Ezio, grazie per la risposta critica
Non sono d'accordo con tutto quello che dici.
Le privatizzazioni del resto fin'ora non si sono mai rivelate come il colpo di genio che risolvesse i vari problemi di una gestione accentrata.....pensa un po il casino che succederebbe con una gestione dell'instruzione lasciata in mano soltanto a poche ditte che potrebbero fare cio che vogliono e spingerla verso alcune direzioni...pericolose...

Prima di tutto faccio fatica a comprendere quali possano essere le direzioni pericolose di un sistema universitario privatizzato in parte, o totalmente (mai detto che dovesse essere completamente in mano all'industria).
gia adesso tra i vari atenei c'e molta variazione di preparazione che un giovane puo avere, figurati dopo....mi riferisco ad una gestione tipo master che costerebbe milioni (in lire) e che di conseguenza non tutti potrebbero accedervi....e qui chiudo questa osservazione!
Mi dici che un sistema privatistico porterebbe alla perdita del diritto fondamentale di uno studio accessibile a tutti. Dal mio punto di vista l'universita` italiana era, ai miei tempi, un parcheggio per tanta gente che non sapeva cosa fare altrimenti e puntava il dito su di una facolta` che sembrava-suonava ok, spesso senza reali motivazioni. Se la retta fosse stata piu` alta, ci sarebbe stata meno gente ma piu` motivata. E` ovvio che se ci sono cento studenti per professori la qualita` del servizio educativo diminuisce. Se invece avessimo piu` professori con buste paga piu` basse e meno studenti, forse le cose andrebbero meglio. Se a qualcuno questo discorso suona politicamente incorretto, mi spiace ma questo e` cio che penso sull'argomento.
Pensiamo ad un'ipotetica facolta` di scienze geologiche con un laboratorio di stazioni Unix con caricati i software standard dell'industria petrolifera. Se volgiamo sbragarci :rolleyes: , pensiamo che ci sia anche un laboratorio con un misto PC/Mac dove ci siano i software per l'industria ambientale/geotecnica.
Lasciando ovviamente perdere i system engineers per fare funzionare i due laboratori, ci servono ancora dei docenti che possano insegnare agli studenti sia la teoria dell'applicazione pratica di questi programmi.
Esiste una cosa del genere in qualche ateneo italiano? Fatemelo sapere se si!

Mi rendo conto di parlare di standards che vengono applicati all'estero, dove gli strumenti informatici sono valutati e dove il geologo non fa solo geologia ambientale ed applicata. VM ha completamente ragione
...sarebbe importante che nei vari corsi si insegnasse ad utilizzare gli strumenti minimi dell'informatica (Office,CAD,Corel,GIS, ecc.) ma quello che secondo me è grave è che non si insegna a come utilizzare i nuovi strumenti di modellazione che sono ormai di uso comune.
Agli studenti andrebbe insegnato come si costruisce concettualmente il modello matematico di una falda, di un versante, di un ammasso roccioso, quali sono gli elemeti minimi necessari per farli funzionare, quali sono i loro limiti, come vanno tarati, ecc.
Forse il vero, reale problema e` che il nostro sistema universitario si adegua alla richiesta della societa` italiana. Solo adesso gli organi decisionali si accorgono del GIS, del concetto di database, etc etc.. L'Italia e` un posto dove la tecnologia scientifica applicata e` spesso un passo indietro ad altre nazioni (poi ci chiediamo come mai i nostri cervelloni se ne vanno e vincono il Nobel all'estero). A che serve imparare GIS per redarre mappe tematiche che finiranno in mano a persone a cui non sarebbe importato che fossero state fatte a matita e pastelli? Abbiamo una compagnia petrolifera nazionale e la geologia del petrolio e` un spesso un capitolo marginale alla fine dei corsi di sedimentologia e di stratigrafia. Dove in Italia insegnano ad interpretare un log?
VM ha ragione, possiamo spendere ore, giorni, mesi a lamentarci ma in realta` dovremmo fare un elenco sensato di quello che non funziona, cercare tutti insieme delle alternative ancora piu` sensate ed alla fine cercare in quelche modo di farle attuare.
Stefano