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Sono prossimo alla scelta dell' indirizzo nel corso di laurea in geologia. Sono indeciso Tra il GEOLOGICO-PALEONTOLOGICO e il GEOLOGICO-APPLICATO.Qualcuno mi puo' dare qualche consiglio?

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Se vuoi tentare la carriera universitaria scegli Geologico Paleontologico, se vuoi cercare di entrare nel mondo del lavoro, geologoco applicato

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Io appoggio spassionatamente il Geologico applicato. Il mondo del lavoro è e sarà sempre più legato a tematiche riguardanti la geotecnica, la geomeccanica, l'idrogeologia, ecc... ovvero tutte quelle discipline che si devono sapere per poter sostenere l'esame di stato ed il cui elenco lo puoi trovare nel decreto relativo all'esame.

Ciao
Kep

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mi sembrano due scelte filosoficamente opposte, orientata l'una allo studio degli organismi "morti", l'altra al terreno "vivo".
Ti consiglio la seconda.
Saluti

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Ciao, anch'io sono prossima alla scelta dell'indirizzo. Cosa ne pensate di GEOFISICA? E di MINERALOGIA, PETROGRAFIA etc.?
Graditi commenti.

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Ragazzi a parte la possibilità di trovare lavoro, che è sempre un problema serio, mi sembra che siate abbastanza confusi.

C'è una bella differenza tra gli indirizzi applicativi e quelli prettamente teorici, è possibile che non ve ne siate fatti un'idea?

Tra l'altro il termine geologia applicata mi sembra piuttosto vago in quanto comprende tre specializzazioni anche se abbastanza interconnesse.

Sono: Geotecnica o geologia tecnica. idrogeologia e geofisica. Possiamo aggiungere geologia del petrolio

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Ragazzi avete pensato a fare una cosa un "ibrida"?

Premesso che la paleontologia e la mineralogia non reggono neanche il confronto con gli indirizzi geofisico e/o applicativo....questo lo assumeremo come ipotesi...riguardo alla preparazione che fornisce sull'approccio ad affrontare un problema piu o meno complesso, io vi consiglierei, se potete con la nuova formula, di fare una bella cosa:
Se scegliete il geofisico, oltre a mettere gli esami fondamentali che caratterizzano l'indirizzo, mettete qualche esame che teoricamente appartiene a quello Applicativo (x esempio geotecnica, idrogeologia, geologia applicata ecc) in modo da raggiungere il numero di esame necessario al piano di studi.
In caso contrario se scegliete l'applicativo, fate in modo di metterci dentro anche una bella geofisica applicata, una sismologia, un'elaborazione del segnale...
Ricordate anche (almeno questa valeva per le lauree di 5 anni...ma informati bene in segreteria!! e il loro lavoro!) che per esempio per raggiungere il numero di esami necessaario per il proprio piano di studi, potevano essere inseriti esami anche di altre facolta, per esempio di ingegneria. ovviamente il tutto doveva essere approvato in Consiglio di laurea, ma se erano esami coerenti col filone scelto non vi erano problemi di alcun che!!!

Io ho fatto un geofisico praticamente puro a GE, ma non essendoci l'indirizzo applicativo, ero liberissimo di mettere esami tipo: topografia, geotecnica, coltura di cave, ecc senza alla fine trovarmi a fare 32-33 esami al posto dei 24 che erano!
Semplicemente si proponeva al CCL di togliere fino ad un MAX di 3 esami non caratterizzanti e di sostituirli con altri 3 coerenti col tuo indirizzo!!! il tutto veniva poi vagliato dal CCL!!

Il mio discorso purtroppo e limitato dal fatto che qualcosa e cambiato ultimanente, ma voi vi siete informati a fondo se i piani di studio sono rigidi al 100%?

Morale? dopo aver scartato la paleontologia e la mineralogia con annessi e connessi, fate un salto alla vostra segreteria e chidete, fatevi dare il verbali dei CCL, CHE SONO PUBBLICI!!!!!!!!!

spero di avervi aiutato!

