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Ho molti amici ricercatori (CNR) non mi sembrano affatto preoccupati della riforma anzi....

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Quote:
Senza rancore, soprattutto verso Baffi che e’ l’unico a non aver risposto in modo puramente ideologico.
Grazie Daniele, di questi tempi suona come un gran bel complimento.

Quote:
Quello che rilevo e’ che la vostra esperienza negativissima dell’universita’ pubblica, assolutamente degna di fede, non vi ha insegnato quasi nulla, perche’ e’ in contraddizione con la vostra cieca fiducia nelle riforme della Moratti: queste non faranno che aumentare a dismisura il potere dei baroni che siedono gia’ nell’universita’, mentre tutti gli altri diventeranno precari ricattabili.
Io non ho cieca fiducia nel ddl, cosi` come non credo di aver letto posts che la professino. Al piu` ho percepito un atteggiamento di rassegnazione verso un qualcosa che sicuramente non e` perfetto ma che almeno andra` a scuotere lo status quo.

Quote:
La possibilita’ di sponsorizzare e privatizzare c’era gia’ prima, non di questo si tratta, ma dell’ingerenza dei politici nelle strutture di ricerca.
Non scordare che stiamo discutendo di cose italiane. Se l'attuale governo sta dando un colpo al sistema, mi sembra che sia quello di grazia. Il tutto era gia` moribondo sotto tutti gli altri precedenti governi.

Comunque, quale alternativa al ddl si puo` proporre?


Stefano Baffi

"Chi dice che le faglie non s'incrociano?"

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Sarà un articolo "cicero pro domo sua" quello di oggi sul Giornale ( quello di Berlusconi Jr, tanto per intenderci ) dal titolo "io vi accuso, "baroni" dei concorsi farsa".

Vale la pena però leggerlo se non altro per sentire le due campane.

Per me tutte le volte che si parla d'università è una pugnalata la cuore perchè ho un figlio veramente fuori classe tanto che, laureatosi in medicina in 6 anni netti con 110 e lode, tesi pubblicata, borsa di studio negli USA e poi ivi restato per fare ricerca e carriera ( ad Harward), ora, a soli quarant'anni, è già prof d'oncologia che insegna all'università oltre ad essere aiuto in uno dei più prestigiosi ospedali di NY dove fa anche ricerca.

Quali possibilità ha di rientrare in Italia con la situazione creata prima dal "Compagno" Berlinguer, che mi sembre sia anche lui una "testa coronata" ed in futuro con la situazione che vuole creare la rispettabile Lady Moratti e Co ?.

Risposta: stò alla finestra, osserverò che cosa capiterà e poi deciderò a chi dare il voto anche se temo che continerà a imperare la legge del menga.

Quello che rattrista è vedere come siano aggrappati ai loro privilegi ( grandi e piccoli )i vecchi compagni di lotta del 68, divenuti baroni peggiori dei loro predecessori, perchè quelli almeno erano talmente forti che si permettevano il lusso di essere in qualche caso anche giusti, per dare una continuità alla loro "scuola" (dopo aver garantito quella dei propri ed altrui figli d'arte).

Ciao Antonio

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Parliamo ancora di fatti e non di "sogni" vaghi in un futuro che sarebbe migliore solo perche' a firma BerlusconiMoratti:
1) Probabilmente non sapete che poche settimane fa la Moratti ha firmato per conto dell'Italia un singolare rifiuto a beneficiare dei fondi UE per i progetti di eccellenza. Tutto cio' senza consultare l'Accademia dei Lincei (che a posteriori ha reagito con sdegno) ne' il CNR ecc. L'unica spiegazione possibile e' che la Moratti non vuole che la UE dia alla poverissima ricerca italiana soldi che vengono distribuiti col solo criterio dell'eccellenza, sfuggendo al controllo politico ministeriale. Per capirci, in Italia stanno tagliando il ramo della ricerca, in blocco.
Vi accludo documento-appello dell'ADI in proposito.
Avete visto il rapporto dell'OCSE sul disastro della ricerca in Italia? (Sta su tutti i giornali cartacei e on line in questi giorni. Pensate che l'OCSE sia un covo di comunisti oppure che come al solito i soli dieci (leggi: 10) anni di Berlusconi & Tremonti & Moratti non abbiano avuto il tempo necessario per fare i miracoli annunciati?

2) Sulla situazione del CNR, che Stefano dall'Olanda immagina un po' troppo rosea, vi accludo una comunicazione/analisi dall'Osservatorio della ricerca.

3) Infine, le proposte dell'ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari su ricerca e docenza

Buona lettura a tutti coloro che vogliono fare qualche sforzo in piu' rispetto agli articoletti faziosi e a contenuto zero di informazione. Ha ancora ragione Livia, per informarsi, uno slogan non basta.
Daniele
*****************************************************
From: "Segretario ADI" <segretario@dottorato.it>
Sent: Tuesday, November 16, 2004 5:25 PM
Subject: [ADI-NOTIZIE] Appello Adi-Eurodoc per l'European Research Council
> ----------------------------------------------------------
> ADI - ASSOCIAZIONE DOTTORANDI E DOTTORI DI RICERCA ITALIANI
> Lista di News ADI-notizie - moderata
> ----------------------------------------------------------
>> A tutti gli interessati, con preghiera di massima diffusione
>
>
> Questo messaggio, aperto a chiunque abbia a cuore lo sviluppo e il
> progresso della
> ricerca italiana ed europea serve ad informare che l'ADI ha avviato una
> raccolta di
> firme per spingere il Governo Italiano a rivedere la propria posizione di
> contrarieta' all'istituzione dell'European Research Council, un'agenzia
> finanziatrice di progetti di ricerca selezionati secondo il solo criterio
> dell'
> eccellenza e riguardanti tutta l'area della ricerca di base. Le
> sottoscrizioni sono
> raccolte in riferimento alla lettera formulata da EURODOC, la
> confederazione europea
> dei giovani ricercatori, che per prima ha sollevato il problema.
> L'ADI, da sempre schierata per la valutazione e le distribuzioni di fondi
> per la
> ricerca secondo criteri meritocratici e non "a pioggia", vede
> nell'istituzione di
> tale agenzia un'importante opportunità di crescita per i ricercatori più
> validi in
> un momento in cui una penuria di fondi affligge tutta la ricerca italiana
> e la
> ricerca di base in particolare.
>
> Tutti i riferimenti al tema in questione sono disponibili su:
> www.dottorato.it/appello
> Dove e' anche presente la form attraverso cui aderire all'appello.
> Vi preghiamo di dare ampia diffusione a tale indirizzo.
>
> Il CdA dell'ADI

