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#3343 28/10/2003 20:49
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Personalmente ritengo che un laureato in geologia con indirizzo mineralogico prima di affrontare l'esame di stato che ha contenuti applicati debba fare un pò di tirocinio e avere un'idea di cosa sia la professione. Questo vale per tutti gli indirizzi comunque; infatti un neolaureato in geologia applicata sicuramente partirà leggermente avvantaggiato dal punto di vista teorico, ma entrambi non avranno acquisito un minimo di mentalità professionale, o meglio pratica, cosa che dovrebbe distinguere uno studente da un futuro geologo capace di muoversi da solo, autosufficiente. All'università difficilmente spiegano cosa sia una norma tecnica, un capitolato, quali siano i costi delle indagini...Purtroppo so di aver toccato un tasto dolente, e di non essermi spiegato troppo, in quanto l'argomento è vasto e delicato, ma bisognerebbe regolarizzare la tempistica, le modalità e quant'altro per l'esame di stato, altrimenti restano solo le alternative di levarlo o di differenziare la specializzazione. Penso che esso attualmente sia una cosa piuttosto aleatoria e fondamentalmente dipende dalla commissione...ho visto laureati da 110 e lode affrontare l'esame e superarlo mentre affermavano che per costruire una villetta su calcare avrebbero commissionato dei piezometri ed eseguito i relativi sondaggi...ho sentito di gente che per fare una stratigrafia avrebbero correlato gli SPT...che un palo "lavora" solo per attrito laterale...che avrebbero usato il GPR per trovare una superficie di distacco di una frana...molti si presentano all'esame senza aver mai visto una relazione, magari avendo fatto tutto altro (panettieri per esempio!!) e passano...studiando sui libri come se dovessero fare un esame qualsiasi...Ripeto comunque che le mie frasi iniziali non sono altro che un parere personale...pertanto (soldi a parte) tentar non nuoce e se non si ha la fortuna di trovare uno studio dove fare tirocinio resta soltanto di buttarsi sui testi specifici e sperare......

#3344 29/10/2003 04:57
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Mii sono laureato anni orsono e sono tra quelli che si è battuto per l'aisttuzione dell'Ordine e quello che mi dispiace è che da allora le cose non è che siano molto cambiate.

Per quanto attine la nostra professione vi dico, per esperienza professinale, che dire indirizzo applicativo è dire praticamnente nulla.

Non è geologia applicata l'Idrogeologia? e la Geofisica?

Io mi occupo della progettazione di grandi opere infrastruturali e quindi sono specializzato in geotecnica e malgrado, avendo partecipato alla progettazione di grandi dighe, abbia anche una buona infarinatura sulla meccanica della circolazionede dei fluidi in sotterraneo, se mi capita un problema idrogeologico, mi rivolgo ad un Idrogeologo.

Non parliamo poi se si tratta di interpretare i dati di una campagna geoelettrica o geosismica, riesco a malapena a leggere ed in modo approssimativo un sondaggio elettrico, nei diagrammi dei profili sismici poi non ci capisco un tubo.

Qundi parafrasando la domanda della casa progettata da un ingegnere meccanico, impostereste una campagna di perforazioni per ricerca idrica su un'indagine geofisica fatta da un geotecnico?

Come vedete il termine geologia applicata è omnicomprensivo e abbraccia una serie di specializzazioni.

E' evidente che la riforma dell'assetto della nostra professione non può essere fatto da domani, ma va programmatopartendo dall'insegnamento universitario.

E non è affatto logico che chi esce dall'Università prima di essere iscritto all'Ordine debba affrontare un tirocinio (leggi sfruttamento) presso qualche struttura più o meno privata, non è affatto così per gli ingegneri.

Parlo con cognizione di causa, mia figlia è ingegnere chimico, ha fatto l'esame di abilitazione alla professione un mese dopo la laurea, il mese due mesi dopo progettava direttamente (anchese sotto il controllo finale di un ingegnere più anziano) parti di impianto, dopo 5 mesi era responsabile del montaggio di parte di un grande impianto chimico.

Naturalmente non può progettare edifici o opere civili, può solamente (avendo superato l'eseme di scienza delle costruzioni) villette a due piani, praticamente come un geometra.

Ragazzi se la nostra professione non si modernizza è destinata a sparire almeno per quello che rigaurda la parte applicativa, ve l'ho già detto andate a curiosare sul sito del Politecnico di Torino e capiret perché.

