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Marco, personalmente ritengo che a quasi nessuno interessa quello che abbiamo da dire, piu` che non capirlo! Se fosse altrimenti, non saremmo qui a discutere sull' attuale stato delle cose.

Hai toccato un punto importante. Una laurea non ti fornisce di buon senso e se non in certe materie, non t'insegna come essere un buon manager del tuo lavoro.

Ci sono geologi preparati ma con scarsa capacita` di comunicazione interpersonale. Ce ne sono altri che sono preparati come il mio cane ma che se la cavano grazie ad una parlantina degna di un venditore di macchine usate. Dico geologi, ma intendo profesisonisti in ogni campo.

Credo che alla fine certi colleghi abbiano preso l'atteggiamento tuttologo degli ingegneri stessi, forse una sorta di reazione all'emarginazione della categoria. Se non puoi sconfiggerli, allora cerca di essere loro amico.


Stefano Baffi
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Non credo che il problema sia "battere" gli ingegneri o unirsi a loro. E' nell'interesse della buona riuscita di un progetto che tutti i tecnici coinvolti remino nella stessa direzione. Ed è molto più facile capirsi se si sa cosa vuol dire computo metrico, quadro economico, finanziamento e sicurezza del cantiere. Quanti nostri colleghi pensi si pongano il problema di fornire soluzioni reali ai problemi e non di proporre fantascienza.
Se contiamo quanto il due di briscola è perchè spesso non siamo pratici, perchè non sappiamo nulla di Merloni o di come si lavora in cantiere.
Tutto questo esaminare i problemi degli ordini, del CNG, dell'università va bene solo a patto che accettiamo di crescere come professionisti.
La struttura trasversale va benissimo, ma a patto che la smettiamo con le invidie e con lo sparlare di tutto e di tutti.
Tutti ci lamentiamo di come vanno le cose, ma non appena uno di noi comincia a fare qualcosa gli altri lo tacciano di fini personali o di essere un rompi... (a me è successo così e non credo di essere il solo).
Il rispetto degli ingegneri ce lo dobbiamo guadagnare da soli, non può venire dal CNG.

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Caro Marco tu affermi che il rispetto degli ingegneri dobbiamo gaudagnarcelo da soli ed io sono stato costretto a fare così.

Permettimi però di domandarti una cosa, osa sia un computo metrico, un capitolato, una normativa, te l'hanno insegnato all'Università o hai dovuto con grandi sforzi impararlo da solo?

La tua posizione è, senza offesa, alquanto egoistica, come fa un giovane professinista a farsi stimare se certe cose non gliele hanno insegnate? Deve fare lo schiavo presso studi di ingegneri e/o di colleghi più anziani.

Non mi sembra giusto nei confronti dei giovani ed è qui che manca il CNG.

Vanno bene alcune battaglie per far riconoscere ai geologi alcune delle loro competenza, ma la battaglia principale dovrebbe essere condotta in modo tale che le nuove leve vengano effettivamente preparate.

Il fai da te funziona poco, per un certo numero di geologi che riescono a formarsi ne esiste un numero uguale di (non per colpa loro ripeto) "azzeccagarbugli" che si arrangiano per vivere e non fanno altro che squalificare la nostra professione.

Se il CNG dorme in qualche modo bisogna agire.

Ripeto di nuovo, non lo faccio per me, sono quasi pensionato e lavoro solo se mi vengono a cercare ed il progetto mi piace.

Ragazzi, e mi rivolgo ai giovani, SVEGLIA!!!!!

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Ciao VM.
Ovviamente molte cose io ho dovuto impararle da solo, fuori dall'ambito universitario (come del resto succede agli ingegneri...).
Questo è perchè in un mercato in cui ti viene richiesto di essere un "imprenditore" (e non più un fornitore di opera intellettuale) sei praticamente costretto a investire per fare la professione.
Questo vuol dire che non si può fare a meno di aggiornarsi anche su questioni che ci risultano più sgradevoli (normative, finanziamenti, sicurezza, ecc.).
Certo che gli ordini potrebbero darci una grossa mano se spiegassero ai nuovi iscritti in che modo approcciarsi al mondo del lavoro, cosa cercare, cosa studiare oltre a ciò che già sanno, ma dal momento che se ne fregano tocca a noi rimboccarci le maniche.
Un ingegnere che esce dall'università sa fare i suoi calcoli, ma come noi non sa nulla di aspetti gestionali, di parcelle, di sicurezza e di tantissime altre cose. Se loro studiano perchè noi non possiamo fare altrettanto? Ci manca forse qualcosa?