*************************************************
Da OSSERVATORIO DELLA RICERCA www.osservatorio-ricerca.it

>Le vicende che riguardano la ricerca pubblica vanno aggiornate con un
>nuovo preoccupante capitolo.
>
>Se e' vero che l'Universita' (grazie soprattutto alla mobilitazione che si
>e' scatenata negli atenei italiani) e' riuscita a ridurre i danni
>(evitando il blocco delle assunzioni, recuperando un aumento di 438
>milioni di euro dei 600 ritenuti necessari per sopportare i naturali
>incrementi di spesa, e ottenendo il rinvio della discussione sullo stato
>giuridico della docenza), per gli ENTI PUBBLICI DI RICERCA la situazione
>e' (senza esagerazioni) GRAVISSIMA!!
>
>La finanziaria 2005 prevede infatti per gli EPR un NUOVO, INSOPPORTABILE,
>BLOCCO DELLE ASSUNZIONI DI TRE ANNI: siamo al quarto anno consecutivo (e
>si potrebbe tener chiuso il sistema ai giovani fino a tutto il 2007)!
>Si prevede inoltre una riduzione del 5% degli organici degli EPR.
>Trovate maggiori dettagli sul nostro sito:
>www.osservatorio-ricerca.it
>
>Ci chiediamo come possano questo Governo, il Ministro Moratti, e l'attuale
>maggioranza continuare a fingere di volere rilanciare il sistema della
>ricerca nel paese dopo aver varato dei provvedimenti tanto penalizzanti.
>Per questa ragione l'Osservatorio sulla Ricerca sente l'urgenza che dalla
>Politica nasca e si affermi la volonta' seria di farsi carico degli
>interessi di questo settore. Stando ai convegni, alle dichiarazioni
>pubbliche, ai fondi sui giornali e ai pareri dei piu' disparati esperti
>c'e' piena volonta' e convinzione nel riconoscere valore strategico al
>settore. Auspichiamo che si passi presto (prima che sia troppo tardi, e
>siamo quasi oltre la soglia!) dalle parole ai fatti e si dia seguito ad un
>serio piano di sviluppo strategico su cui sarebbe opportuno convogliare le
>piu' illuminate intelligenze e il piu' ampio schieramento di attori
>competenti nel Paese.
>
>Evitiamo qui di parlare di alcune importanti questioni riguardanti
>l'Universita' (come la nuova riforma degli ordinamenti didattici - il
>cosiddetto 1 + 2 + 2 - o come alcune questioni comunque sollevate
>dall'emendamento della finanziaria che sembrano penalizzare ancora una
>volta l'autonomia dell'Universita'), mentre dedichiamo la seconda parte di
>questa mail a fare un doveroso punto sugli enti pubblici di ricerca e sul
>CNR in particolare, in cui la situazione e' grave non solo per i
>provvedimenti di cui sopra ma anche per le evoluzioni interne.
>Affrontiamo un punto generale per gli EPR e altri due che danno conto, da
>prospettive differenti, di una situazione di difficolta' per il piu'
>grande ente di ricerca nazionale.
>
>Punto 1.
>Il prospettato taglio di finanziamento agli EPR contenuto nella
>finanziaria 2005 sembra non essere affatto denunciato/contrastato dagli
>attuali organi dirigenti di questi enti. Lo hanno forse fatto in via
>privata, in via informale, utilizzando pressioni di altro genere?
>Benissimo: quali sono i risultati?
>Nuovo blocco assunzioni e riduzione 5%!
>Di fronte a cio' ci aspetteremmo che ora si sollevasse forte e alta la
>loro protesta. La maggior parte di questi Enti sono stati riformati
>proprio dall'attuale Governo per essere rilanciati (almeno cosi' disse il
>ministro Moratti), ma nessuna riforma di reale rilancio puo' essere fatta
>riducendo l'investimento! Tanto piu' in un settore in cui tutti concordano
>(dati alla mano) si investa troppo poco!
>De Maio protesto' qualche tempo fa, da commissario del CNR, per
>l'investimento del governo sull' IIT che di fatto drenava risorse agli
>altri enti gia' avviati e consolidati. E' forse anche questa la ragione
>del suo allontanamento dal CNR?
>Quando oltre 2 anni orsono denunciammo i rischi di assoggettamento
>politico degli organismi di guida degli enti di ricerca, temevamo anche
>questo genere di ripercussioni.
>
>Sul CNR in particolare:
>
>Punto 2.
>Si sta procedendo di fatto alla ristrutturazione della rete di ricerca
>attraverso la leva dipartimentale in via di costituzione.
>Il problema principale, che intendiamo denunciare e' l'idea di rivisitare
>l'intera organizzazione del CNR attraverso 2 chiavi:
>- i progetti dall'alto e
>- la costituzione di una struttura/catena gerarchico-autoritaria di ruoli
>e funzioni.
>Saremo estremamente sintetici. Rispetto al primo punto, l'attività
>progettuale e' certamente rilevante a patto che sia: (i) l'incontro tra le
>esigenze dal basso e le indicazioni dall'alto; (ii) trasversale
>all'attivita' di ricerca libera ed esplorativa (cosa che sembra
>chiaramente ridotta ed emarginata nella riorganizzazione dell'ente).
>Rispetto alla seconda chiave: si intende evidentemente costituire una
>"filiera autoritaria":
>Presidente - Direttori di Dipartimento - Capi Progetto - Capi commesse
>attraverso cui si potra' far passare qualunque decisione e
>(ri)orientamento delle attivita' senza alcuna possibilita' di reale
>confronto e valutazione da parte della comunita' scientifica.
>
>Punto3.
>Nel CNR iniziano ad emergere critiche e preoccupazioni rispetto a questo
>processo.
>Va in questo contesto citato l'interessante documento pubblicato sul sito
>di "Le Scienze" (http://www.lescienze.it/forum.html) che esprime
>un'analisi per molti versi condivisibile della ristrutturazione in corso.
>Va pero' detto che questo documento e' presentato non con la firma dei
>proponenti ma in forma anonima.
>Questo fatto ci preoccupa molto!
>C'e' nel CNR un clima tale da non poter esprimere critiche sulle modifiche
>che si stanno apportando all'ente senza rischiare di incorrere in
>penalizzazioni di qualche tipo (di carriera, disciplinari, etc.)?
>Non sappiamo rispondere. L'anonimita' del documento su Le Scienze sembra
>suggerire risposte positive a questa domonda.
>Noi pero' riteniamo che proprio il convincimento del danno che si farebbe
>al CNR, alla ricerca pubblica e ancor piu' in generale al Paese dovrebbe
>dare forza e convinzione a chi muove critiche in difesa di interessi generali.
>Come Osservatorio la nostra critica e analisi continuera' ad essere
>presente e pubblicamente nota. Chiediamo a tutti di fare analogo sforzo:
>sarebbe intollerabile un clima (che puo' essere anche favorito dal
>nascondere il proprio dissenso dietro l'anonimato) in cui lo spazio per la
>discussione fosse in qualunque modo ridimensionato.
>Se un simile clima dovesse presentarsi, l'Osservatorio si farebbe
>certamente carico di contrastarlo e denunciarlo.
>
>Indichiamo infine il programma di un'iniziativa su universita' e ricerca
>che si terra' a Roma il prossimo 10 dicembre:
>http://www.dsi.uniroma1.it/~cencia/OTTOPROPOSTE/index.html
>
>Tagli, blocchi assunzioni, percezione di un clima di censura: per la
>ricerca pubblica l'inverno appare gia' molto inoltrato.
>
>
>Scusandoci per la lunghezza di questa mail.
>
>Cordialmente
>Osservatorio sulla Ricerca
*******************************************

