Caro Vincenzo,
ti faccio un esempio per spiegare cosa credo che non funzioni. L'autonomia degli Atenei. La quantità dei fondi di cui possono disporre dipende in ultima istanza dal numero di studenti che drenano dal territorio e quindi gli atenei si lanciano nell'istituzione di corsi a grande richiamo, penalizzando spesso i corsi di insegnamento esistenti (=pochi fondi a disposizione), pagano campagne pubblicitarie del tipo "vieni a studiare a X perché qui si vive bene e si mangia bene" (mandata in onda su Radio Rai 1 durante la primavera e l'estate scorsa, in privato ti posso dire chi è X), il tutto a discapito finale di una sola cosa: l'apprendimento e la formazione. D'accordo con te che è necessario cambiare, ma non mi pare si stia imboccando la direzione giusta. Penso fortemente che un parametro importante per uno stato non sia il numero assoluto di laureati o diplomati, bensì la percentuale di diplomati e laureati che trova lavoro entro tempi ragionevoli nelle discipline in cui ha svolto la propria formazione culturale. Per quanto riguarda l'Ordine ne abbiamo parlato molto ma siamo fermi anche sulle possibili iniziative di miglioramento...
Saluti