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Se loro studiano perchè noi non possiamo fare altrettanto? Ci manca forse qualcosa?
Qualcuno dei miei ex colleghi universitari erano a geologia perche` c'erano meno esami che ingegneria, qualcuno perche` non sapeva cos'altro fare di meglio del proprio tempo. Qualcuno invece perche` voleva fare carriera nella ricerca, altri per passione. Il sistema, cosi com'e`, non ha mai scremato i poco motiviati da quelli con intenzioni serie. Il sistema premiava quelli che studiavano meta` programma di esame e se la giocavano all'esame, poi contenti del 18. Il sistema non insegnava (ora non so) a ragionare sulle cose perche` all'esame stesso nessuno ti faceva domande tali da usare la materia grigia per arrivare alla risposta. Il sistema non hai mai fatto capire quanto sia importante l'autodidattica. Quando io sono arrivato negli USA ho passato tre giorni nella biblioteca a tre piani del campus, seduto ad un tavolo con pile di libri e pubblicazioni delle quali non avrei mai immaginato l'esistenza. Per confronto, la biblioteca del vecchio DiSTer di Genova era una piccola aula con non piu` di venti posti a sedere e niente prestito.

Non so come sia ad ingegneria, ma una cosa che viene data agli ingegneri e` la forma mentis e l'attitudine allo studio. Mia moglie e` ingegnere logistico, e` straniera ma ha lo stesso atteggiamento nell'affrontare i problemi che ho notato in amici ingegneri italiani.

Il geologo italiano, secondo me, soffre di un complesso d'inferiorita` nei confronti degli ingegneri, piu` di un atteggiamento (acquisito dagli ambienti universitari) molto statico nei confronti dell'informatica e del self-development....a riprova, tantissima gente su questo forum chiede manuali di GIS ed altro materiale strettamente in italiano ma poi quanti preferiscono migliorare il loro inglese?

La domanda giusta sarebbe "Perche` i geologi italiani non hanno altro sbocco professionale che la consulenza geotecnico-ambientale, subordinata ad ingegneri e geometri, mentre quelli stranieri hanno piu` possibilita`? Cosa ci manca?"

Secondo me non dobbiamo confrontarci con gli ingegneri italiani, ma con i geologi stranieri che vivono realta` educative e professionali diverse. Qui stiamo cercando di crearci una propria identita` di geoscienziati con chiare responsabilita` professionali, non una sorta di emulazione di second' ordine degli ingegneri.


Stefano Baffi
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Bingo!! Torniamo allora al livello di preparazione che offre la nostra università. Ma mettiamoci anche i corsi di formazione o di aggiornamento professionale organizzati dall’ordine (chi ne ha notizia è pregato di farsi sentire). Quanto alla forma mentis, mi tengo la mia: un ingegnere è generalmente un ottimo tecnico che però ha una visione limitata delle cose, gli chiedono di risolvere un problema e lui generalmente lo fa (bene) senza vedere (non avendone i mezzi) le conseguenze che la sua soluzione può avere in futuro. Un geologo è un tecnico con una preparazione diversa da quella di un ingegnere, se volete meno tecnico-pratica, che però ha (deve avere!) una visione più ampia, deve valutare il progetto nel suo contesto finale e trarne le conclusioni.
Il problema di fondo è che è da quando ero ancora all’Università che sento gente che si lamenta di essere poco considerata, che l’ordine ed il CNG non fanno niente oppure fanno i fatti loro, che siamo i peones tra i professionisti ecc.ecc. Manca un lavoro di lobby (parola che non deve avere necessariamente un significato negativo) per la qualificazione della nostra professione, ma se noi stessi siamo i primi denigratori addio.
Cominciamo a muoverci in prima persona.

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Dovremmo prima smettere di sputarci addosso l'un l'altro... e soprattutto nei piccoli centri non sembra tanto facile...

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Che il livello degli studi Unicersitari sia scaduto, almeno per la nostra facoltà, non ci sono dubbi.

Ho studiato in un periodo in cui l'impostazione degli studi era prettamente naturalistica ma...ci insegnavano a studiare.

Avevamo a disposizione biblioteca (con possibilità di prendere in prestito i libri a casa), microscopi, laboratori vari, naturalmente con l'obbligo di fare attenzione a non danneggiare nulla ma con ampia libertà di azione.

Per quanto attiene poi la selezione, mi ricordo di colleghi che si lamentavano "ma questo non c'era sul libro" o che "cavolo di domanda mi ha fatto" riferendosi a domande che obbligavano a ragionare.