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
>
>= SBLOCCO DELLE ASSUNZIONI
>= DDL DE MAIO-MORATTI
>= DDL CUN-MORATTI
>= RIFORME URGENTI
>
>SBLOCCO DELLE ASSUNZIONI
>La mobilitazione del mondo universitario contro il DDL Moratti sullo stato
>giuridico dei docenti ha avuto e ha tra i suoi obiettivi il ritiro del DDL
>stesso e l'approvazione immediata di provvedimenti che consentano il bando
>straordinario di posti in ruolo per i giovani docenti, il riconoscimento a
>tutti gli attuali ricercatori del ruolo di professore, una riforma dei
>concorsi che distingua nettamente il reclutamento dall'avanzamento di
>carriera.
>Assieme a questi obiettivi, gli Organismi accademici, le Assemblee e le
>Organizzazioni unitarie della docenza hanno con forza richiesto lo sblocco
>delle assunzioni. Un atto dovuto anche perché i bandi dei concorsi sono
>coperti finanziariamente a monte dagli Atenei.
>Ed è grazie a questa mobilitazione unitaria e, in particolare, alla
>determinazione dei diretti interessati, che si è riusciti a ottenere che il
>recente sub-emendamento del Governo alla legge finanziaria - che deve
>essere ancora approvato dall'Aula del Senato - non preveda il rinnovo del
>blocco delle assunzioni all'Università. Un provvedimento imposto con le
>'finanziarie' passate anche per l'assenza di un Organo di rappresentanza
>del Sistema nazionale delle Università in grado di difenderne l'autonomia.
>La mobilitazione del mondo universitario, nei confronti della legge
>finanziaria, deve essere mantenuta non solo per impedire che il rinnovo del
>blocco delle assunzioni all'Università rientri dalla 'finestra' dell'Aula
>del Senato, ma anche per ottenere lo sblocco delle assunzioni negli Enti di
>ricerca e il finanziamento straordinario per il bando di 20.000 posti di
>ruolo per il reclutamento nella docenza, senza il quale non si dà alcuna
>prospettiva agli attuali precari e non si previene il vuoto derivante dal
>pensionamento di circa la metà degli attuali professori e ricercatori nei
>prossimi anni.
>
>DDL DE MAIO-MORATTI
>La mobilitazione del mondo universitario deve continuare, anzi deve
>crescere d'intensità, per ottenere il ritiro del DDL governativo sulla
>docenza, un provvedimento che completerebbe l'opera di demolizione
>dell'Università statale. E se dovesse iniziare nell'Aula della Camera la
>sua discussione, la protesta di tutte le Università si trasformerebbe nel
>blocco di ogni attività.
>L'eventuale ritiro del DDL dovrebbe comunque essere annunciato direttamente
>e pubblicamente dal Ministro. 'Preannunci' fatti da altri sono tanto
>impropri quanto incauti.
>
>DDL CUN-MORATTI
>La lobby accademica trasversale, che da anni opera per gestire
>privatisticamente le risorse pubbliche per la ricerca e l'alta formazione,
>favorendo le proprie 'eccellenze' a discapito delle Università statali, ha
>bisogno vitale di impedire che le Università siano rappresentate da un
>Organo nazionale di autogoverno democraticamente e direttamente eletto da
>tutte le componenti. Per questo è stato più volte prorogato l'attuale CUN,
>la cui composizione è peraltro da anni illegittima. E per questo il Governo
>è stato convinto a condividere la controriforma del CUN (elaborata
>dall'attuale CUN), 'traducendola' in un suo disegno di legge già approvato
>dalla Maggioranza della Commissione Istruzione del Senato.
>La lobby preferisce che la rappresentanza esclusiva delle Università venga
>riconosciuta alla CRUI, un Organismo che, per la sua stessa composizione,
>non è in grado di esprimersi validamente sulle questioni generali
>dell'Università diverse da quella del finanziamento, come ha anche
>recentemente dimostrato. Infatti ogni Rettore è eletto esclusivamente per
>governare il proprio Ateneo, in competizione con le altre Università e in
>rapporto con il proprio territorio; ed è quindi portatore di interessi
>particolari e non può rappresentare e curare gli interessi generali delle
>Università italiane. MAI un Rettore ha ricevuto un mandato su un programma
>di politica universitaria nazionale.