#3345 29/10/2003 09:52
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Caro VM, come sempre condivido molte delle cose che dici, tuttavia credo che tu abbia un po' estremizzato il ragionamento.
E' chiaro che il geologo che fosse chiamato a redigere uno studio per un'opera importante come una diga o una galleria, avrebbe da farsi il suo bell'esame di coscienza ed affidarsi a tecnici specifici laddove la sua preparzaione è carente. Ma per la maggiorparte di noi la professione è fatta di casette a due piani, un pozzo per il contadino, la fossa himoff, al limite se hai agganci ti occupi di qualche frana... E' chiaro quindi che per questioni più semplici delle tue, penso di essere in grado di gestire tanto una capagna di sondaggi geognostici e relative prove, quanto una campagna geofisica o una ricerca per acqua. Anche perchè visto che tutto ruota intorno al "quanto costa?" non credo che chiamerei un "luminare" per risolvere questioni che posso risolvere io e per le quali mi danno due soldi.....
Detto questo vorrei anche precisare che, rispetto ad uno che fa calcoli strutturali, la cui unica finalità è che la struttura stia su, e che grazie ad un software ti dice che ci vogliono 30 fi16 passo 10 senza che tu possa ribattere nulla, il geologo raramente si trova a poter esprimere un parere senza dover tener conto delle esigenze del committente, dell'ingegnere, dell'impresa, del tecnico comunale....e il tutto sempre con tempi strettissimi....per cui forse un po' di esperienza sul campo aiuta...almeno per sapere come cavarsela di fronte a situazioni di ordine squisitamente pratico.

P.S. se mi chiamano per una diga adesso so a chi rivolgermi per farmi dare una mano ;-)

#3346 29/10/2003 09:57
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per Rugge:
se in Italia uno le spara grosse al massimo corre il rischio di diventare Presidente del Consiglio...
Per i limiti professionali, si tratta solo di avere un pizzico di umiltà per saperli riconoscere...e darsi da fare per superarli o rivolgerci a chi ne sa più di noi....

#3347 29/10/2003 16:11
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Bravo Marco, grazie!
Qui in ufficio stanno ancora ridendo per la tua fantastica battuta! (era una battuta????)
Tornando seri, capisco anche cosa provi VM vedendo anni di professione denigrati e bistrattati a spese della Geologia, ma come dici giustamente tu, Marco, si lavora per pochi soldie sfido chiunque a smuovere geofisici, idrogeologi, geotecnici e quanti altri per costruire una palazzina....(era un esempio, non mi crocifiggete!!!).
L'esame di stato deve essere un traguardo che si raggiunge "naturalemente", ovvero ho acquisito esperienza e la so mettere in pratica. Invece c'e' gente che è più preoccupata della seduta dell'esame di stato che della seduta di tesi stessa!!!
Se poi non si vuole fare esperienza........
Saluti.


Rugge.
#3348 29/10/2003 22:06
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per VM, ti riferisci alla facoltà di geoingegneria?
Beh, è incredibile però il cambiameno dei punti di vista. Da una parte si dice che in tanti anni non è cambiato granchè tra i guai e le polemiche dei geologi, e siamo sempre qui.
Mentre da una parte pare che domani la nostra professione è destinata a soccombere, grazie ai nuovi professionisti di altri campi.
Non so più cosa pensare......

#3349 29/10/2003 22:27
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A me sembra tutto più semplice.

Stando alla mia esperienza personale non mi pare sia necessaria una grande specializzazione per impararare ad interpretare i log geoelettrici.

Nel lontano 1968 comperai uno strumento per tali prospezioni, riuscii a trovare l'indirizzo della casa editrice del famoso testo per l'intepretazione delle curve (scritto sia in spagnolo che in inglese, edito a Madrid) che riportava anche un gran numero di curve teoriche poi l'indirizzo dove acquistare il libro con le curve geoeletriche, senza spiegazioni, pubblicato in Olanda.

Nel 1973 seppi che esisteva in America uno strumento per la sismica a rifrazione a due canali, arabattandomi, riuscii ad avere l'indirizzo della Ditta, lo ordinai e lo andai a sdoganare a Linate (era il secondo che arrivava in Italia e non esisteva ancora una rappresentanza della ditta nel nostro paese ) e con il libretto allegato che spiegava come interpretare le dromocrone cominciai ad usarlo.

Appena seppi che esisteva il penetrometro dinamico leggero azionato a mano (ed usarlo era una fatica da forzati della Caienna) andai da un artigiano e me lo feci costruire, poi da una altro artigiano feci costruire un penetrometro statico e con il famoso Sanglerat alla mano (nota bene scritto in francese ed io avevo studiato inglese a scuola) imparai ad interpretare le penetrometrie.

Esclusa la strumentazone geofisica della cui esistenza ero venuto a conoscenza seguendo il corso di Fisica Terrestre di tutta l'altra strumentazione nessun corso universitario mi aveva mai informato nemmeno dell'esistenza ( mi sono Laureato a Modena e la facoltà era stata istituita lo stesso anno in cui mi iscrissi il 1958 !!).

Tutto questo per dire che quando c'è la passione per la propria professione non esistono ostacoli insormontabili.

