poi, riguardo alla questione del 'palo', ribadisco il concetto:

qui nel nostro 'bel paese', la geologia, ma più in generale tutto ciò che ha a che vedere con l'ambiente, è estremamente trascurato sia in termini scientifici che economici, con le ovvie ripercussioni in termini di occupazione. ergo, ci sono più laureati di quelli che assorbe il mercato del lavoro, con alcune spiacevoli conseguenze tipo emigrazione forzata o 'svendita' delle prestazioni professionali, argomenti di cui si discute abbondantemente qui e altrove. la poca formazione pratica non c'entra niente, in italia non c'è lavoro comunque.

in altri paesi, meno 'belli' ma più seri, invece si 'viaggia' con altri concetti. cioè si *fanno* le cose che servono e/o che prescrivono le normative. e anche qui, ci sono le ovvie ripercussioni in termini di occupazione: ad es. in UK, come saprai, il numero di laureati in discipline geologiche/ambientali è *inferiore* a quello richiesto dal mercato del lavoro.

ai neolaureati che gli succede?

- in italia escono con una preparazione mediamente migliore, ma la maggioranza non accede nè alla carriera accademica, nè a quella professionale seria (cioè all'interno di studi/società dove poter progredire), è nn gli rimane altro da fare che aprire una partita iva e andare avanti con quello che sa, badando più a sbarcare il lunario che altro.

- in uk/usa etc, escono con preparazione mediamente inferiore, magari più pratica che altro (e questo non è sempre positivo secondo me), però poi siccome il lavoro c'è, ci pensa il mercato stesso alla formazione 'on the job', che è di alto livello, e (ovviamente) già retribuita.

la deduzione di quali siano le conseguenze di questa situazione, a medio-lungo termine, sullo stato del settore ambientale, e sullo stato (s.l.) degli addetti ai lavori è lasciata per esercizio durante le vacanze. wink