>RIFORME URGENTI
>Oltre alla richiesta di ritirare il DDL governativo, va ribadita l'urgenza
>di approvare tre provvedimenti che prevedano:
>1. il bando nei prossimi anni di almeno 20.000 nuovi posti in ruolo nella
>terza fascia per i giovani docenti;
>2. la trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia dei
>professori, con l'espressa previsione della loro partecipazione ai Consigli
>di facoltà;
>3. la fine dell'attuale mercato dei concorsi, con una riforma che
>distingua
>nettamente il reclutamento (prevalentemente concorsi nazionali nella terza
>fascia) e l'avanzamento di carriera (giudizi nazionali individuali, con
>pieno e immediato riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore
>chiamata della Facoltà dove il docente continua a lavorare), prevedendo uno
>specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. È
>indispensabile che a tutti i livelli le commissioni giudicatrici nazionali
>siano composte solo da professori ordinari sorteggiati.
>
>2 dicembre 2004


Daniele (Pescara)
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Rosea? non ricordo...Daniele forse ti riferisci al post di Vincenzo?


Stefano Baffi

"Chi dice che le faglie non s'incrociano?"

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Hai ragione Stefano, mi ero confuso con l'ultimo post di VM, me ne scuso con gli interessati.
Visto che ci sono, vi segnalo una importante iniziativa che avra' luogo domani a Roma, con larga partecipazione di tutte le "campane" politiche, e - a quello che mi dicono i miei amici geologi di Chieti - profondamente voluta e concretamente organizzata col determinante apporto di geologi (copio/incollo):

From: Marco Merafina <Marco.Merafina@roma1.infn.it>
To: Undisclosed recipients: ;
Subject: otto proposte su ricerca e docenza universitaria


Cari colleghi,
vi segnalo un'iniziativa della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università
di Roma "La Sapienza" su un tema di importanza attuale: "Seminario
nazionale sull'Università: otto proposte su ricerca e docenza
universitaria". Potrete trovare ulteriori informazioni su

http://www.dsi.uniroma1.it/~cencia/OTTOPROPOSTE/index.html

cordiali saluti
Marco Merafina

---------------------------------------------------------
Seminario nazionale sull'Università:
otto proposte su ricerca e docenza universitaria

Venerdì 10 dicembre 2004,
ore 9:00 - 18:30 Università di Roma "La Sapienza" - Piazzale A.Moro
Aula Gini (Facoltà di Scienze Statistiche)


Il "Seminario nazionale sull'Università: otto proposte su ricerca e
docenza universitaria" vuole promuovere l'incontro ed una possibile
sintesi di alcuni tra i punti di vista più significativi che sono
recentemente emersi dal mondo accademico nell'ambito del dibattito
nazionale sulla ricerca e la docenza universitaria.
Il formato del seminario è quello di un workshop, con la presentazione di
otto proposte elaborate da esponenti del mondo accademico e della ricerca,
ed un intervento di Paolo Sylos Labini, economista e professore emerito
presso "La Sapienza" di Roma. L'evento comprenderà una tavola rotonda,
con la partecipazione dell'Onorevole Domenico Volpini, vice presidente
della Commissione cultura della Camera, dell'Onorevole Mario Pepe, membro
della Commissione giustizia della Camera, del Senatore Luciano Modica,
membro della Commissione istruzione pubblica del Senato ed ex presidente
della CRUI, insieme ad esponenti dei gruppi politici della maggioranza e
dell'opposizione. Gli interventi dei relatori saranno raccolti negli atti
del seminario, con l'auspicio che possano rappresentare un contributo
creativo ed un punto di riferimento per chi, nel mondo della politica e
della cultura, si occupa di Università.
------------------------------------------------------------------

Seminario nazionale sull'Università: otto proposte su ricerca e
docenza universitaria

PROGRAMMA

9:00 - 9:30 Introduzione e saluti
Pietro Cenciarelli (comitato organizzativo)
Rossella Petreschi (Direttore del Dipartimento di
Informatica)
Francesco Bossa (Preside della Facoltà di Scienze MFN)


Sessione proposte (parte prima)

9:30 - 9:50 Marco Merafina: La figura del Ricercatore universitario e il
DDL Moratti sullo stato giuridico dei professori universitari

9:50 - 10:10 Augusto Palombini: Piú ricercatori, piú qualità, la necessità
di guardare al pregresso e al futuro: la proposta dell'ADI

10:10 - 10:30 Nino Luciani: Stato giuridico dei docenti universitari, e
nuovo sistema finanziario delle Università