Certo che dispiace constatare, stando ai vostri discorsi, come dopo 45 anni l'Università non fornisca una preparazione appena sufficiente ad esercitare la libera professione, al di là dell'assurdità dell'esame di stato, i cui esaminatori sono in maggioranza quelli che hanno già promosso in vari esami e nella seduta di laurea il candidato e dell'assurdità che un docente universitario venga a conoscenza dell'esistenza di un estrattore delle aste penetrometriche dinamiche leggere solo meno di una decina d'anni fa da uno studente che frequentava il mio studio !!!.

Ciao a tutti

Antonio Scaglioni

#3350 30/10/2003 05:23
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Caro Antonio sono solo parzialmente d'accordo con te.

Sono d'accprdo con il fatto che basta amare la propria professione e rimboccarsi le maniche per riuscire ad apprendere a fare, sono d'accordo nel fatto che un professionista debba sapere come si fa "tutto" e debba conoscere vantaggi e limiti di ogni tipo di indagine, non sono d'accordo nel fatto che debba fare il tuttologo.

L'interpretazione dei dati geofisici, ad es. non è una cosa che si impari sui libri, ma va appresa sul "campo" a fianco di prospettori e geofisici molto esperti, fattelo dire da qualcuno che ha lavorato fianco a fianco per anni con i geologi (dico geologi e non geofisici) della Schlunmberger.

Altro esempio, un conto è comprare od fabricare uno strumento tipo penetrometro ed un conto è imparare ad interpretare correttamente i dati.

Certo tutto si può fare da soli ed arrivare a fare le cose in maniera abbastanza corretta, del resto non credere io mis sono trovato nella tua stessa situazione, partecipando a creare da zero la sezione geotecnica dell'istituto di geologia a Roma.

Ti dirò però che ho veramente imparato dal momento in cui sono stato affiancato per una serie di progetti al vecchio prof. Arrigo Croce, ingegnere ma grande estimatore di noi geologi.

Per tornare all'argomento preparazione dei professionisti, quello che trovo assurdo è che dopo trenta anni i giovani si trovino nelle stesse nostre condizioni di partenza e che ne università né ordine si siano organizzati per modernixarsi.

Ed a proposito di università, per far capire quale è l'ambiente, il docente che si era dato da fare per creare dal nulla il settore geotecnico a Roma. fu chairamente rapidamente silurato.

#3351 30/10/2003 14:42
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Salve sono nuovo...del forum e per l'interesse ai quesiti posti desidero esprimervi un mio pensiero. La nostra natura è interdisciplinare, grazie ad essa si acquisisce una visione globale delle problematiche geologiche e naturali, non si può prescindere da essa per fare un ragionamento su cosa diventeremo e come faremo.... smile Ciò non significa che il geologo debba fare il tuttologo ma tanti amici con anni di esperienza sono in grado di risolvere problematiche geologiche in svariati settori di nostra competenza. Credo che questa natura sia un vantaggio poco valorizzato nel mondo professionale, dando spazio a complessi di inferiorita verso altri ordini... mad Sono d'accordo sulla necessità di "migliorare" alcune materie sul corso di laurea in direzioni più produttive per l'esercizio della professione, ma non dobbiamo dimenticare che il geologo rimane sempre un "ricercatore" anche quando fa il professionista; la doppia natura, quella della ricerca e quella professionale condiziona fortemente il corso degli studi, sbilanciando la didattica su una parte.. Ma una ulteriore riforma non deve essere contro o a favore del mondo accademico o del mondo professionale, si è sulla stessa barca laugh ! Intendo dire che una buona formazione accademica farà un buon professionista (e qui non scopro l'america), quello che manca è un continuo ed aggiornato adeguamento del Corso di studi con le esigenze del mercato, a cui dovrebbe attivamente interaggire l'ordine anche ai livelli di comunicazione legislativi. In questo caso la formazione interdisciplinare diventa una carta a favore che potrebbe farci interaggire in settori in cui siamo poco presenti. Il problema dei limiti professionali è forse solo dei geologi poichè non ne sento parlare dagli altri ordini professionali, forse c'è una forma di autoregolamentazione del singolo, saranno più seri..? cool


Il vero coraggio è come un aquilone, il vento contrario lo fa salire più in alto
#3352 04/11/2003 17:09
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VM permettimi una domanda: se all'università mi devono isegnare sia la geologia di base (bel mattone nel senso di volumi da studiare...), un poco di chimica di base (arricchita con noxzioni di matematica e fisica), un pizzico di paleontologia e di geofisica....per non parlare poi degli insegnamenti di indirizzo.....quanti anni devo stare in università????
E poi? cosa faccio se so usare S.E.M., T.E.M., microsonde varie, martelli perforatori, trivelle, tutti i tipi di stendimenti se non so perchè l'argilla rigonfia e la ghiaia no?????
Per esperianza diretta con ingengeri ambientali, ritengo che le "lacune" che i neolaureati hanno o possono avere , possono essere colmate con una dose di buona volontà, se si tratta solo di lacune tecniche come l'uso di strumenti, mentre le lacune teoriche portano allo "sputtanamento" (scusate l'eufemismo...) della categoria!
Saluti.


Rugge.
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