ciao,
io sono petrologo di estrazione, ma poi mi sono ricilato in molti modi. Negli ultimi anni ho fatto un sacco di lavori di quella che ora si chiama archeometria. Ci sono un sacco di cose da fare. ci lavorano fisici chimici e perchè no anche geologi. Per un geologo si tratta per lo più di caratterizzare materiali da costruzione naturali come rocce e minerali. Maniente vieta di applicare le stesse tecniche a materiali artificiali, come ceramiche o intonaci. Le metodologie sono fluorescienza, diffrattometria ma anche analisi di sexioni sottili o inrfrarossi FT. L'impressiono che ho avuto è questa: chi si occupa di beni culturali o restauro ha una preparazione classica, quindi completamente a digiuno di metodologie scientifiche. Questo significa che basta poco per essere apprezzati. Ricordo con gioia la faccia riconoscente di un architetto alla consegna di un diffrattogramma, sembrava che gli avessi dato un trattato scientifico in 60 volumi, e invece era solo un diffrattogramma. Le applicazioni poi possono essere ancora più varie. Si usano per esempio isotopi o elementi traccianti per risalire alle cave da dove sono ricavati i materiali utilizzati per le diverse costruzioni, per ricostruire scambi e vie commerciali dell'epoca. Poi c'è la geofisica per evidenziare strutture sotterranee, ma questa è un'altra storia.
Per quanto mi riguarda, io lavoro per l'università e quindi certilavori li prendiamo perchè commissionati da enti pubblici o altro. So però di alcuni miei colleghi che lavorano come consulenti per restauratori o quant'altro.
Una nota al termine. E' molto facile impressionare gente che non sa niente della materia e quindi fare la figura dei geni. allo stesso modo basta qualche errore, perdonabile da chi ne capisce qualcosa, per rovinarsi la reputazione. bisogna stupire ma anche fare un buon lavoro.
in bocca al lupo
Pino