Personalmente ritengo che un laureato in geologia con indirizzo mineralogico prima di affrontare l'esame di stato che ha contenuti applicati debba fare un pò di tirocinio e avere un'idea di cosa sia la professione. Questo vale per tutti gli indirizzi comunque; infatti un neolaureato in geologia applicata sicuramente partirà leggermente avvantaggiato dal punto di vista teorico, ma entrambi non avranno acquisito un minimo di mentalità professionale, o meglio pratica, cosa che dovrebbe distinguere uno studente da un futuro geologo capace di muoversi da solo, autosufficiente. All'università difficilmente spiegano cosa sia una norma tecnica, un capitolato, quali siano i costi delle indagini...Purtroppo so di aver toccato un tasto dolente, e di non essermi spiegato troppo, in quanto l'argomento è vasto e delicato, ma bisognerebbe regolarizzare la tempistica, le modalità e quant'altro per l'esame di stato, altrimenti restano solo le alternative di levarlo o di differenziare la specializzazione. Penso che esso attualmente sia una cosa piuttosto aleatoria e fondamentalmente dipende dalla commissione...ho visto laureati da 110 e lode affrontare l'esame e superarlo mentre affermavano che per costruire una villetta su calcare avrebbero commissionato dei piezometri ed eseguito i relativi sondaggi...ho sentito di gente che per fare una stratigrafia avrebbero correlato gli SPT...che un palo "lavora" solo per attrito laterale...che avrebbero usato il GPR per trovare una superficie di distacco di una frana...molti si presentano all'esame senza aver mai visto una relazione, magari avendo fatto tutto altro (panettieri per esempio!!) e passano...studiando sui libri come se dovessero fare un esame qualsiasi...Ripeto comunque che le mie frasi iniziali non sono altro che un parere personale...pertanto (soldi a parte) tentar non nuoce e se non si ha la fortuna di trovare uno studio dove fare tirocinio resta soltanto di buttarsi sui testi specifici e sperare......