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Iscritto: Jun 2003
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OP
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Vi ringrazio per le risposte. La mia voleva essere, oltre che un legittimo sfogo, una testimonianza (ennesima) di quanto poco il geologo conta nella società e realtà italiana e quanto sia sempre più difficile, nonostante gli indubbi progressi fatti, essere riconosciuti “stabilmente” come figura professionale indispensabile nell’ambito delle progettazioni. Appena il mercato “geotecnico” si è fatto appetibile, l’ingegnere non si è fatto scappare (giustamente) l’occasione, riprendendo il totale controllo della situazione progettuale. Non sto qui a descrivere le loro relazioni per non fare polemica. La geologia (applicata alle progettazioni civili) senza la geotecnica “seria” il più delle volte non ha motivo di esistere, per cui il geologo è relegato come un “professionista” utile unicamente per scopi burocratici, qualora ovviamente la “pratica” debba passare il filtro di qualche ufficio competente. Di fatto negli studi professionali il geologo conta molto meno di un topografo o di un operatore CAD. Gli amministratori comunali e i responsabili di procedimento, poi, vedono la geologia come una specie di “tangente” da pagare, necessaria solamente per non rischiare di avere qualche problema un domani. Sino a quando non diverremo progettisti, saremo come “trasparenti”. E’ mai possibile che per un consolidamento di un versante dove sono previsti disgaggi, riprofilature e piantumazione l’unica figura professionale riconosciuta sia quella dell’ingegnere? E se devo fare una ripristino di un alveo (ripulitura e risagomatura)? Idem. Tempo addietro ci fu il boom delle cave, molti di noi non ne avevano mai vista una. Imparammo in brevissimo tempo. Via assicuro che i progetti più seri furono fatti da noi geologi.
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