Sarò stato fortunato ma all'epoca abbiamo avuto l'appoggio del direttore di istituto anche per promuovere quelle che all'epoca erano considerate novità da apprendisti stregoni.

La geotecnica in Italia era considerata quasi un oggetto misterioso, esisteva a Napoli un istituto di meccanica delle terre e costruzioni in terra e a Roma a nella facoltà di Ingegneria scienza delle costruzioni un laboratorio di geotecnica voluto dal Prof. Cestelli Guidi.

Un assistente dell'Istituto andò a Delft, con l'approcazione del direttore, per seguire un corso di questa strana nuova materia. Al suo rientro ottenne dell'Istituto due locali rimediati alla bell'e meglio in cui furono montati il necessario per le analisi di classificazione (parte dell'attrezzatura era fregata a sedimentologia) e tre edometri.

Con una serie di consulenze esterne e un pò di soldi dell'istituto riuscimmo ad amplire l'attrezzatura, ci furono concessi nuovi locali (naturalmente in soffitta) e così a furia di consulenze per terzi e soldi rimediati tra le pieghe dei bilanci CNR ed Università riuscimmo ad ampliare la nostra attrezzatura acquistando per il laboratorio triassiale, altri edometri, ecc. e per le indagini di campagna un penetro statico (il primo in Italia) ed una sonda.

Con questa attrezzatura, sostenendoci economicamente con consulenze esterne, abbiamo preparato una generazione di geologi ed iniziato ricerche nel campo della meccanica delle terre.

Praticamente tutti coloro che si laurearono in quel periodo trovarono immediatamente lavoro (purtroppo quasi sempre all'estero) al massimo un anno dopo laureati.

Evidentemente questo dinamismo dava fastidio a qualcuno, con la scusa che l'istituto faceva attività imprenditoriale non concessa istituzionalmente, fummo costretti a vendere sonda e penetrometro, ad abbandonare le consulenze esterne e a limitare l'attività al laboratorio.

Naturalmente questo portò allo strangolamento del gruppo, la mancanza di attrezzatura per indagini in situ e la mancanza di consulenze che limitava le risorse economiche impediva di fatto l'attività di ricerca e di preparazione diretta degli studenti.

Non so se in questa azione "repressiva" ci fosse lo zampino di qualche vecchio barone, fatto sta che un modello di autosufficenza didattica, di ricerca e finanziaria fu distrutto.

Nel 68 fu istituito l'Ordine e qui nacquero nuove speranze. Noi applicati ritenevamo che la sua attività sarebbe stata rivolta sopratutto a promuovere, sia nel mondo del lavoro che nel mondo universitario, la geologia quale necessario supporto alla progettazione di qualsiasi opera.

Purtroppo non è stato così e l'Ordine in linea di massima si è limitato a tirare avanti con sporadiche azioni di tipo spesso corporativistico senza affrontare la lotta per una vera riforma della professione battendosi razionalmente per cambiare anche il mondo universitario.

Ne consegue che mediamente i geologi, compresi quelli che lavorano nelle pubbliche amministrazioni a cui sono generalmente giunti direttameente con nessuna esperienza pratica, hanno una scarsa preparazione dal punto di vista pratico.

Io e molti altri che siamo praticamente emigrati per poter lavorare e formarci professionalmente siamo profondamente delusi ed amareggiati.

ASbbiamo accumulato negli anni un certo bagaglio di esperienza in nazioni dove la geologia è bagaglio della nazione e ci rendiamo conto che quel poco che abbiamo imparato andrà probabilmente perduto e che durante la nostra assenza la situazione della geologia in Italia non è affatto migliorata.

Ah no mi sbaglio, ora ogni tanto in televisione in occasione di qualche catastrofe viene usata l'espressione "i geologi tengono sotto controllo", e sembra di sentir parlare di strani strgoni che non si sa bene cosa facciano.

E il CNG dall'alto del suo Olimpo osserva e tace!!!!

Scusate se vi ho annoiato con i miei ricordi, ma avevo proprio il bisogno di sfogarmi!!!!

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....Direi che questi ricordi di VM non annoiano, anzi: sono una semplice dimostrazione di come le cose andrebbero fatte all'università !
Possibile che non si possa fare così in tutti i dipartimenti italiani di geologia ??

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Purtroppo sembra che i grandi baroni illuminati non esistano più.

Forse perché il mondo universitario si è distaccato completamente dal mondo del lavoro arroccandosi in uno sterile olimpo.

L'Ordine poi segue la corrente e non interviene in maniera efficace.

Che delusione dopo una viat di lavoro e di lotta!!!

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