Salutoni
EZio

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Egr. futuri colleghi,
pur concordando con le osservazioni di coloro che vi consigliano di scegliere un indirizzo applicativo se desiderate poi inserirvi nel lavorativo extra-universitario, vorrei ricordare a tutti che la facoltà di Scienze Geologiche è nata (credo negli anni quaranta, ma non sono sicuro della data) da quella di Scienze Naturali: basti pensare che il più famoso geologo italiano (Ardito Desio) era in realtà laureato in scienze naturali. smile
Tali origini non vanno, a mio avviso, misconosciute, ma valorizzate, altrimenti rischiamo di essere degli ingegneri di serie B, dal momento che non ne abbiamo nè la preparazione matematico-fisica, nè la forma mentis.
Se alla preparazione matematico-fisica si può ovviare (ed in parte il nuovo ordinamento lo fa!),la forma mentis da geologo è e deve restare diversa da quella di un ingegnere.

La capacità di comprendere i fenomeni naturali, che spesso non sono inseribili in canoni rigidamente matematici, si ottiene anche grazie allo studio di materie e discipline che apparentemente poco hanno a che vedere con usi pratici:
1) geomorfologia : la comprensione di fenomeni di instabilità di versanti e/o della dinamica fluviale (solo per fare due esempi) non può prescindere da un'analisi geomorfologica del versante, del bacino, dell'asta fluviale. Tale analisi è in genere difficilmente inseribile in categorie matematiche, ma si basa sull'osservazione del fenomeno e sull'analisi dei fattori che danno luogo al fenomeno stesso (litologia, tettonica, circolazione idrica superficiale e sotterranea, caratteristiche meteo-climatiche, acclività, vegetazione, ecc...);
2) idrogeologia : anche se molti aspetti idraulici di un acquifero possono essere analizzati e compresi attraverso l'esecuzione di prove e molti parametri determinati tramite elaborazioni matematiche, la comprensione della circolazione idrica sotterranea non può prescindere dalla conoscenza dettagliata della GEOLOGIA (lo scrivo volutamente in lettere maiuscole per evidenziarne l'importanza)dell'area;

3) sedimentologia : come comprendere adeguatamente e compiutamente le caratteristiche idrogeologiche di un sistema acquifero di pianura senza conoscere le dinamiche deposizionali che lo hanno generato? oppure i parametri geotecnici di un terreno di fondazione si possono determinare attraverso prove in situ o di laboratorio, ma i dati che si ottengono possono condurre a gravi errori di valutazione (ed è per questo motivo che la competenza in materia di relazione geotecnica deve essere dei geologi e non degli ingegneri!) se non si conoscono le condizioni al contorno, che sono considerazioni di carattere sedimentologico, idrogeologico, geomorfologico, ecc... (in una sola parola di carattere GEOLOGICO)!
4)mineralogia e petrografia : come è possibile fare un'adeguata analisi strutturale di un'area nella quale si voglia construire un manufatto (una galleria, una strada, un edificio, un ponte, una diga, ecc...) se non si conoscono le caratteristiche petrografiche dei litotipi interessati dall'intervento? oppure come si può impostare appropriatamente il piano di coltivazione di una cava se non si conoscono le caratteristiche petrografiche delle rocce che si intendono cavare?

In sintesi e per concludere se intendete orientarvi verso la libera professione o verso il lavoro nel settore applicativo sicuramente fareste bene a privilegiare esami di tipo applicativo (geologia tecnica, geotecnica, idrogeologia, geofisica applicata, ecc...), ma senza misconoscere l'importanza che molti esami cosiddetti "puri" hanno nel formare la vostra competenza di geologi!

Ciao e auguri


"pensare globalmente, agire localmente"
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Quale indirizzo scegliere?

Per quanto riguarda l'indirizzo mineralogico, per esperienza personale, posso confermare quanto esso sia interessante, ma per ciò che concerne l'occupazione post-laurea vi assicuro che è un vero disastro, a meno che non si abbia la possibilità di restare nell'ambito accademico a fare ricerca.


Dr. Dino del Vescovo
Giornalista PC World Italia
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Quello che dice Romagnoli e` verissimo, ma in pratica i geologi contano poco e con certi indirizzi (tipo il mineralogico-petrografico) ancora meno.
Alcuni indirizzi, geologico applicato (comunque molto varie le possibilita` al suo interno) e geofisico danno forse piu` possibilita`.
Comunque se hai una grande passione per la paleontologia, non soffocarla. E interessati fin da ora su dove andare a fare un master all`estero o un dottorato, che possono darti qualchecosa in piu`.

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