Egregi colleghi,
un paio di note polemiche.

Premetto che sono laureato da 11 anni, ho superato l'esame di stato al primo tentativo (senza alcun tipo di raccomandazione e/o parentela con chicchessia), sei mesi dopo essermi laureato e svolgo la libera professione da dieci anni.

Ritengo, alla luce della mia esperienza professionale, che l'esame di stato sia INUTILEsia per le modalità con cui è svolto, sia per il suo stesso significato.
Per quanto riguarda le modalità di svolgimento condivido quanto asserito già da altri prima di me: non credo che con un esame arbitrario e spesso molto distante dalle reali problematiche poste dalla libera professione consenta di valutare le capacità professionali del candidato.
Per quel che concerne il significato dell'esame di stato, è evidente che lo scopo è quello di perpetrare una posizione di potere da parte di chi quel potere detiene (in particolare gli ordini professionali) e di impedire il più a lungo possibile ad altri di insediare tale posizione.

Scopo degli ordini professionali, a cui si accede dopo aver superato il famigerato esame di stato, dovrebbe essere la difesa della professione!!
In realtà gli ordini professionali servono per difendere gli interessi di pochi e per facilitare l'accesso ai lavori più importanti solamente agli "amici degli amici".

Vi ricordo che gli ordini professionali furono introdotti durante il periodo fascista allo scopo di impedire agli ebrei di esercitare la libera professione: il 25 aprile del 1938 venne emanata la Legge n. 897 con la disposizione che “solo gli iscritti agli Albi possono esercitare la professione… non possono essere iscritti e, qualora iscritti, devono essere cancellati coloro che non siano di specchiata condotta morale, civile e politica”. Una disposizione che, attraverso la obbligatorietà della iscrizione agli Albi, intendeva impedire l'esercizio della professione agli ebrei, prima di tutto, e poi agli antifascisti e agli omosessuali.
Perciò “se” il fascismo non avesse seguito il nazismo nella sua follia antisemita non sarebbe ro state promulgate le scellerate “leggi razziali” e, di conseguenza, non sarebbe stata emanata la legge n. 897 del 25 aprile del '38 e avremmo ancora vigente la legge del 1923 che consentiva l'esercizio professionale anche ai non iscritti agli Albi.
Comunque, non si comprende per quale misteriosa ragione non si è pensato (e non si pensa) di sopprimere anche questa legge razziale. Non foss'altro per il fatto che, essendo ancora vigente, potrebbe indurre qualche zelante Consiglio dell'Ordine a negare la iscrizione all'Albo a coloro che non siano di specchiata condotta civile, morale e politica!!

Inoltre, secondo me, l'obbligatorietà della iscrizione agli Albi fa sì che l'Ordine sia costituito da una massa di professionisti omologati solo dallo stesso diploma di laurea ma senza alcuna affinità professionale, ideologica, culturale, sociale, morale, politica: un coacervo di professionisti costretti a stare insieme a dispetto delle profonde diversità degli interessi culturali, sociali, politici, etici. Per cui trovo del tutto arbitrario riconoscere a un Consiglio dell'Ordine, sia esso regionale o nazionale, la legittimità di rappresentare gli interessi di tutti i geologi italiani.

Infine ritengo che gli Ordini professionali siano incostituzionali, perché in contrasto con gli articoli 3 e 18 della Carta. Il primo sulla parità dei diritti e dei doveri dei cittadini e il secondo sul loro diritto ad associarsi liberamente, senza autorizzazioni, per fini che non siano vietati ai singoli dalla legge.


"pensare globalmente, agire localmente"