10:30 - 10:50 Paolo Sylos Labini: Aspetti economici della ricerca

10:50 - 11:10 Dibattito

11:10 - 11:30 Coffee break

11:30 - 13:00 Tavola rotonda
Intervengono: il Senatore Luciano Modica, gli Onorevoli
Mario Pepe e Domenico Volpini e il Dott. Rino Falcone
(Osservatorio sulla Ricerca)

13:00 - 14:00 Pranzo


Sessione proposte (parte seconda)

14:00 - 14:20 Roberto Perotti: La riforma Moratti: alcune buone idee,
ma mancano ancora incentivi e concorrenza

14:20 - 14:40 Libero Sesti Osseo: I riflessi della riforma didattica
sullo stato giuridico dei docenti e sulla ricerca: possibili
soluzioni

14:40 - 15:00 Nora Serafina Brambilla: DDL Moratti su stato giuridico e
reclutamento di professori e ricercatori universitari e
Direttive e Comunicazioni EC sulla ricerca, la professione
e la carriera dei ricercatori nello spazio europeo della
ricerca

15:00 - 15:20 Videoconferenza (collegamento con la Johns Hopkins
University, Baltimore, U.S.A)
Sandra Savaglio: Il punto di vista dei cervelli in fuga

15:20 - 15:40 Dibattito

15:40 - 16:00 Coffee break


Sessione proposte (parte terza)

16:00 - 16:20 Domenico Ferrari: Se improvvisamente la ricerca

16:20 - 16:40 Alessandro Figà Talamanca: Proposte per la riforma dello
stato giuridico dei docenti universitari

16:40 - 17:00 Walter Lacarbonara: L'impatto scientifico dell'Italia nel
contesto internazionale e la riforma dell'Università: quale
futuro?

17:00 - 17:20 Dibattito

17:20 - 17:30 Conclusioni
Chiara Petrioli (comitato organizzativo)
-----------------------------------------------------------------------------

Seminario nazionale sull'Università: otto proposte su ricerca e docenza
universitaria

Lista dei relatori


Domenico Ferrari
Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza;
Professor Emeritus of Computer Science presso l'Università della
California di Berkeley;
fondatore e il direttore del Centro di Ricerca sulle Applicazioni della
Telematica alle Organizzazioni e alla Società;
membro del "Gruppo 2003".

Alessandro Figà Talamanca
Dipartimento di Matematica dell'Università di Roma "La Sapienza";
membro del Comitato nazionale per la valutazione del sistema
universitario

Achille Giacometti
Dipartimento di Chimica Fisica dell'Università Ca' Foscari di Venezia;
membro della Marie Curie Fellowship Association.

Walter Lacarbonara
Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica dell'Università
degli Studi di Roma "La Sapienza";
membro del coordinamento dei docenti della Facoltà di Ingegneria.

Nino Luciani
Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell'Università di Bologna;
coordinatore del ``Gruppo di studio inter-associativo'' di Bologna.

Marco Merafina
Dipartimento di Fisica dell'Università degli Studi di Roma "La
Sapienza";
rappresentante Coordinamento Nazionale dei Ricercatori.

Augusto Palombini
Segretario dell'Associazione dei Dottori e Dottorandi di Ricerca
Italiani.

Roberto Perotti
Associate Professor presso la Columbia University.

Sandra Savaglio
Associate Research Scientist presso la Johns Hopkins University, Physics
and Astronomy Department;
membro della Associazione Scienziati Italiani all'Estero.

Libero Sesti Ossèo
Dipartimento di Ingegneria Chimica e Alimentare dell'Università di
Salerno;
membro del Coordinamento di Ateneo.

Paolo Sylos Labini
Economista e Professore Emerito presso l'Università di Roma "La
Sapienza".


Tavola rotonda

Rino Falcone
Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e membro
dell'Osservatorio della Ricerca

Senatore Luciano Modica
membro della Commissione istruzione pubblica del Senato ed ex presidente
della CRUI

Onorevole Mario Pepe
membro della Commissione giustizia della Camera dei Deputati
e relatore di maggioranza della legge sul riordino dello stato giuridico
dei professori universitari

Onorevole Domenico Volpini
Vice presidente della Commissione cultura della Camera dei Deputati


Daniele (Pescara)
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Immagino interessi tutti, percio' scusate la lunghezza di questo messaggio pieno di links molto utili che vi inoltro.
***************
Oggetto: "Consiglio Europeo delle Ricerche: incontro con il MIUR"
Da: "Appello ERC" <erc@dottorato.it>
Data: Lun, 13 Dicembre 2004, 11:40 am

Cari firmatari dell'"Appello per l'European Research Council",

ADI ed EURODOC vi ringraziano per il sostegno che avete accordato
all'iniziativa che abbiamo promosso. La scarsa informazione sull'ERC e lo
scarso dibattito pubblico ci hanno convinto della necessita' di questa
azione, e dell'opportunita' di continuare nel prossimo futuro a svolgere un
ruolo attivo di coordinamento.

A seguito del lancio dell'appello, il MIUR ci ha contattato, e ci ha
chiesto un incontro, di cui potete leggere il resoconto - comprensivo di
tutte le notizie che vi possiamo fornire - in calce a questo messaggio, o
piu' comodamente scaricando il testo dal nostro sito [1].

La petizione, che ha raggiunto le 2.500 firme in un paio di settimane, e'
stata citata in un passo di un articolo su Science [2], che riportiamo qui:
"Meanwhile, the Italian government has come under attack from its own
scientists for opposing the ERC. The Italian Academy of Sciences issued a
position paper supporting the ERC last month, pointing out that it had not
been consulted on the matter and calling the government’s position
“dangerous for the prestige of the Italian scientists in Europe.” In
addition, more than 2200 scientists have signed an online petition in favor
of the ERC launched by an association of young researchers."

