Abbraccio la tesi di M.Bersano, è l'ora di finirla di buttare giù la nostra professione.

E faccio notare che, se è vero che il corso di laurea ha ancora una prevalente impronta naturalistica, ciò che si chiede ai geologi professionisti è diverso e richiede l'approccio tecnico-scientifico. I professionisti si sono saputi adattare ed adeguare: ad esempio, il DM 11.3.88 non chiede certo al geologo un approccio descrittivo del lavoro, così come un modello idraulico non può essere qualitativi (aspetto la smentita di qualche esperto).
Sono rimasti pochi i campi dove si possa fare a meno del dato numerico, ma molte facoltà di geologia sono ferme su vecchi schemi mentali.

Torniamo al solito problema: gli iscritti all'università calano (questo è un dato) perchè si trova poco lavoro (questa è solo un'impressione?) perchè tra un neo-ingegnere e un neo-geologo c'è una differenza di impostazione culturale che il mercato giudica favorevole al neo-ingegnere.

Quando poi si parla di professione, l'ingegnere "ope legis" ha competenze su tutto, il geologo su ben poco. E' invece grave che certe volte non si riesca neppure a sapere che cosa si possa firmare o meno. E sembra che a molti non interessi poi molto.
Spero di sbagliare, non vorrei certo ritrovarmi in una professione di nicchia.