la nostra professionalità. Sarebbe come dire ad un Geometra: tu da oggi per i rilievi topografici catastali ti devi rivolgere ad un laboratorio topografico certificato (con direttore e garante un ingegnere!) perché il tuo teodolite (che è uno strumento che notoriamente deve avere una precisione quasi assoluta) non offre alcuna garanzia di qualità. Vorrei proprio vedere le reazioni.
Concedetemi un'ultima domanda: secondo voi i problemi geotecnici e geologici su un'opera di ingegneria nascono perché le prove geognostiche non sono state "certificate" o perché, sino ad ora, non si sono quasi mai fatte? Gli sforzi fatti dagli Ordini dei Gelogi Regionali, come il mio del Veneto, in aggiunta a quello capillare di tutti noi per sensibilizzare le PP.AA. ed i singoli progettisti al D.M.11/03/88, tra l'altro con rimarchevoli successi, non possono avere un epilogo così beffardo. In alternativa, non ci rimane altro da sperare che la normativa, questa volta, rimanga disattesa!
Scusate per la prolissità del messaggio, buone vacanze a tutti
Cristian Veronese