A livello europeo, e' attivo da qualche tempo un cartello di Associazioni e
societa' disciplinari che sostengono la creazione dell'ERC, e con quale
stiamo mantenendo stretti contatti, l'ISE (Initiative for Science in Europe)
[3].

Come potete leggere dal Resoconto dell'incontro con il MIUR, l'attenzione
si sposta ora sull'attivita' della Commissione Europea nei prossimi mesi, e
sul ruolo dei Governi dei Paesi membri, che avranno la parola finale sul 7°
Programma Quadro. Torneremo quindi ad informarvi tempestivamente, e peraltro
ogni collaborazione e promozione di iniziative, anche pubbliche, e'
senz'altro possibile.

Nel frattempo, per chi lo desiderasse, ricordiamo che e' possibile
iscriversi all'ADI - in modo comodo [4].

Ringraziamo per l'attenzione e porgiamo distinti saluti,

ADI ed EURODOC


------------------


[1] http://www.dottorato.it/appello/Resoconto_MIUR.pdf

[2] SCIENCE POLICY: Europe Advances a Plan for Merit-Based Funding, Martin
Enserink, Science 3 December 2004: 1669,
http://www.sciencemag.org/cgi/reprint/306/5702/1669b.pdf .

[3] ISE web site: http://www.initiative-science-europe.org/ .

[4] ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani:
http://www.dottorato.it/campagnaiscrizioni/index.html .

____________________________________


- Resoconto dell’incontro sull’ERC con il MIUR dell’1/12/2004


Il giorno mercoledì 1 dicembre 2004 una delegazione ADI-EURODOC, composta
dal Segretario ADI Augusto Palombini e dal Presidente di EURODOC Renzo
Rubele, ha incontrato a Roma presso la sede del MIUR di Piazzale Kennedy il
Direttore Generale della Direzione per le Strategie e lo Sviluppo dell’
Internazionalizzazione della Ricerca scientifica e tecnologica Prof.
Alexander Tenenbaum e la sua collaboratrice dott.ssa Maria Lucia Pittalis –
si veda il rif.:
http://www.istruzione.it/organizzazione_new/dir_strategie.shtml

L’incontro è stato richiesto dal MIUR, al fine di pervenire, con un mutuo
scambio di informazioni ed opinioni, ad una più chiara comprensione della
posizione del Governo Italiano in merito all’istituzione del Consiglio
Europeo delle Ricerche (ERC), facendo seguito al lancio della campagna di
raccolta firme promossa dall’ADI sull’invito-appello di EURODOC.

Ricordiamo che la posizione sostanzialmente negativa dell’Italia era stata
resa pubblica con il Position Paper pubblicato il 20 settembre:
http://www.miur.it/UserFiles/1776.pdf ,
che rappresenta il contributo italiano al dibattito sul futuro della
politica europea della ricerca lanciato dalla Commissione Europea con la
Comunicazione “Science and technology, the key to Europe's future -
Guidelines for future European Union policy to support research”, COM (2004)
353: http://europa.eu.int/eur-lex/en/com/cnc/2004/com2004_0353en01.pdf .
Con tale Comunicazione la Commissione ha aperto le consultazioni sia con gli
stati membri che con la più ampia comunità scientifica europea per la
definizione degli obiettivi e della struttura del prossimo Programma Quadro
comunitario per la ricerca (il 7°), che dovrà essere poi formalmente
presentato al Parlamento e al Consiglio dei Ministri nel 2005. E, nel
Consiglio del 25-26 Novembre, tenutosi a Bruxelles, i Ministri erano
invitati a dare le prime linee generali alla Commissione – l’Agenda era
peraltro fitta anche di altri temi:
http://www.eu2004.nl/default.asp?CMS_ITEM=22D520DA96244C1D96A0C2D619080E63X1
X43716 .

La preoccupazione per lo scarso dibattito pubblico e la scarsa conoscenza
della posizione dell’Italia, in particolare sull’ERC, da parte dell’opinione
pubblica, anche quella interessata, ci aveva mosso a promuovere l’iniziativa
informativa e di raccolta firme, la quale, al momento del colloquio, era già
arrivata ad oltre 2.000 sottoscrizioni. Il colloquio è avvenuto peraltro a
valle dell’incontro ministeriale del 25-26/11, del quale erano quindi note
le conclusioni. Come non riportato dalla stampa italiana, il Consiglio ha
discusso come previsto l’argomento dell’ERC, e – stante la posizione
sostanzialmente contraria dall’Italia ed anche della Polonia – è stata
adottata una “conclusione della Presidenza” (più debole di una “posizione
del Consiglio”, al cui interno evidentemente non si è voluto registrare
numericamente in modo ufficiale con un voto la situazione). Questo il
resoconto disponibile:
“The Council debated the case for funding investigator-driven basic
research, with a view to supporting research in Europe so as to achieve the
highest level of excellence and creativity in research. European basic
research should achieve maximum visibility, by encouraging more competition
on the basis of excellence in a wide range of sectors and disciplines.
The Presidency invited the Commission to develop a new mechanism, as part of
its proposal of the Seventh Framework Programme (FP7), on the basis of
consultations with national authorities, the European scientific community
and national funding agencies. Such a mechanism should take into account a
number of principles such as scientific autonomy, complementarity with
national research systems, flexibility and user-friendliness.”

L’incontro, che è durato circa un ora, si è aperto con un lungo discorso di
Tenenbaum, che ha in larga parte ripercorso e parafrasato le argomentazioni
contenute nel Position Paper (pagg. 8-9).

Tenenbuam ha ricordato che la quota destinata alla ricerca nel bilancio
comunitario equivale al 5% di quella che gli Stati membri destinano alla
ricerca, sommando le varie quote nazionali. Si tratta quindi di una parte
piccola, di per sé, degli sforzi europei in questo settore. La destinazione
d’uso di questi fondi è però, secondo il Governo italiano, strettamente
legata agli obiettivi di competitività del sistema produttivo europeo, e
quindi non dev’essere slegata da una chiara visione delle applicazioni
concrete che aumentino la capacità competitiva dell’Unione. Abbiamo un grave
problema di sviluppo economico che va affrontato, altrimenti non ci saranno
fondi ne’ per la ricerca di base ne’ per quello applicata, in futuro.
Questo non implica che il Governo italiano sia contrario alla ricerca di
base, per la quale – secondo Tenenbaum – esistono attualmente numerosi
sforzi fatti sia a livello nazionale che internazionale. Si può dire, anzi,
che oggi la gran parte della ricerca universitaria italiana sia “di base” –
anche in eccesso rispetto ad una evidente necessità di raccordo con il
tessuto sociale ed industriale. In Europa, l’Italia finanzia già numerose
iniziative (intergovernative, NdS) rivolte alla ricerca di base, come il
CERN, l’EMBL, l’ESA, ecc. Cosa dovremmo fare? Togliere il finanziamento a
queste realtà per metterle a disposizione del costituendo ERC?
Nell’ambito del metodo comunitario va inoltre tenuto presente il principio
di sussidiarietà, e l’integrazione con i fondi nazionali già esistenti.
Secondo Tenenbaum per alcuni paesi (es. UK) l'assegnazione di fondi europei
crea (per motivi di regolamenti nazionali) un proporzionale venire meno dei
finanziamenti nazionali a quei gruppi. Di conseguenza questi finanziamenti
andrebbero più a che altro a sostituire fondi nazionali e non ci sarebbe più
sussidiarietà. Questo discorso si collega anche al fatto che l’istituendo
ERC, in base alle discussioni preliminari, avrebbe la facoltà di finanziare
anche gruppi nazionali (e non solo consorzi internazionali, come gli attuali
programmi dell’Unione), in base alla sola eccellenza. Ciò non e'
ragionevole: se un gruppo nazionale è di eccellenza ha già quasi sempre dei
finanziamenti nazionali.
Invece, si potrebbe pensare che qualche gruppo di ricerca non venga
finanziato con gli attuali meccanismi nazionali, e ci sia eventualmente l’
utilità di pensare ad un fondo – però ristretto, 100-200 milioni – dedicato
ad esempio ai giovani che fanno ricerca interdisciplinare, non pienamente
valorizzati attualmente.
Tenenbaum ha poi puntato l’indice contro il carattere fortemente
anti-Commissione della proposta: ad un incontro a Dublino all’inizio dell’
anno, la comunità scientifica, che sostiene l’iniziativa, avrebbe chiesto “i
soldi” ponendosi in esplicita opposizione ad ogni tipo di amministrazione da
parte della Direzione Generale della Ricerca di Bruxelles – questo con la
giustificazione di avere meno vincoli burocratici e più potere nella
predisposizione dei progetti. Ciò, secondo Tenenbaum, non ha senso:
innanzitutto l’argomento dell’alleggerimento burocratico deve valere per
tutte le discipline, non solo quelle di base, e poi bisogna tenere presente
che una direzione di scelta politica dei finanziamenti è sempre necessaria:
come si fa a confrontare un buon progetto di archeologia con uno di fisica
della materia? Gli scienziati stessi non possono: ne verrebbe che chi
dispone delle leve decisionali finirebbe col favorire i progetti che stanno
più vicino ai propri interessi, e si creerebbero delle discriminazioni o
lotte accademiche. E poi bisogna considerare l’ammontare dei fondi
disponibili: pur ingenti, non sarebbero in grado di evitare l’
oversubscription, e quindi dei criteri sarebbero comunque richiesti per
gestire nella pratica l’ERC. Anzi, se si va avanti in questa direzione, non
si vede proprio come si possa realizzare effettivamente questo progetto.
Secondo Tenenbaum, l’idea è stata promossa con il supporto di un ristretto
gruppo di persone e tutto il processo non risulterebbe ben legittimato
democraticamente (si intende che il potere e le decisioni democratiche sono
di competenza dei governi, NdS).
Ed infine, va ribadito che il denaro che si investirà in questa direzione
andrà necessariamente a sottrarsi a quello per la discipline e i progetti di
ricerca applicata, mentre per essere competitivi abbiamo un gran bisogno di
finanziamenti che abbiano ricadute e generino un ritorno in termini di
crescita della competitività.

Rubele ha ricordato innanzitutto i motivi che hanno portato a promuovere l’
iniziativa informativa dell’appello, citando anche – a supporto della
necessità del dibattito - la posizione assunta dall’Accademia dei Lincei:
http://www.dottorato.it/appello/Position_Paper_Lincei.doc
e la posizione della CRUI, come si evince ad esempio da:
http://www.crui.it/crui/newsletter_bxl/ottobre_04/ricerca_news6.htm
nonché i numerosi riscontri ottenuti da Società disciplinari, sindacati,
comunità scientifica ampia o “grass-root”, come si suol dire.

A questo punto Tenenbaum ha tenuto a ricordare come il MIUR avesse a suo
tempo avviato una consultazione con 120 soggetti istituzionali per redigere
il proprio position paper (senza per questo negare la responsabilità
politica del Governo italiano). La consultazione si può fare solo con i
vertici, non con la base. E l’Accademia dei Lincei era stata consultata, ma
a quanto pare “era in vacanza” nel periodo in questione. Ma non per questo l
’Accademia può dire di non essere stata consultata: il giorno prima (cioè il
30/11 NdS) c’è stato un incontro con il Presidente Prof. Conso, per chiarire
la posizione pubblica espressa nel position paper dell’Accademia, che è
anche uscita sui giornali – con un risalto e con una forma per cui il MIUR
ha ottenuto le scuse per quell’affermazione.
Circa la CRUI, Tenenbaum si è limitato a leggere il testo scritto nella
pagina web in questione, rilevando come la risposta data a suo tempo non
fosse proprio in netto disaccordo con il position paper del MIUR.

Rubele ha espresso quindi il merito del disaccordo con il MIUR sull’ERC. La
comunità scientifica internazionale si aspetta che i fondi per la ricerca
del bilancio comunitario (che è l’oggetto della discussione) siano aumentati
notevolmente – presumibilmente a (lieve) scapito dell’agricoltura, e quindi
ci si sta ponendo in un ottica di utilizzo di fondi aggiuntivi e non
sostitutivi di altre azioni.
Attualmente il Programma Quadro è strutturato per priorità tematiche che
sono in larga parte o society-driven (ambiente, salute) o industry-driven
(biotecnologie, nanotecnologie, infotecnologie), e che quindi non coprono l’
aspetto knowledge-driven, o “di base”, pur rilevante per l’Europa. Larga
parte dei ricercatori non può presentare progetti nel contesto dei bandi del
PQ, e si sente quindi esclusa dai canali di finanziamento europei. L’
obiettivo di comprendere tutta la ricerca nei piani dell’Unione viene visto
come un modo per dare corpo uno Spazio Europeo della Ricerca basato sull’
eccellenza, e d’altra parte il modello della National Science Foundation è
lì a testimoniare l’importanza di una agenzia di questo tipo.

Tenembaum è intervenuto ricordando come l’Unione Europea abbia delle
limitazioni nell’ambito della propria politica, e l’“ampliamento del
patrimonio della conoscenza” non appare fra quelli di competenza
comunitaria, proprio per il principio di sussidiarietà. Se si vuole
promuovere un movimento popolare, di intellettuali, che supporti questo
obiettivo egli può personalmente sottoscriverlo, ma allo stato attuale i
compiti dell’Unione in tema di ricerca sono compresi all’interno del
Consiglio “Competitività” – il nome è testimone.

Per Rubele non si intende qui disconoscere l’importanza della ricerca
applicata, ma si ricorda come anche nel recente rapporto di medio termine
sull’andamento della Strategia di Lisbona, il tema della ricerca di base e
dell’istituzione dell’ERC siano esplicitamente citati come punti concreti di
attuazione della politica dell’Unione nel più ampio contesto
economico-sociale. E cioè la stessa ricerca di base non è più vista
distaccata dal resto della ricerca proprio in attuazione di una politica
dell’Unione.

Palombini rileva che si ha l'impressione che molti degli argomenti citati,
anche degni di approfondimento, giustificherebbero un dibattito sulle
modalità di realizzazione dell'ERC e non un atteggiamento contrario alla sua
esistenza quale quello che si percepisce dal position paper italiano.
L'ampio confronto con la Comunità Scientifica sottolineato dal Ministero non
sembra tale visto che i soggetti - di una certa levatura - di cui noi
abbiamo riscontro hanno una posizione favorevole all'ERC, come la CRUI o
l'Accademia dei Lincei.
Inoltre c'è una divergenza di fondo. Il Ministero sostiene il valore della
ricerca di base solo se chiaramente finalizzata a ricadute applicative. Si
può al contrario osservare che, mentre per la ricerca applicata è opportuna
la scelta politica di priorità, il medesimo atteggiamento può essere
controproduttivo per la ricerca di base.
Molte scoperte applicative nella storia della scienza sono scaturite da
applicazioni ritardate di principi scaturiti dalla pura ricerca
“curiosity-driven”: Maxwell lavorò sull'elettromagnetismo senza immaginare
la radio, così come Von Neumann e Turing non immaginavano i prodotti di
Bill Gates, eppure nè la radio nè i processori sarebbero esistiti senza le
rispettive basi teoriche.
Quanto al fatto che tutte le discipline avrebbero bisogno di alleggerimento,
non appare un buon argomento criticare un progetto finalizzato alla ricerca
di base perchè non risolve i problemi di altri campi di ricerca.

La discussione è proseguita con un più serrato botta e risposta su vari
aspetti, variamente già ricordati in precedenza, e in particolare si è
ricavata la forte irritazione del Ministero per la scarsa considerazione
data agli argomenti del Governo italiano da parte dei partner europei. Non
sono state date delle risposte puntuali, ma solo generiche e non risolutive.
In qualche caso – ad esempio nel corso dell’incontro riservato fra la
Presidenza Olandese e il MIUR, svoltosi a Firenze il 2 Novembre – l’
interlocutore ha dovuto convenire della sensatezza di alcuni rilievi dell’
Italia. Anche qualche altro Paese come il Portogallo ha espresso valutazioni
di segno simile all’Italia. Inoltre, traspare l’insofferenza per l’
impressione che la Commissione stia andando avanti nel progetto “da sé”, ma
poi quando si dovrà arrivare al voto finale sul nuovo PQ, si dovrà vedere
(chi ha il potere, NdS). Ma non hanno le idee chiare neanche loro (a
Bruxelles). Che presentino un progetto definito. Epperò non si può ignorare
in questo modo il parere di un Governo di una grande Paese come l’Italia.
D’altra parte, la conclusione del Consiglio dei Ministri del 25-26 Novembre
non è forte, in quanto si cita “un meccanismo per il finanziamento della
ricerca di base” senza nominare “ERC”, e si tratta di un invito della
Presidenza e non del Consiglio alla Commissione.

L’incontro si è concluso con l’assicurazione che da ora in poi, nella lista
di Istituzioni accreditate per le consultazioni, faranno parte anche ADI ed
EURODOC.

Augusto Palombini (Segretario ADI)
Renzo Rubele (Presidente EURODOC)


Daniele (Pescara)
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